Tute blu e commercio: un contratto triennale

31/05/2007
    giovedì 31 maggio 2007

    Pagina 33 – Economia

      Cisl e Uil pronte a discutere. Più fredda la Cgil di Epifani

        Tute blu e commercio:
        un contratto triennale
        sul modello degli statali

          Sangalli e Calearo: è la giusta direzione

            Enrico Marro

              ROMA — Ora che il governo ha ottenuto dai sindacati l’impegno ad allungare da due a tre anni la durata dei contratti dei dipendenti pubblici, anche le imprese private vogliono ottenere lo stesso risultato. E possibilmente subito, nonostante la contrarietà della Cgil di Guglielmo Epifani. La questione aleggia sul maggiore contratto dell’industria privata, quello dei metalmeccanici, e sul più importante contratto del terziario, quello del commercio. Dice il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli: «Sulla scorta di quanto deciso per il pubblico impiego, spero che si arrivi anche per il nostro contratto alla durata triennale».

              Per quanto riguarda Federmeccanica, che non ha mai digerito il modello contrattuale stabilito con l’accordo del luglio ’93, la biennalità del contratto è stata sempre nel mirino. Dice il presidente, Massimo Calearo: «La triennalità la vuole tutto il sistema delle imprese, non solo i metalmeccanici. Non si può vivere sempre in contrattazione. Per stare sul mercato dobbiamo pensare agli ordini, alla produttività e alla competizione».

              La trattativa sul contratto del commercio è già cominciata e per il biennio 2007-2008 i sindacati chiedono un aumento medio di 78 euro lordi. Il prossimo incontro è fissato per il 6 giugno. La trattativa dei metalmeccanici deve invece ancora partire. Proprio ieri si è concluso il referendum tra i lavoratori sulla piattaforma sindacale che chiede, per il biennio, aumenti medi di 117 euro più 30 euro per i lavoratori che non fanno la contrattazione integrativa. Calearo, che non vuole entrare nel merito del negoziato, anticipa però che intende stringere i tempi: «Entro giugno convocheremo i sindacati e alle loro proposte opporremo le nostre richieste. Non faremo certo come il governo con i dipendenti pubblici, che ha solo dato senza ottenere nulla in cambio. Ma lì ha prevalso un calcolo politico. Per noi è diverso: dobbiamo stare sul mercato e abbiamo bisogno di più flessibilità».

              Entrambe le vertenze si presentano lunghe e difficili. La distanza tra le parti è grande. Le trattative potranno entrare nel vivo solo in autunno, quando il tema della riforma del modello contrattuale potrebbe essere su un tavolo fra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Questo, almeno, è l’obiettivo anche di una parte del sindacato, Cisl in testa. La confederazione guidata da Raffaele Bonanni, come la Uil di Luigi Angeletti, è favorevole ad allungare da 2 a 3 anni la durata dei contratti, in cambio però della istituzionalizzazione del secondo livello di contrattazione (aziendale o territoriale). Ora anche il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che nel 2004 abbandonò il tavolo con la Confindustria quando l’associazione guidata da Luca di Montezemolo propose di discutere la riforma dell’accordo del luglio ’93, è pronto a discutere. Ma ponendo la solita condizione: prima bisogna chiudere i contratti in corso con le vecchie regole. E intanto Carlo Podda, leader della Funzione pubblica Cgil, avverte il governo che la triennalità non è gratis, ma si può fare solo se con la prossima Finanziaria vengono stanziati 7 miliardi di euro, quanti ne servirebbero per gli aumenti 2008-2010.