Turni massacranti e stipendi in picchiata, l’odissea della guardia giurata

02/03/2013

Subito la premessa: l’assalto odierno al furgone portavalori con tanto di far west nella semi-periferia romana rientra nella casistica della pura e cruda cronaca nera. Che poi abbia perso la vita un ex brigatista di Prima Linea nel vano tentativo di rubare la "mercanzia" a bordo aggiunge soltanto una nota di colore. Da qui solleticare una stretta correlazione tra un episodio di mera criminalità con le difficoltà del settore della vigilanza privata è esercizio di retorica.
Certo è che per capire lo strano ripetersi di questi episodi forse conviene fare luce su un settore occupa oltre 40mila addetti in tutta Italia, polverizzato in migliaia di piccole imprese spesso non al di sopra di cinque addetti. Qui – rileva Sabina Bigazzi, di Filcams Cgil – la maggiore criticità si riscontra nella logica (infinita) di appalti e subappalti costitutiva del comparto della vigilanza privata, in cui a trionfare sono le gare al massimo ribasso bandite da enti pubblici e private che tendono ad ammortizzare i costi spingendo sulla leva del prezzo.
Il corollario è che gli istituti di vigilanza per sopravvivere accettano ricavi minimi perché già esposti terribilmente sul fronte di fisco (da qui le molteplici pendenze con Equitalia) e su quello delle banche (il credito viene erogato sempre con maggiore difficoltà) così anche la scelta del personale riflette questo incredibile gioco al ribasso, che si concretizza anche in turni massacranti e paghe ridotte al lumicino.
Il resto lo fa spesso una formazione approssimativa degli addetti (basta non avere pendenze penali per riconvertirsi in guardia giurata e non ci sono corsi di formazione ad hoc, tanto che l’esperienza la si finisce per fare sul campo) e una sorta di rimpallo delle responsabilità tra le prefetture (assoggettate al controllo del ministero degli Interni) e le imprese medesime tenute a osservare il Testo Unico per la Pubblica Sicurezza.
Qui il richiamo fondamentale è la necessità di un coordinamento da parte degli istituti di vigilanza con le centrali operative delle forze dell’ordine, ma capita sovente che molte imprese licenziatarie siano sprovviste di tale requisito. Di più – dice la Bigazzi – al Sud il settore è spesso oggetto di infiltrazioni mafiose, tanta è la vischiosità di un settore in cui l’arma è di ordinanza, anche se utilizzata solo per legittima difesa.
Ecco perché la categoria ad hoc della Filcams Cgil lancia l’allarme per un costo del lavoro sacrificato sull’altare della sopravvivenza, che finisce gioco-forza per favorire le intenzioni illecite e criminali. Del resto anche le istituzioni sembrano latitare visto che sul fronte della formazione resta su carta un decreto ministeriale che dovrebbe regolarizzare l’iter di accesso alla professione.