Turisti per truffa

25/10/2004


                      N.43 del 28 ottobre 2004

                                Attualità
                                 
                                Turisti per truffa
                                 
                                In dirittura d’arrivo l’indagine sul matrimonio fallito tra Cit e Tanzi. Con pesanti accuse. E indagati eccellenti
                                 
                                di Marco Lillo

                                La Procura di Roma batte il primo colpo sul fronte Parmalat. L’indagine riguarda la Cit, la società turistica delle Ferrovie che si doveva fondere con il gruppo Tanzi nel 1996. Quel matrimonio, sciolto per il bene delle casse pubbliche prima di essere consumato, è stato il primo scricchiolio del crack che nessuno volle ascoltare.

                                L’indagine è agli sgoccioli: il pm Pier Filippo Laviani ha pronti gli avvisi di chiusura e a ‘L’espresso’ risulta che tra gli indagati per cui si profila una possibile richiesta di rinvio a giudizio per truffa ci sono Lorenzo Necci, ex amministratore delle Ferrovie, e Calisto Tanzi. Tra i 20 indagati spicca poi l’ex generale della Guardia di Finanza Vinicio Biscaglia, amministratore della holding di Tanzi Vacanze Vip Spa. Biscaglia è stato già rinviato a giudizio per false comunicazioni e violazione delle norme tributarie. Ora è indagato per truffa ma è stato confermato nel posto delicato di Garante del contribuente per il Lazio fino al 2009.

                                Tra gli indagati per truffa troviamo anche gli uomini che seguivano gli affari romani di Tanzi come Ernesto e Giuseppe Fioravanti, Romano Bernardoni, Nicola Catelli e Pasquale Cavaterra. Ma anche il partner della società di revisione Arthur Andersen, Carlo Artusi. Indagato anche Stefano Della Pietra, l’albergatore amico di Ciriaco De Mita che a un certo punto lasciò il suo posto di consigliere della joint-venture Tanzi-Fs, in polemica col socio privato. Secondo l’accusa, in qualità di amministratori delle società coinvolte, tutti avrebbero concorso a creare le condizioni per scaricare sul partner pubblico delle Fs i debiti privati di Tanzi. Per l’ex presidente della Cit, Carlo Molé, invece, l’ipotesi di reato è corruzione. Avrebbe incassato i proventi della vendita delle azioni Cit che gli furono assegnate.

                                Il progetto Ecp, come si chiamava il matrimonio tra Tanzi e le Ferrovie, nasce nel 1996 quando le società turistiche di Collecchio non si chiamavano ancora Parmatour, ma erano già il buco nero del gruppo, indebitate per un centinaio di miliardi, in buona parte verso il gruppo Banca di Roma. Le società vennero così fatte confluire nella Ecp Spa insieme a 55 agenzie della Cit, allora in mano alle Fs. Tanzi e Ferrovie erano soci paritari mentre la Banca di Roma aveva un consigliere e una piccola quota del 2 per cento. La valutazione della dote portata dai due soci è stata determinante per favorire Tanzi e fu effettuata dalla Arthur Andersen di Carlo Artusi per poi essere solo recepita dal perito Emanuele D’Innella. Grazie a quella stima Tanzi riusciva a scaricare i suoi debiti senza tirare fuori una lira e si ritrovava socio delle Ferrovie e vero dominus dell’alleanza. La stangata fu sventata grazie al consigliere delle Ferrovie in Ecp: Roberto Cetera, che si dimise denunciando lo scandalo al segreterio del ministro Claudio Burlando.

                                La svolta dell’inchiesta arriva invece nel 2000, quando se ne occupa il Gico della Guardia di Finanza di Roma. Agli atti c’è un documento impressionante: la lettera di dimissioni di Roberto Cetera. Vi si legge: "Sorprendono i valori di avviamento attribuiti ai cespiti ex Cit ed ex Itc & P (la capofila di Tanzi, ndr) e inispecie la differenza tra detti valori. Mentre infatti per le 56 agenzie della Cit Viaggi e per il loro avviamento commerciale comprensivo di un marchio di settantennale conoscenza quale quello ‘Cit’ è stato attribuito un valore di 33 miliardi, al solo avviamento dei cespiti della Itc & P è stato attribuito un valore di 181 miliardi di lire. Tale disparità non può che ingenerare dei dubbi (…) in tal senso ho potuto accertare che fu redatta una perizia in cui l’esperto, contrariamente a quanto avviene normalmente, ha svolto una mera operazione aritmetica recependo acriticamente i valori e i criteri estimativi comunicatigli dalle parti (…) non comprendo pertanto per quale motivo sia stata richiesta e pagata una perizia del genere se non per conferire una facciata di legittimità alla procedura di determinazione dei valori di cessione. Tali poste attive, inoltre, nel caso di Itc & P sono state controbilanciate da un’esposizione debitoria di circa 230 miliardi di lire di cui la Ecp ha dovuto farsi immediatamente carico". Cetera indirizzò la sua lettera anche ai vertici delle Ferrovie appena nominati, Fulvio Conti e Giancarlo Cimoli. Ma non ebbe risposta. Era il 31 gennaio del 1997. Sette anni prima del crack Parmalat.