Turismo, solo i ricchi viaggiano

17/02/2003

        domenica 16 febbraio 2003

        Inaugurata la Bit: prenotazioni ferme per i venti di guerra,
        quest’estate in vacanza il 10% in meno
        Turismo, solo i ricchi viaggiano

        Luigina Venturelli
        MILANO Viaggiare – come dicono oggi
        gli esperti e come recita l’opuscolo di
        presentazione della Bit, la Borsa Internazionale
        del Turismo che si è aperta
        ieri alla Fiera di Milano – è diventato
        un bisogno neo-primario. Vale a dire
        un bene irrunciabile, che in classifica si
        pone subito dopo il cibo, la casa, il
        vestiario e l’auto. Eppure l’economia
        non tiene il passo della sociologia ed il
        turismo, dopo un 2002 stagnante da
        crisi post 11 settembre, si prepara ad
        affrontare un altro anno d’incertezza,
        legata all’incognita del conflitto in
        Iraq.
        Gli alberghi hanno registrato un
        calo dello 0,2%, gli stabilimenti balneari
        sono crollati del 50%, le agenzie di
        viaggi hanno effettuato mancate assunzioni
        pari al 4% rispetto al trend di
        crescita degli anni passati, le entrate
        valutarie sono scese del 3%. Ci mancava
        solo la guerra imminente: «Oggi c’è
        una situazione di blocco nelle prenotazioni
        - sottolinea il presidente di Confturismo,
        Bernabò Bocca – perchè la
        gente attende di vedere che cosa succederà.
        Per questo oggi possiamo solo
        dare indicazioni di massima e sperare
        in una evoluzione positiva».
        Per ora le previsioni non sono rosee:
        solo 7,8 milioni di italiani, rispetto
        agli 8,4 milioni dello scorso anno, han-
        no fatto le vacanze nel trimestre invernale
        e solo il 31%, invece del 41% del
        2000, viaggeranno da Pasqua all’estate.
        Il cornetto rosso portafortuna che
        si ottiene in regalo allo stand del Comune
        di Napoli, dunque, potrebbe
        non bastare per assicurare la ripresa
        del settore. Per questo gli oltre 5mila
        espositori della manifestazione, provenienti
        da 128 paesi dei cinque continenti,
        mettono sul banco le loro migliori
        proposte per attirare gli operatori
        e i visitatori (se ne attendono 130mila),
        i tour operator si concentrano su
        destinazioni insolite, come il Sudan, il
        Camerun o la Cambogia. Non mancano
        nemmeno espedienti scenografici,
        per attenuare almeno un po’ le parole
        di preoccupazione con cui gli addetti
        commentano il momento di crisi. Gli
        abiti folcloristici trionfano ovunque, al
        padiglione della Repubblica Dominicana
        un corpo di ballo danza al ritmo dei
        tamburi, nell’area del Pacifico ci si può
        far tatuare con l’hennè, nello stand polacco
        l’atmosfera è allietata da un quartetto
        d’archi.
        Più goderecci, invece, i padiglioni
        italiani, che sperano, data la scarsa propensione
        a viaggiare per mete lontane,
        in un rilancio delle destinazioni nazionali.
        Fra le associazioni “La città del
        vino” e “La città del pane” è tutto un
        assaggio di calici e spuntini. Nello spazio
        riservato alla Lombardia è addirittura
        l’assessore leghista al turismo Massimo
        Zanello a decantare le lodi del vino prodotto
        dalla famiglia dell’ex senatore
        ed ideologo padano Miglio:
        «Un vino molto federalista, autonomista
        - acclama Zanello- quindi molto
        buono». Nello stand della Valtellina,
        invece, un calzolaio in costume tradizionale
        da inizio Novecento ripara i
        tacchi alti delle hostess infortunate.
        Ma se il settore in generale stenta a
        riprendersi, rimane qualche contraddizione:
        impossibile trovare un biglietto
        per l’Australia, introvabili i posti aerei
        in classi di lusso. I viaggi, insomma,
        tornano ad essere un’esclusiva da ricchi
        e le mete da sogno, per pochi e ben
        forniti turisti registrano il tutto esaurito.
        Per 5mila euro ci si può assicurare
        l’esclusiva per una settimana di totale
        intimità su un’isoletta nelle Seychelles,
        con 500 euro a notte si può dormire in
        un bungalow sulla spiaggia in Polinesia,
        mentre per chi preferisca le Fiji ce
        ne vogliono anche 2mila al giorno (ovviamente
        i costi non comprendono gli
        spostamenti aerei).
        Altre le mete che soffrono di più la
        crisi: il Mar Rosso, la Tunisia, il Marocco.
        Le località, insomma, dove era possibile
        - magari attendendo promozioni
        e offerte dell’ultimo minuto – farsi una
        vacanza con poche centinaia di euro.
        La stragrande maggioranza degli italiani,
        insomma, deve fare bene i conti
        prima di fare le valigie e pertire.