Turisti americani via dall’Europa

19/03/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
066, pag. 14 del 19/3/2003
1) Turisti americani via dall’Europa di Andrea G. Lovelock
2) Federturismo guarda al futuro
3) Omt cauta sul dopo-conflitto di Andrea G. Lovelock

di Andrea G. Lovelock
L’allarme viene dall’Enit, che punta sui mercati emergenti, come Cina, India e Australia.
Turisti americani via dall’Europa

Per i timori del dopo guerra all’Iraq e di atti di terrorismo

Di certo gli oltre 3,2 milioni di turisti nordamericani che hanno visitato l’Italia lo scorso anno, ce li sogneremo: nel 2003 saranno molti, ma molti di meno. Lo aveva paventato già il presidente dell’Enit, Amedeo Ottaviani, alcuni giorni fa: ´Se precipita la situazione in Iraq’, aveva stigmatizzato Ottaviani, ´perderemo significative quote del nostro incoming dal bacino Usa’. A oggi no-comment dai call center attivi presso l’Enit, che comunque, a giorni, dovrebbero fornire un primo quadro della situazione per consentire all’ente una pronta reazione operativa. Negli States, a giudicare dalle news che passano sui siti dell’Asta, l’associazione tour operator, e della Travel industry association, si respira aria pesante perché tutte le indagini a campione sui progetti di viaggio all’estero degli statunitensi nella stagione estiva segnano rosso fisso sull’Europa e ovviamente sull’Italia. Cali previsti dal 25 al 35% nel primo semestre, che potrebbero provocare un buco di oltre 3 milioni di pernottamenti made in Usa per le nostre strutture ricettive, esattamente il doppio di quanto era stato purtroppo certificato nel 2002. La stessa Ata, Air transport association, ha previsto un calo dell’8% nei viaggi aerei, oltre 2.200 cancellazioni di volo e 70 mila posti di lavoro a rischio nella sola aviazione commerciale.

Ma per tornare all’incoming, l’imperativo è trovare alternative, reagire. ´Diventano improrogabili l’orientamento dei nostri sforzi promozionali e il lavoro dei ricettivisti verso mercati emergenti e alternativi’, aveva sostenuto sempre Ottaviani agli inizi di marzo, a Bit conclusa, ´dando priorità ai nuovi presidi Enit in Cina, India e Australia. Dalla Repubblica cinese, in particolare, gli oltre 324 mila arrivi del 2002, pari a uno share del 4% sul totale dei viaggi esteri dei cinesi (circa 10 milioni), rappresentano un buon punto di partenza per implementare il traffico da Pechino verso la penisola; così come per l’India, che ha un potenziale di oltre 5 milioni di viaggiatori all’estero e il nostro share è di appena il 6% (138 mila arrivi). Altro universo inesplorato è l’Australia, mentre per la Russia si prevede un’inevitabile stagnazione dell’incoming, a causa della crisi economica. Tempestività sembra dunque essere la parola d’ordine per Enit e operatori incoming italiani, che hanno chiuso il primo trimestre 2003 con la certezza di un dato negativo: il bacino di traffico nordamericano è in caduta libera. ´Non siamo al palese antiamericanismo’, ha sostenuto Richard Copland, chief executive dell’Asta, l’associazione che raggruppa oltre 20 mila adv americane, ´ma un nostro viaggiatore, come tutti gli altri, quando soggiorna pretende relax e massima sicurezza’. Quasi a dire che l’atmosfera che si è creata intorno agli ospiti a stelle e strisce non è più quella idilliaca del passato e, allora, tanto vale disertare il Vecchio continente.

Federturismo guarda al futuro

Il mondo del turismo ha saputo dimostrare le sue capacità di tenuta e di recupero dopo la grave crisi che aveva colpito le attività turistiche in tutto il mondo a seguito della tragedia dell’11 settembre 2001 e saprà fare altrettanto all’indomani della conclusione del conflitto in Iraq: è quanto risulta dalle prime indicazioni di Federturismo/ Confindustria sulla base dei dati consuntivi del 2002 sul turismo mondiale pubblicati dalla World tourism organization (Wto). In un quadro sicuramente problematico, l’Italia conserva il suo 4° posto nella classifica dei primi cinque paesi destinatari di flussi turistici, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti, e prima della Cina, che è in crescita.

L’industria italiana del turismo fattura circa 80 miliardi di euro l’anno, contribuisce per il 6% al pil e presenta un saldo positivo della bilancia dei pagamenti turistici pari a 13 miliardi di euro l’anno.



di Andrea G. Lovelock

Omt cauta sul dopo-conflitto

Dall’Omt, Organizzazione mondiale del turismo, arriva un laconico commento, alla vigilia di una guerra ormai sicura, espresso da Rok Klancnik, responsabile stampa dell’organizzazione, raggiunto telefonicamente. ´La nostra organizzazione è riluttante a fare previsioni e non intende azzardare ipotesi, anche perché il momento è drammatico, per tutti. Abbiamo già lavorato a un piano di rilancio del turismo nella regione del Middle east, che già lo scorso anno aveva fatto registrare un -3% nel volume di traffico turistico, attestatosi intorno ai 22,6 milioni di arrivi. Siamo pronti ad applicarlo non appena sarà conclusa la parentesi drammatica, che sta vivendo il mondo intero. Al momento, tutto è bloccato’.

Erano state fin troppo eloquenti anche le riflessioni del segretario generale dell’Omt, Francesco Frangialli, esposte recentemente all’Itb di Berlino, con le quali manifestava ´profondo disagio nel parlare di turismo, che è industria di pace, con i venti di guerra e l’ombra di migliaia di bombe, che allontanano la serenità nel mondo. Non c’è nulla di buono in tutto questo e il comparto rischia uno stop traumatico. Difficile esprimere ottimismo in simili condizioni psicologiche. Tutti gli operatori si augurano che questo incubo passi in fretta, ma è quello che verrà dopo a creare inquietudine’.

Secondo un esperto dell’Omt, comunque, è prevedibile che, nel primo semestre di quest’anno, il bilancio del turismo internazionale si chiuda con un calo nel movimento di viaggiatori pari al 25-30%, solo in parte recuperabile nella seconda metà dell’anno e sempre che si sia conclusa la vicenda Iraq e non ci siano nuovi contraccolpi come nuovi attentati terroristici.