Tute blu: è solo l’inizio se la deroga si fa regola il contratto non esiste più

08/09/2010

Quello di Federmeccanica è «un atto politico preciso, grave ed irresponsabile, perchè produce la rottura delle relazioni industriali democratiche in questo Paese». Dunque la risposta della Fiom non potrà che essere politica: «Nel comitato centrale discuteremo tutte le iniziative necessarie, valuteremo gli strumenti legali, organizzeremo una campagna di discussione tra tutti i lavoratori, ci batteremo anche nelle fabbriche, e la manifestazione del 16ottobre per la difesa dei diritti assumerà ulteriore importanza» assicura il segretario generale Maurizio Landini. La disdetta di Federmeccanica è una dichiarazione di guerra alla Fiom? «Piuttosto è una dichiarazione di guerra a tutti i lavoratori metalmeccanici, perchè si vuol far saltare il loro contratto nazionale lasciandoli privi di qualsiasi strumento di contrattazione, secondo il presupposto inaccettabile che le industrie possano funzionare ed essere competitive solo cancellando i loro diritti fondamentali ». Questa è la teoria del Lingotto. «Infatti non bisogna dimenticare che questa accelerazione di Federmeccanica nasce da un ultimatum della Fiat dopo la vicenda di Pomigliano. Ma se c’è un sindacato che firma gli accordi per la produttività e la competitività, e senza bisogno di deroghe al contratto, quello è la Fiom. Sfido le aziende metalmeccaniche a dimostrare il contrario». Da un punto di vista pratico, che cosa succederà adesso? «Per quanto ci riguarda, resta in vigore il contratto del 2008, firmato da tutte le organizzazioni sindacali ed approvato dai lavoratori metalmeccanici con un referendum. Il comitato centrale della Fiom discuterà anche di come, quando, e con quali contenuti presentare la piattaforma per il suo rinnovo. Invece vorrei chiedere a Fim e Uilm chi ha dato loro il mandato per cancellare il contratto nazionale». Domanda retorica. «La questione non riguarda solo i lavoratori metalmeccanici. Se la derogabilità diventa la regola, allora è chiaro che i contratti nazionali non esistono più. Un vero disastro per i lavoratori,ma anche per le imprese, che perderebbero un pungolo industriale verso la ricerca, la qualità e l’innovazione, e cadrebbero nella competizione al ribasso sul costo del lavoro».