Turismo, tanti i fondi ma spesi male

02/11/2004

              domenica 31 ottobre 2004

              sezione: TURISMO – pag: 11

              I L BUSINESS DELLE VACANZE • Dopo i risultati negativi dell’estate 2004 gli operatori chiedono al Governo aiuti mirati ed efficaci
              Turismo, tanti i fondi ma spesi male
              A disposizione ci sono oltre 14 miliardi € , tra risorse nazionali e Ue, ma i contributi si disperdono in una miriade di microiniziative

              VINCENZO CHIERCHIA

              MILANO • Il bilancio ufficiale della stagione turistica 2004 continua ad appesantirsi. In base alle stime Uic sui primi sette mesi dell’anno la "perdita" di turisti stranieri continua ad aggravarsi: mancano all’appello almeno 2,5 milioni di persone (-1,4 milioni solo a luglio). Dal 2000 a oggi il sistema turistico italiano ha perso circa quattro milioni di turisti stranieri. La flessione — rileva una analisi di ref. — cumulata del 2004 si aggira sul 6,7% mentre nel trimestre estivo c’è un picco negativo che sfiora il 18 per cento.

              Il Wto ha invece calcolato per il 2004 un incremento del 12% del movimento turistico mondiale. E solo i massicci rincari dei prezzi — prosegue l’analisi ref. — hanno spinto al rialzo la spesa degli stranieri in Italia: un +16,4% che però appare di corto respiro se gli arrivi franano.

              «È il momento di rilanciare gli investimenti — sottolinea Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo — e la Finanziaria sarà in banco di prova decisivo. Serve uno scatto da parte del Governo e il mantenimento degli impegni presi alla Conferenza nazionale di Genova, in pole position la riforma dell’Enit, l’ente di promozione all’estero. Serve poi anche una profonda razionalizzazione della spesa, troppi i progetti bloccati, i fondi rimasti sulla carta, le risorse non spendibili e gli interventi inutili». «Numerose le incognite sui fondi della legge quadro di settore, la 135 — commenta Susanna Cenni, assessore al Turismo della Toscana — così come sul complesso dei fondi strutturali. Insomma, la Finanziara si prospetta avara per il turismo dopo tre anni di crisi. Bisogna attuare un modello flessibile, tarato sulle esigenze del territorio, come abbiamo fatto in Toscana».

              A guardare i dati recentemente elaborati dal ministero dell’Economia, la dotazione complessiva di fondi per il turismo in Italia risulta molto consistente. Una analisi coordinata da Oriana Cuccu (ministero dell’Economia) per il Rapporto Mercury 2004, rileva che l’Italia ha a disposizione 12,5 miliardi di euro entro il 2006 per cofinanziare progetti nel settore dell’industria delle vacanze. Fondi che comprendono oltre 600 milioni per gli accordi di programma (un miliardo di investimenti attivati) e circa 800 milioni per i 220 patti territoriali. In cantiere anche contratti di localizzazione (140 milioni) e di programma (300 milioni).

              Un altro capitolo corposo è quello della legge 488 del 1992 che ha stanziato risorse rilevanti con vari bandi. Come sottolinea Giancarlo Terenzi (Dipartimento politiche di sviluppo, ministero dell’Economia) i bandi destinati in prevalenza alle aree svantaggiate) hanno prodotto investimenti per 6,5 miliardi di euro a fronte di contributi in conto capitale per circa 1,8 miliardi.

              L’analisi condotta dall’Istituto Ipi sulla spesa rivela però una estrema frammentazione degli interventi. Il grado di copertura dei finanziamenti rispetto alle domande non arriva al 60%, oltre il 90% degli interventi si riferisce a imprese di piccola dimensione e solo il 3% a grandi realtà del turismo.

              A tutto ciò si aggiunge il fatto che i fondi all’Enit, l’ente di promozione dell’immagine Italia all’estero, dovrebbero restare stabili nel 2005 intorno ai 24,5 milioni di euro (bastano a malapena a pagare i costi della struttura e poco più), mentre gli altri Paesi (Francia e Spagna in prima linea) stanno aumentando le dotazioni. Dal ministero delle Attività produttive si stanno facendo pressioni per aumentare il fondo Enit di altri 25 milioni almeno («tutti gli altri Paesi stanno rinforzando le dotazioni» ricorda Piergiorgio Togni, direttore Enit), ma il tutto è ancora in alto mare, nel gran calderone della Finanziaria 2005. E le Regioni — afferma Gianni Plinio (vicepresidente della Liguria) hanno mandato un ultimatum di otto giorni a Palazzo Chigi sulla riforma dell’Enit e il rilancio delle politiche di settore.

              Mettendo a confronto la consistenza complessiva delle risorse (oltre 14 miliardi considerando anche altri e svariati fondi regionali e nazionali) e i risultati dell’industria turistica italiana emerge una notevole sproporzione. «C’è troppa frammentazione — sottolinea Jannotti Pecci —. Le Regioni hanno stravolto spesso la programmazione delle risorse, mentre ci si scontra con il fatto che è difficilissimo utilizzare i fondi pubblici, che così restano sulla carta. Manca poi un coordinamento nazionale degli investimenti. E la 488, che rischia di essere falcidiata dalla Finanziaria, dovrebbe essere radicalmente rivista per poter sostenere i progetti più consistenti che servono a creare una vera industria turistica in Italia con tetti minimi di intervento, al di sotto dei quali si possono utilizzare gli aiuti regionali».