Turisti attenti, Roma vi spenna

28/07/2006

    venerd� 28 luglio 2006

      Pagina 14 – Cronache

        LA DENUNCIA IL �NEW YORK TIMES� LANCIA ACCUSE AL VETRIOLO: �CARI TURISTI, PREPARATEVI A SUBIRE TRUFFE DI OGNI GENERE�

          Turisti attenti, Roma vi spenna

            Andrea Gagliardi

            ROMA
            Roma citt� dei turisti spennati e truffati, costretti a pagare tre dollari un cappuccino o a mangiare spaghetti al sugo allungato con acqua. Non � la boutade di un qualche tabloid scandalistico tedesco in odore di vendetta per la sconfitta della Germania ai mondiali di calcio. E’ la denuncia dell’autorevole New York Times che in una corrispondenza dalla capitale parla di microtruffe dei ristoratori, �ripetute in ogni giorno e in ogni ora�. �Quando siete a Roma – avverte i suoi concittadini il quotidiano americano – preparatevi a pagare come un turista (il termine � lasciato in italiano nel testo, ndr)�, ossia a subire quella che in dialetto romanesco si chiama �sola�. Sistematica.

              Il New York Times � alla prima uscita di questo tipo. Finora aveva sempre riservato un trattamento cortese alla capitale italiana, dedicando quest’inverno uno sperticato elogio al carciofo alla romana ed appena tre giorni fa una favorevole inchiesta sul mondo della moda. Eppure sull’accoglienza dei viaggiatori stranieri le critiche sono al vetriolo. �Sfruttare i turisti non � una sorpresa, qui come ovunque nel mondo – si legge sempre sul giornale – ma anche gli stranieri residenti affermano che i romani hanno tutto un gusto particolare� a riguardo. Si tratta solo di conferme. �Ogni viaggiatore che capita a Roma – continua l’articolo – si rende conto che gli italiani non pagano tre dollari per un minuscolo cappuccino, o quattro per un cestello di pane che nessuno ha ordinato� o �40 centesimi extra per un caff�. Non solo. A finire nel mirino � addirittura �la sostituzione degli ingredienti originali con altri di qualit� inferiore�. Quest’ultimo fatto irrita particolarmente il corrispondente americano, che sciorina vari esempi: �Si va dall’acqua aggiunta nel sugo di pomodoro all’uso di pasta precotta a quello di ingredienti vecchi di giorni�. E il trucco sarebbe tutto racchiuso in un gesto: �Se il cameriere lancia l’ordinazione di un piatto di amatriciana con un certo tono, si capisce che � per un turista e quindi spetta alla cucina prepararlo risparmiando sulle spese�. Un comportamento questo che sarebbe confermato anche dai ristoratori, �nei loro momenti di candore�.

                Eppure in molti non si riconoscono affatto in questo quadro a tinte fosche. Pasquale, uno dei titolari di �Sacro e Profano�, noto ristorante a due passi da Fontana di Trevi, frequentatissimo da turisti americani, reagisce indignato. �Teniamo molto alla nostra clientela – dice – che � fatta soprattutto di stranieri. E teniamo alla genuinit� dei nostri prodotti. Io poi ho vissuto tanti anni negli Usa, e a truffare gli americani non ci penserei mai�. Maria Pia Garavaglia, vicesindaco di Roma con delega al turismo � perplessa e amareggiata. �Denunce come queste – dice convinta – andrebbero circostanziate meglio per consentirci di verificare e perseguire i casi di truffa�. La vicesindaco non esclude che ci siano i casi di �mele marce� tra i ristoratori, ma rifiuta le generalizzazioni che �penalizzano un settore prezioso come quello del turismo, in costante crescita, e gettano discredito sull’intera citt�. Di fronte all’autorevolezza del quotidiano da cui � partita la denuncia per� la Garavaglia non si tira indietro e avverte: �Chieder� ai rappresenati di categoria di organizzare controlli per individuare e isolare i disonesti e dar� disposizioni affinch� nei punti turistici i numeri di carabinieri e Guardia di Finanza possano essere utilizzati non solo per le emergenze ma anche per denunciare le truffe�. E a sorpresa le associazioni dei consumatori intervengono a difesa dei commercianti. Paolo Landi, presidente dell’Adiconsum, ridimensiona il fenomeno e taglia corto: �Roma non � la citt� delle truffe sistematiche agli stranieri. Articoli come quelli del New York Times non corrispondono alla realt�