Turismo, Tanzi accusa De Mita e Burlando

23/03/2005

    mercoledì 23 marzo 2005

      L’esponente ds: estraneo ai fatti
      Turismo, Tanzi accusa De Mita e Burlando
      Gli atti sull’accordo per la vendita della società turistica al Tribunale dei ministri

      Flavio Haver

        ROMA – Quando il suo gruppo era in ascesa costante, il piano prevedeva anche la creazione della maggiore holding turistica italiana. Calisto Tanzi puntava ad una joint venture che riunisse la Cit, società delle Ferrovie dello Stato, e alcune aziende da lui controllate che all’epoca cominciavano però ad avere difficoltà economiche. Il progetto da centinaia di miliardi di lire, coltivato tra il ’95 e il ’96, fu definitivamente bocciato sotto il governo di Romano Prodi, qualche mese dopo l’insediamento a Palazzo Chigi. Ma per quell’operazione finanziaria in cui la Procura di Roma ha già concluso un primo filone d’inchiesta con una ventina di richieste di rinvio a giudizio per truffa e reati societari, i magistrati hanno chiesto ora il conto anche a chi all’epoca aveva in mano le leve per scegliere se mandarla avanti o bloccarla subito: gli atti con le posizioni dell’allora ministro dei Trasporti e attuale candidato centrosinistra alla Regione Liguria, Claudio Burlando, dell’ex Presidente del consiglio e adesso coordinatore della Margherita in Campania Ciriaco De Mita, dell’ex amministratore delegato delle Fs Lorenzo Necci e dello stesso Tanzi sono stati trasmessi dal pm Pierfilippo Laviani al Tribunale dei ministri con la richiesta di approfondire alcuni aspetti della vicenda.

          La decisione del magistrato ha immediatamente scatenato l’ira degli indagati. «Le cose, sotto la nostra gestione, sono andate esattamente in direzione opposta agli atteggiamenti che ci verrebbero attribuiti. Che peraltro non conosco neppure: non ho mai ricevuto alcun atto, ho appreso la notizia dalle agenzie e tutto ciò avviene a dieci giorni dalle elezioni…», ha sottolineato Burlando con un’evidente allusione al danno che può derivargli dal provvedimento dell’accusa.

          «Faccio notare – ha aggiunto l’esponente del centrosinistra – che l’amministratore delegato delle Fs da noi scelto nell’autunno del ’96, Giancarlo Cimoli, dopo avermi consultato ma nell’ambito dei suoi poteri autonomi, decise di non procedere nei rapporti che si erano precedentemente instaurati con il gruppo Tanzi e di cedere la Cit ad un altro soggetto». Polemico anche Necci: «In questi anni si sono accumulate oltre 40 tra archiviazioni e proscioglimenti a mio favore. Ho già dato incarico ai miei legali Paola Balducci e Corso Bovio di intraprendere ogni azione a tutela della mia immagine e reputazione al fine di dimostrare che le accuse di connivenza o quant’altro con riferimento al gruppo Tanzi sono non solo false ma anche calunniose».

            L’indagine del pm è scaturita dalle dichiarazioni del patron di Collecchio ai colleghi della procura di Parma. Secondo l’accusa, Burlando e De Mita avrebbero avallato, almeno inizialmente, il progetto che consentiva al gruppo di scaricare sulla Cit Viaggi i propri debiti. Il programma della joint venture denominata Ecp (European Consulting Partnership) saltò quando un consigliere di amministrazione delle Fs segnalò una serie di anomalie, tra cui la disparità dei valori di avviamento commerciale attribuito alle società dei due gruppi. Tra gli imputati del primo filone d’indagine ci sono Necci, Tanzi e due dirigenti della società di revisione Arthur Andersen.