Tute blu, a un passo dall’accordo separato

15/10/2009

Non c’è ancora l’accordo separato sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Fim e Uilm ieri sera hanno respinto l’aumento salariale di 104 euro offerto da Federmeccanica. Un ritocco ritenuto insufficiente dai sindacati, che chiedevano 113 euro quando gli industriali ne mettevano sul piatto cento.
Oggi si riprende ma qualcosa dovrà cambiare perché si possa arrivare ad una firma. Per il segretario generale della Fim, Giuseppe Farina, quella degli industriali è una «proposta totalmente inadeguata. Abbiamo chiesto 113 euro e ci aspettiamo 113 euro e una rata significativa già dal primo gennaio 2010». Non solo. Qualche problema sembra esserci anche sull’aumento destinato ai lavoratori che non godono della contrattazione aziendale. Anche su questo punto, riprende il segretario Fim, «la loro proposta non va bene: offrono 10 euro contro i 30 che richiesti da noi. Se non cambiano profilo e atteggiamento – avverte – dovrò smentire che si possa arrivare ad una rapida conclusione. Federmeccanica dovrebbe tornare
al confronto con un documento definitivo sulla parte salariale, ma «deve fare un passo avanti», dice il segretario generale della Uilm, Tonino Regazzi: «Niente tira e molla, mi aspetto una controfferta responsabile». Gli industriali prendono tempo, «ci sono questioni da valutare, una trattativa è una trattativa», dice Roberto Santarelli, direttore generale dell’associazione, lasciando la sede di Confindustria.
All’incontro anche ieri ha partecipato come osservatore il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. Il sindacalista non entra nel merito della trattativa ma commenta l’incontro che Fim e Uilm avrebbero avuto in questi giorni con il ministro Sacconi. Giuseppe Farina e Tonino Regazzi sarebbero andati dal titolare del Welfare a chiedere la defiscalizzazione del fondo per il sostegno al reddito che dovrebbe essere affidato ad un ente bilaterale (cioè composto da sindacati e imprese). Si tratta di uno dei temi discussi in questi giorni di trattativa. Dice Landini: «Trovo la cosa paradossale. In questo momento in cui dovremmo chiedere al governo l’estensione della cassa integrazione, si chiede invece la defiscalizzazione di un fondo di sostegno che se va bene arriverà tra due anni e mezzo».
Nel giorno in cui tutti si aspettavano la firma del rinnovo è tornato a dire la sua anche Gianni Rinaldini, che della Fiom è il segretario generale. Il sindacalista ha ribadito i concetti già espressi venerdì allo sciopero nazionale delle tute blu Cgil.
Quello che si sta compiendo con l’accordo separato, ha detto Rinaldini, è «un atto distruttivo delle relazioni sociali». Quindi rivolto a Fim, Uilm e Federmeccanica, ha chiesto di sospendere le trattative. Come era prevedibile non ha ottenuto risposte, in compenso ha incassato l’appoggio dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, con cui ieri si è incontrato. Il sindacalista ha annunciato che non rispetterà le nuove regole sulla contrattazione e che a questo proposito la Fiom potrebbero aprire dei contenziosi legali. Nel frattempo però l’azione legale l’ha intrapresa nei confronti di Raffaele Bonanni, che si è visto recapitare una querela per diffamazione. Alla Fiom non sono andate giù le dichiarazioni rilasciate dal segretario Cisl al Messaggero sullo slogan («Fermiamoli ») usato dal sindacato nello sciopero di venerdì. Bonanni avrebbe detto che la Fiom «assume il linguaggio della delinquenza comune».