Turismo: Sistema Italia da riformare

15/09/2004


           
           
           
           
          Turismo
          Numero 221, pag. 16
          del 15/9/2004
           
          Sistema Italia da riformare

          Il Censis lancia l’allarme: si sono accorciate le distanze con i concorrenti.
          Nel turismo sono a rischio oltre 200 mila posti
          di Andrea G. Lovelock
           
           
          Se è vero che il Sistema turistico italiano può contare su una straordinaria concentrazione di valori artistici, storici e paesaggistici, è altrettanto vero che la resa commerciale di questo invidiabile patrimonio è piuttosto deludente.

          Il settore presenta due scenari: quello potenziale, ribadito dal Censis nelle sue più recenti attività convegnistiche, e quello reale denunciato dalle associazioni di categoria. Come la Fiba (Federazione italiana balneari) che, per bocca del suo presidente Renato Papagni, ha lanciato un grido d’allarme, asserendo che l’intero comparto rischia seriamente la cassa integrazione. Su 2,2 milioni di occupati diretti, almeno 200 mila rischiano, da qui a fine anno, di perdere il proprio posto di lavoro.

          Una crisi ben più grave di quella della Fiat e dell’Alitalia (quest’ultima profila esuberi di oltre 5 mila addetti), come ribadiscono le associazioni di operatori turistici, albergatori e agenti di viaggio.

          Tutto questo, nonostante le grandi potenzialità evidenziate da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, che parla ´di una vera e propria abbondanza di risorse che non ha paragoni nel mondo’.

          Le cifre si conoscono: 5 mila km di costa balneabile, 68 mila kmq di superficie forestale, 146 riserve naturali, 2.100 siti e monumenti archeologici, 20 mila rocche e castelli, 40 mila dimore storiche, 128 parchi tematici e 185 località termali. A tale offerta corrisponde un sistema ricettivo di consistenza rilevante, con ben 33.411 alberghi, 2.374 campeggi e villaggi turistici, 11.525 aziende agrituristiche, 10.583 agenzie di viaggio, 95 mila posti barca turistici, 77.807 ristoranti, trattorie, pizzerie e 390 aziende termali.

          Grazie a una tale preziosa dotazione, la ´marca Italia’ ha tenuto bene nel corso del tempo, mantenendo negli ultimi tre decenni la quarta posizione nel mondo per numero di turisti stranieri attratti nei confini nazionali.

          Lo stesso Roma del Censis, pur ammettendo la crisi di arrivi e presenze, annota che se la leadership mondiale nell’attrazione di turisti stranieri è costantemente appannaggio di Francia, Spagna e Stati Uniti (che nel lungo periodo hanno saldamente mantenuto i primi tre posti nel ranking mondiale), si sono accorciate le distanze tra l’Italia e i paesi concorrenti che, soprattutto negli anni 90, hanno guadagnato posizioni di mercato a marce forzate, minacciando di erodere appetibilità, competitività e primati dell’Italia.

          È il caso di paesi chiusi al turismo straniero, come Cina e Russia, fino agli anni 80. In particolare la Cina è salita in graduatoria dalla quindicesima posizione del 1980 (con 3,5 milioni di entrate turistiche) alla quinta (con 33 milioni di entrate) del 2001, collocandosi proprio sotto l’Italia in graduatoria, al quarto posto, con appena 6 milioni di entrate in più rispetto alla concorrenza cinese.

          Nonostante tutto, l’Italia ha incrementato, negli ultimi venti anni, la presenza di stranieri, alla media del 3,8% annuo, contro il 7,2% della Francia, il 6% della Spagna e il 5,1% degli Usa.

          Roma suggerisce un modello ´che possa sfruttare il capitale di base di cui l’Italia vanta, fatto di elementi ben noti: buon clima, paesaggio, valori ambientali, patrimonio artistico e monumentale, cultura e varietà enogastronomiche. I nodi da sciogliere riguardano, semmai, l’organizzazione dell’offerta, coinvolgendo tanto le strategie degli operatori quanto il ruolo delle istituzioni’. (riproduzione riservata)