Turismo: Tutti giurano di voler fare sistema, ma poi ciascuno rivendica autonomia

23/09/2004

        ItaliaOggi  - Turismo
        Numero
        227, pag. 13 del 22/9/2004

        Tutti giurano di voler fare sistema, ma poi ciascuno rivendica autonomia

        di Gavino Maresu

        La Conferenza del turismo di Genova ha messo a nudo i vari nodi e vincoli che legano da troppo tempo il turismo italiano, anche se non ha dato ricette per scioglierli definitivamente e per consentirgli di assumere la leadership mondiale che le sue potenzialità e risorse sarebbero in grado di garantirgli. O meglio, ne sono state suggerite molte ma i protagonisti della Conferenza di Genova, governo, regioni, Enit, operatori turistici, enti locali, hanno preferito insistere sulle loro personali soluzioni, nonostante tutti abbiano usato e abusato della formula magica del ´fare sistema’. È però emerso, alla fine, che tutti pensano di fare sistema da soli, a iniziare dalle regioni, che hanno ribadito con forza la loro totale ed esclusiva competenza in materia di politiche del turismo.

        Il governo, da parte sua, ha espresso una serie di idee. Il ministro Marzano ha debolmente fatto capire che la prevista abolizione della Direzione generale del turismo forse non si attuerà, anche se si è autodefinito in possesso di una ´delega sbiadita’ (sic!) in materia di turismo. Il ministro Urso, che ha la delega al commercio estero, ha imputato la scarsa competitività sui mercati internazionali della nostra offerta turistica alla ´forza dell’euro’, dimenticandosi che anche i nostri più importanti competitori in Europa, Francia e Spagna, usano la nostra stessa moneta. Ha comunque annunciato che verrà introdotta, nella cosiddetta legge sulla devolution, una leggera modifica all’articolo 117 della Costituzione, che demanda allo stato la ´Promozione del sistema paese’. Sul piano delle politiche di marketing ha parlato dell’Agenzia nazionale per il turismo con la partecipazione delle regioni e delle associazioni degli imprenditori, dotata di risorse proprie.

        L’Enit è stato comunque tenuto costantemente sotto tiro da quasi tutti. Il suo presidente, Amedeo Ottaviani, ha però deciso di non farsi impallinare, esibendo cifre, progetti realizzati in sinergia con le regioni e gli imprenditori, e rivendicando il ruolo fondamentale svolto in questi anni, nonostante l’inadeguatezza dei fondi che gli ha destinato il governo. Quasi tutti hanno addossato all’Enit le déb cle e la perdita di posizioni sui mercati internazionali (anche questa comunque tutta da dimostrare) da parte della nostra offerta turistica.

        È grave che ciò sia stato fatto dalle regioni, perché la competitività non si acquisisce con l’immagine o con le attività di promozione, ma con le politiche di sviluppo e riqualificazione di territori, salvaguardando però l’immagine unitaria dell’Italia turistica. Tra i componenti delle filiere rientrano anche comuni, province, che sono alla base delle politiche di valorizzazione dei territori, e che invece le regioni paiono considerare come semplici soggetti passivi di deleghe.

        Sempre le regioni hanno imputato allo stato la totale assenza di una ´politica nazionale per il turismo’ a livello di infrastrutture, di fiscalità, di trasferimenti per le politiche di sviluppo dei sistemi turistici locali, di beni culturali e ambientali. Queste politiche però si realizzano solo se all’interno del governo c’è qualcuno che porti avanti le istanze del settore, e cioè un ministero per le politiche turistiche, come richiesto ufficialmente in conferenza da Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, cosa che ovviamente ha fatto sobbalzare compatte le regioni, che paventano un’invasione di campo.

        La conferenza comunque è stata un successo sia sul piano delle idee sia su quello logistico-organizzativo, grazie soprattutto all’infaticabile Gianni Plinio, assessore al turismo della Liguria. Ora però bisogna che tutti finalmente si decidano a rinunciare a qualcosa, se si vuole che le parole d’ordine ´fare sistema’ si traducano in contenuti e fatti concreti. Le rivendicazioni corporative e di principio fanno solo del male ulteriore al nostro sistema turistico. (riproduzione riservata)