Turismo: una crisi sottovalutata

22/06/2005
      del lunedì

    lunedì 20 giugno 2005

      PRIMA – pagina 1/2

        UNA CRISI SOTTOVALUTATA

          VINCENZO CHIERCHIA

            L’industria italiana delle vacanze è in crisi. E su questa affermazione vi sono oggi pochi dubbi. Le presenze di turisti stranieri calano. Nessuna meraviglia che la Cina ci abbia scavalcato tra i top mondiali e tra un po’ ci supererà anche Hong Kong da sola. Intanto gli italiani tagliano la spesa per le vacanze. Gli hotel sono in affanno (in 4 anni hanno perso 3,5 miliardi di ricavi) e diversi tour operator fronteggiano pesanti difficoltà finanziarie. Le banche sono oggi le vere protagoniste del business turistico.

              La destinazione Italia perde quota sui mercati internazionali per mancanza di una promozione adeguata. Negli ultimi anni il budget dell’Enit, l’ente per la promozione all’estero, è stato azzerato. Le Regioni hanno messo in campo iniziative autonome, ognuna per proprio conto. Risultato: tanta confusione, battaglie fra località contigue, a volta ridicole, nessun coordinamento.

              L’inchiesta sul campo del Sole 24 Ore del lunedì dimostra, dal punto di vista di una famiglia media, quanto vistose siano le sacche di inefficienza del sistema turistico.

              Il turismo balneare rappresenta, in media, il 40% del totale. Le località di mare soffrono, da anni s’odono cahiérs de doléance da più parti, eppure proprio le destinazioni balneari risultano oggi le meno efficienti a rispondere alle semplici richieste di una famiglia media.

              Ci si domanda come sia possibile pensare al rilancio dell’industria delle vacanze senza che i centri marittimi brillino per efficienza. Le località greche o spagnole sono in genere efficienti e agguerrite. Ci si può meravigliare del loro successo? Meno male che la montagna si difende bene. Ma la montagna conta solo per il 20% in media.

              Se il settore turistico soffre in Italia è a causa — lamentano gli operatori — di una cronica sottovalutazione, a livello nazionale e locale. L’Iva in Italia è più alta rispetto a Francia e Spagna e i nostri prezzi sono percepiti come poco competitivi verso le destinazioni emergenti. Però le Regioni hanno a disposizione risorse per circa un miliardo l’anno che vengono dilapidate invece di essere impiegate per rafforzare il sistema di base. Entro il 2006 sono a disposizione circa 14 miliardi di euro tra fondi nazionali e Ue, ma l’efficacia della spesa, frammentata in 13mila soggetti, è minima.

              Insomma, la risposta degli enti turistici locali, nell’ambito dell’inchiesta del Sole 24 Ore del lunedì, è un po’ lo specchio del malessere generalizzato del sistema, condito con indifferenza e inefficienza.
              Certo qualcosa sta cambiando, ma i frutti si vedranno più avanti. A partire dalle esperienze pubblico privato al Sud.

              Con il decreto competitività l’Enit sta diventando Agenzia per il turismo, dovrebbe essere costituito il Comitato nazionale di settore, un organo di indirizzo strategico con la partecipazione di vari ministri accanto a Regioni e rappresentati delle imprese. È previsto anche un megaportale Internet.

              Può essere una svolta, oppure l’ennesima occasione mancata, condita in salsa simil francese. Per recuperare slancio occorre che si modernizzi l’intero sistema dell’offerta turistica, dalle infrastrutture ai servizi agli enti territoriali. Numerose località, anche celebri, stanno via via perdendo interesse. La rete ricettiva è troppo frammentata: 34mila alberghi, ma le catene contano per il 4% al massimo e non ci sono realtà italiane leader in campo internazionale.

                Insomma, sul turismo si gioca una sfida davvero dura, visto che sono tanti i Paesi che investono massicciamente su questo fronte. E quest’anno difendere le posizioni sarà già una vittoria.