Turismo sociale, i disabili sono la nuova frontiera

11/11/2003



      Martedí 11 Novembre 2003

      Turismo
      Turismo sociale, i disabili sono la nuova frontiera

      Interesse degli operatori: sono 3,8 milioni gli utenti


      MILANO – Per viaggiare, viaggiano, eccome. Spesso, però, i loro spostamenti si traducono in una sfida a barriere di ogni tipo, esattamente come accade nella vita di tutti i giorni. E non si tratta di uno sparuto drappello: sono 38 milioni in Europa i disabili che viaggiano per puro diletto, il 10% dei quali vive in Italia. «Le rilevazioni dell’European disability forum – dice Giampiero Grifo, rappresentante italiano nell’organismo Ue che nel 2003, anno europeo del disabile, è in prima linea su questi temi – indicano che il numero è sottostimato, destinato com’è a triplicare considerando che al seguito dei disabili si muovono di solito uno o più accompagnatori». Il che spiega, anche, come mai il fenomeno acquisti una rilevanza anche economica che non sfugge affatto ai tour operator.
      La realtà, tuttavia, spinge in un’altra direzione. Troppe difficoltà, troppe barriere anche per chi vuole investire nel settore. Di fatto in Italia l’unico tour operator che ha attivato un programma specifico per persone svantaggiate è I Viaggi del Ventaglio.
      Una dozzina di centri attrezzati ad accogliere persone che non possono muoversi in maniera indipendente, che hanno problemi di udito o di altra natura, perfino alimentari (la celiachia, ad esempio, un’allergia alimentare che si va sempre più diffondendo). Risultato: quattrocento clienti speciali nel 2002 e un investimento di 100mila euro nel 2003-2004.
      «L’attenzione a un turismo accessibile a tutti nasce dalla volontà del Gruppo Ventaglio di considerare la persona disabile come cliente, un cliente speciale, un cliente Ventaglio che desidera vivere una vacanza a lui congeniale, secondo le proprie necessità e i propri bisogni», dice Bruno Colombo, presidente del Gruppo Ventaglio. Così, nella sola estate 2002, la strategia mirata ha permesso di far viaggiare nel mondo oltre 400 persone con particolari esigenze. Prossimo obiettivo: garantire l’idoneità di ulteriori strutture in Sardegna, in Egitto e alle Maldive, nonché la possibilità di consentire ai clienti con disabilità motoria di partecipare a escursioni ed effettuare immersioni nei centri VentaDiving.
      «Il progetto Turismo Accessibile – aggiunge Colombo – si pone come una grande sfida per il nostro gruppo che, dopo essere riuscito a fornire buoni standard qualitativi di servizio alla clientela, intende personalizzare il servizio per garantire il diritto alla vacanza, alla scoperta del mondo anche a clienti speciali, fornendo opportunità che rispondano alle loro particolari esigenze grazie all’impegno e all’attenzione garantita da tutto il personale del gruppo».
      Anna Quartucci dell’Associazione «Si può» preferisce dribblare il termine disabili e rimpiazzarlo con quello di «persone speciali». «Persone alle quali – dice – è necessario dare, anche nel turismo, le stesse opportunità offerte agli altri». Non a caso l’organizzazione «Si può» è una delle anime del convegno che si è svolto ieri a Roma (si veda l’articolo qui accanto) a cura dell’Ente bilaterale per il turismo, incentrato sulla qualità del servizio turistico dei clienti con bisogni speciali e, soprattutto, sulla formazione del personale destinato a questa particolare offerta di turismo.

      RITA FATIGUSO