Turismo sostenibile: un’opportunita’ di sviluppo per la Sicilia

TURISMO SOSTENIBILE: UN’OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO PER LA SICILIA
Palermo, 10 gennaio 2001

Relazione di Giovanna Marano

La Sicilia presenta la più alta concentrazione di beni ambientali e paesaggistici tutelati dall’Unione Europea.
Proprio in presenza di una così consistente quantità di risorse per l’attività turistica è utile, a nostro parere, che si ragioni in termini di "turismo sostenibile". La sostenibilità garantisce la crescita duratura dello sviluppo in genere e nel nostro caso del mercato turistico. Infatti solo uno sviluppo ecologicamente sopportabile a lungo termine, economicamente vitale, è garanzia di benessere e arricchimento per le comunità locali. Vale a dire che qualificare la crescita del turismo siciliano, significa interagire con tutti i vincoli che, direttamente o indirettamente, l’Unione Europea indica, a partire da Agenda 2000, in tema di sviluppo locale dei nostri territori. La qualità nell’offerta turistica di un territorio è strettamente connessa all’esigenza di vivibilità e qualità della vita dei cittadini. L’offerta turistica stessa qualificata va ben oltre la produzione turistica legata alla ricettività alberghiera, e delle attività di settore strettamente connesse a questa, ma comprende l’integrazione con risorse naturali, risorse culturali, risorse artistiche. Dentro le politiche della città, dall’appropriatezza delle iniziative culturali alle scelte urbanistiche, vivono i presupposti di qualità di un sistema turistico in armonia con il miglioramento costante delle condizioni di vita del territorio stesso. I presupposti indispensabili a cui ispirare le scelte di potenziamento del turismo sono: lo sviluppo sostenibile e l’identità culturale del luogo in questione. Abbiamo scelto di promuovere l’iniziativa odierna, perchè convinti che la crescita del mercato del turismo sostenibile nella nostra regione risponda all’esigenza di rafforzare, economicamente, e non solo, lo sviluppo locale. Infatti nelle tante esperienze di programmazione negoziata in cui ci siamo cimentati, abbiamo concertato misure per promuovere o rafforzare esperienze turistiche di qualità o nuove iniziative imprenditoriali capaci di stare su un mercato turistico in rapida evoluzione e di reggere alle sfide dell’economia globale. Il quadro dell’economia, siciliana nel primo semestre 2000, ha registrato una tendenza positiva. Negli ultimi dati dell’Osservatorio del Banco di Sicilia, si evince l’iter di un processo di modernizzazione in corso. E secondo lo stesso Osservatorio la stagione turistica 2000 ha segnalato per la Sicilia un notevole incremento della domanda. Secondo dati confermati dalla prime proiezioni 2000 l’incremento è dovuto essenzialmente alla persistenza di un positivo effetto trascinamento dell’anno precedente (1999) e dalla concomitanza di diversi altri fattori favorevoli, da quelli climatici alle iniziative artistico-culturali divenute fattore attrattivo trainante. I dati del ’99, i più recenti compiutamente elaborati, ci dicono che le presenze complessive sono cresciute del 9% circa per la componente italiana e del 16% circa per la componente straniera. La permanenza media dei turisti stranieri salita da 3 a 3,3 giorni, tende a crescere in misura più marcata di quella degli italiani (passata dal 2,6 a 2,8 giorni) specie in provincia di Messina, Catania e Palermo. Le variazioni più consistenti per le presenze nazionali hanno interessato Palermo, le isole Eolie, Messina, Catania e Siracusa, mentre il turismo straniero ha preferito più il soggiorno a Cefalù, Taormina, Acireale, Palermo e Monreale. Si può dire quindi che nello scenario produttivo siciliano di lenta e progressiva crescita economica, messo in movimento dal ricorso massiccio alla 488, dalla diffusione dei patti territoriali, dall’utilizzo del contratti di programma; il turismo segnali analogamente, la stessa tendenza di ripresa. Tuttavia per fare decollare il turismo come uno dei motori, del nostro sviluppo persistono gravi carenze, contraddizioni e lentezze. Prima fra tutte, nel quadro dei ritardi infrastrutturali, la debolezza del sistema dei trasporti. Pesano come macigni il ritardo del completamento dell’autostrada Palermo-Messina, il mancato raddoppio ferroviario di molte tratte isolane ancora a binario unico. E ancora sul versante aeroportuale i due principali scali, Palermo e Catania, sono strutture congestionate nel periodi di maggiore movimento, assolutamente inadeguate per un’isola che aspiri a valorizzare la propria vocazione turistica. Basti pensare che Palma di Maiorca, pietra miliare del turismo sostenibile del Mediterraneo, ha un traffico aereo che è pari alla somma di quello di Napoli, Catania e Palermo messe insieme. Debole anche l’offerta attrezzata per la nautica da diporto. Basterebbe intervenire qualificando le vecchie strutture portuali medio-piccole già presenti nelle coste siciliane, per dotare l’isola di una vera e propria rete di porti turistici. Deboli anche seppur in corso di rafforzamento, le linee di cabotaggio. Eppure, sul piano dei trasporti, dare contenuto alle scelte sostenibili significherebbe potenziare il trasporto su ferro e acqua, qualificare e razionalizzare quello su gomma. Tra l’altro per una regione con le caratteristiche di quella siciliana vendere pacchetti turistici significa avere trasporti comodi, efficienti a prezzi contenuti.
E’ successo spesso che la recettività delle strutture alberghiere in alta stagione non si sia completata solo a causa della saturazione dei voli aerei.
E’ utile ricordare che l’attuale questione del ponte sullo Stretto, al di fuori delle dispute ideologiche, va affrontata in un contesto di ammodernamento e di sviluppo infrastrutturale necessario al sistema del rapporto tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Naturalmente la scelta finale non potrà prescindere dalle valutazioni relative all’ impatto ambientale, vincolo imprescindibile.
Nel turismo siciliano sono impiegati circa 110.000 lavoratori. Più dei due terzi di questi sono impegnati nel lavoro stagionale. Inoltre questo mercato del lavoro è ancora troppo colpito dalla piaga del lavoro sommerso. Combattere questa piaga è il nostro principale obiettivo. Tanto più che il mercato del lavoro presente nell’economia turistica è contraddistinto dalla presenza di molte flessibilità. Ciononostante elevatissimo resta il ricorso al lavoro nero e irregolare. E’ bene ricordare che al nostro ruolo di soggetti sociali che agiscono in direzione della promozione dello sviluppo si accompagna ovviamente quello di assicurare ai lavoratori condizioni di vita e di lavoro più favorevoli. L’impresa turistica che vuole qualificarsi, nei nostri territori, deve innanzitutto allinearsi a scelte di legalità che partono dal rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori. Troppo pochi gli accordi di riallineamento tra sindacati e imprese turistiche siciliane. Segnale preoccupante che delinea un alone di arretratezza attorno alle imprese turistiche siciliane, in assoluta controtendenza con le esigenze di qualità dettate dallo stesso mercato turistico.
Destagionalizzare il lavoro o accorciare la stagionalità, questo può dare ai territori turistici una stabilità economica analoga a quella di un vero e proprio distretto produttivo. Purtroppo questa positiva tendenza la registriamo solo nel distretto turistico taorminese, unica realtà in cui si riesce a produrre accordi sindacali che vanno in questa direzione. Ma per percorrere la strada della valorizzazione dei lavori turistici occorre caratterizzare i percorsi formativi e adeguarli con le nuove esigenze dell’economia turistica. Ad oggi si è sviluppato un sistema di formazione professionale molto articolato che a livello regionale ha dato luogo all’individuazione di una miriade di corsi inutili che non hanno avuto una rispondenza nella realtà occupazionale del comparto. Si è arrivati addirittura all’individuazione di figure molto particolari, come se il settore turistico avesse bisogno di una specializzazione molto spinta. In realtà la gestione delle strutture turistiche richiede molto spesso una formazione più complessiva di sistema. I lavori che gravitano attorno al turismo vanno tutti valorizzati e rilanciati in una logica di più alta qualificazione, ad esempio estendendo la conoscenza a molteplici lingue straniere. Su questi aspetti, relativi alla formazione, il ruolo dell’Ente bilaterale esercita una funzione importantissima che verrà richiamata in interventi successivi.
Quanto agli sbocchi professionali esistono troppe barriere e filtri di accesso per le professioni sia per quanto riguarda l’attivazione di nuove imprese nel campo dell’intermediazione e dell’ospitalità, sia per figure come le guide turistiche.
Vanno attivate le forme di liberalizzazione già esistenti per altri comparti e per il sistema degli ordini professionali. La semplificazione comporterebbe enormi vantaggi e la rottura di preistorici monopoli.
L’impresa turistica è stata fino a qualche tempo fa discriminata rispetto agli altri pezzi del sistema produttivo- economico, in termini di politiche di sostegno e di aiuti. Ma già da qualche mese gli investimenti nel turismo sono diventati ammissibili sia per la legge 488 sia per i Patti territoriali.
A questo proposito cogliamo l’occasione per richiamare alle forze di governo l’urgenza di definire il bando regionale che entro il 31 marzo dovrà in Sicilia definire tutta la partita attuativa dell’estensione della legge 488 all’impresa turistica.
Da troppo tempo invece, si attende la legge quadro nazionale. Per regioni come la nostra questa assenza alimenta rinvii ed alibi, e ci priva di una adeguata legislazione regionale. Negli ultimi anni la Regione Siciliana ha tentato di investire nella promozione del prodotto turistico, puntando essenzialmente su eventi specifici (da Italia 90 alle Universiadi). E’ mancata una logica di pianificazione e di integrazione dei vari segmenti che compongono l’offerta turistica siciliana. Non si è mai perseguito un disegno politico che valorizzasse il turismo come comparto allargato nelle sue interrelazioni con le altre attività produttive e che mettesse in stretta relazione le risorse culturali-artistiche con quelle paesaggistiche e naturali. Ciò è dimostrato dalla scarsa tutela del territorio e dai numerosi scempi paesaggistici e ambientali tollerati sulle nostre coste o a ridosso di zone archeologiche di grande importanza (vedi Agrigento). E’ necessario, dunque, recuperare individuando forme di programmazione regionale che coinvolgendo tutte le istituzioni interessate (assessorato Trasporti Turismo, Beni Culturali, Ambiente e Territorio, Agricoltura) definiscano un programma o meglio linee di indirizzo per lo sviluppo nei territori dell’offerta turistica integrata.
Dal punto di vista monumentale e artistico, paesaggistico, costiero la nostra isola possiede un patrimonio unico che attraversa secoli di storia, strettamente legato al suo tessuto ambientale (parchi e riserve naturali, isole minori, fasce di costa). Tale patrimonio può rappresentare uno dei settori più forti della intera economica siciliana soprattutto se collegato alla creazione di opportuni servizi per il turismo e per il tempo libero.
In questa stessa direzione il turismo "ambientale" deve valorizzare la diversità esistente tra i territori agricoli delle diverse province siciliane.
L’agriturismo e la promozione degli itinerari enogastronomici legati alle produzioni di eccellenza dell’agricoltura siciliana, costituiscono altri fattori di integrazione indispensabili all’attività turistica.
Così come gli eventi culturali e artistici (basti pensare alle attività della Fondazione del Teatro Massimo di Palermo o altri eventi di qualità promossi dallo stesso Comune) vanno annessi a quell’azione di marketing territoriale essenziale per promuovere l’offerta turistica di un’area locale (Taormina arte). Questa strategia di fondo reclama un ruolo nuovo e diverso degli enti locali che passati da quello di semplici erogatori di servizi o attività amministrative a quello di promotori di piani di trasformazione ad alto contenuto economico sociale e produttivo, ambientale e culturale devono sulla materia turistica attivare un mercato virtuoso. La cultura, il turismo, l’innovazione tecnologica, l’ambiente, la ricerca, la manutenzione urbana rappresentano gli atti di una nuova concezione dello sviluppo delle città. Uno sviluppo di qualità che connota fortemente l’offerta turistica del territorio dato. In questa direzione le opportunità offerte dagli assi di Agenda 2000 contenute nel POR e oggi nel Complemento di programmazione, i molti patti territoriali delle aree urbane così come quelli delle isole minori e i tanti altri, rappresentano strumenti utili a favorire l’impostazione di un nuovo modello di sviluppo in cui affermare i valori culturali, economici, sociali propri del territorio come vantaggi competitivi specifici.
Inoltre, per rilanciare e qualificare l’offerta turistica siciliana occorre che sui beni culturali s’intervenga con scelte e misure appropriate ad un programma di piena valorizzazione. Infatti la rilevanza di questo settore rappresenta uno dei volani strategici del rilancio dell’economia turistica. La straordinaria ricchezza del patrimonio culturale dell’isola non consente una gestione separata tra le diverse amministrazioni pubbliche. Si tratta quindi di coordinare competenze organizzative e gestionali, cosi da individuare le soluzioni appropriate per la tutela, la fruizione pubblica, la valorizzazione e la promozione economica di ogni bene o complesso di beni culturali. ( esempio fruibilità musei)
E’ dunque necessario proiettare questo impegno convergente delle molte istituzioni interessate, oltre l’orizzonte di eventi specifici (vedi vertice ONU), e definire forme efficaci di gestione comune, o almeno coordinate per quelle aree istituzionali regionali dove insistono più competenze.
In tale senso va rilanciato il ruolo delle sovrintendenze con l’obiettivo di migliorare, anche con processi di esternalizzazione, la fruizione del patrimonio attraverso la gestione di servizi integrati e complessi di carattere culturale, commerciale e di sicurezza. (esempi interi parchi archeologici siciliani privi di servizi essenziali).
Altro filone di lavoro per la promozione turistica della regione è la costruzione di progetti di utilizzo delle tecnologie informatiche e della comunicazione multimediale ai fini della valorizzazione e della fruizione a distanza dell’ immenso bacino culturale siciliano.
Infine, non per ordine di importanza, il necessario potenziamento della ricettività alberghiera che deve ispirarsi prioritariamente a criteri di sostenibilità che allarghino la disponibilità ricettiva dalle località più famose, congestionate, ai territori limitrofi. La ricettività alberghiera siciliana ha bisogno di espandersi con particolare riguardo al turismo sociale e giovanile, al fine di creare le oggettive condizioni per un turismo presente nell’intero arco dell’anno.
Questa è solo una sintetica lista dei limiti oggi presenti nello scenario regionale.
Diventa quindi urgente per la Regione Siciliana avviare interventi che prevedano l’aggiustamento di queste carenze:
- superamento delle carenze infrastrutturali;
- limiti dell’offerta di ricettività;
- mancata integrazione della fruibilità del tempo libero con le attività culturali e di intrattenimento artistico;
- carenze di marketing per l’ offerta turistica siciliana;
- assenze di certificazioni di qualità;
- non adeguato rapporto qualità prezzi;
- scarsa formazione.
Seppure in presenza di un contesto in cui la domanda turistica ritorna ad essere vivace, le presenze straniere continuano ad essere inferiori a quelle di regioni di uguale pregio.
E’ proprio sull’insufficiente presenza straniera il Touring Club Italiano fornisce i dati di fonte Doxa dell’indagine sull’immagine e notorietà dell’Italia presso 14 paesi straneri.
Sui luoghi preferiti della notorietà dell’Italia dagli stranieri tra i primi 25, Palermo ha un 2% di preferenze e la Sicilia un 16% qualificandosi come regione in sesta posizione. Risulta evidente che occorre fare ancora molto in termini di marketing per il turismo. La promozione del movimento degli stranieri resta uno dei principali obiettivi della politica turistica siciliana, che si aggiunge sempre ad alcuni grandi interventi infrastrutturali e di riordino del territorio. Riassetto del territorio inteso innanzitutto come rapporto stretto tra ambiente e turismo. Rapporto che richiama il vincolo della sostenibilità a cui noi ci riferiamo.
In questa logica rientra la scoperta della concezione di parco naturale. Parchi già fruibili in molti nostri territori ma lontani ancora dal rappresentare veri e propri prodotti turistici. Infatti o i parchi funzionano come motori del sistema turistico locale in cui sono collocati o corrono il rischio di essere percepiti soltanto come ostacoli.
Contemporaneamente grande rilevanza possono assumere i parchi tematici, come quelli letterari in grado di attrarre autonomamente movimento turistico.
E’ sempre sul binomio turismo ambiente si registrano esempi positivi come quello della riserva di Ustica. L’esigenza di preservare e valorizzare il patrimonio ecoambientale dell’isola e del suo mare, ha prodotto un indotto occupazionale intorno alla riserva di grande valore. Si è alimentato infatti un movimento di ricerca e studio che produce sicuramente sviluppo di alta qualità.
In questo caso la sostenibilità diventa non solo un vincolo a garanzia di un’offerta turistica duratura ma anche un valore aggiunto per lo sviluppo del sistema locale in questione.
A tal proposito la salvaguardia della fascia costiera dell’intera Sicilia, il monitoraggio delle sue acque, il mantenimento di un coretto equilibrio ambientale per le spiagge più frequentate costituiscono fattori strategici per la qualità dell’offerta turistica.
Durante l’estate i riflettori si accendono spesso sulle nostre isole minori, sottoposte ogni anno alla sfida dalla stagione turistica.
Rappresentano infatti le mete preferite, registrano un aumento costante di presenze. Queste piccole comunità per fronteggiare questo flusso, sempre più numeroso, devono essere sostenute adeguatamente. L’approvazione di una legge apposita è ormai irrinviabile. Sono necessarie norme che prevedano aiuti adeguati per superare le tante carenze infrastrutturali e di servizi basilari presenti in queste comunità. Senza sostegni le isole minori, più piccole, non sono in grado di crescere in sintonia con un turismo sostenibile, salvaguardando l’ambiente ma soprattutto non sono in grado di avere livelli di vita accettabili anche durante la stagione invernale.
Sono tanti gli interventi dunque che la regione deve attivare per favorire lo sviluppo turistico, il "cahier de doleance" potrebbe ancora continuare.
Noi riteniamo che innanzitutto siano prioritari gli interventi infrastrutturali di prima necessità, premessa indispensabile per qualunque forma di sviluppo. Come dimenticare che intere zone turistiche sono colpite dall’emergenza acqua? O come non ricordare recenti sanatorie che tollerano a ridosso di parchi archeologici di inestimabile valore, abusivismo edilizio.
L’attuale politica del Governo sembra essere dominata dalla confusione. Infatti mentre alcune forze politiche dell’attuale maggioranza di cui non condividiamo le proposte, comunque sembrano propagandare un’idea dello sviluppo economico centrata sull’economia turistica o un’idea della Sicilia come un grande "divertimentificio", lo stesso governo attraverso la sanatoria nelle zone di interesse culturale dimostra di vivere alla giornata con provvedimenti che negano qualsiasi idea dello sviluppo turistico.
Noi, l’ ho appena detto, non siamo dell’idea che la nostra regione possa fondare tutta la propria economia sul turismo contrapponendo l’economia turistica a quella della grande industria chimica, metalmeccanica o manifatturiera in genere. Idea teorizzata recentemente in occasione della polemica sulla defiscalizzazione degli oneri di produzione sui carburanti. Siamo altresì convinti che vincoli come quelli della sostenibilità ci conducano in una nuova logica di coesistenza più armonica dei vari comparti dell’economia dell’isola.
E sgombrando il dibattito odierno da polemiche sterili riteniamo invece che a tal proposito sarebbe utile che tra organizzazioni sindacali, imprese e Regione sia aperto su questi temi un confronto. Confronto utile a definire accordi di programma su quelle aree in cui la sostenibilità ambientale richiede misure straordinarie (vedi petrolchimico Siracusa).
Misurarsi con i vincoli ambientali sarà una bella sfida per tutti, per tutte le forme di impresa e per tutta la classe dirigente della nostra regione. Noi come organizzazione sindacale siamo pronti a ragionare su questo raccogliendone la sfida, agli altri attori sociali e istituzionali la propria parte.