Turismo, scattano le chiusure

11/10/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Viaggi in crisi – Entro pochi giorni si fermeranno le prime aziende: a rischio 6mila dipendenti

    Turismo, scattano le chiusure
    Agenzie di viaggio e tour operator: eventuali aiuti previsti in Finanziaria arriveranno troppo tardi
    Martino Cavalli
    ROMA – «Non ce la facciamo, tra due o tre settimane partiranno i licenziamenti. E saranno migliaia». «Agenzie di viaggio e tour operator non possono sopportare la carenza di giro d’affari che si è registrata dopo l’11 settembre. Non sono solo a rischio migliaia di posti di lavoro, ma migliaia di imprese, costrette a dover chiudere le proprie attività in pochi giorni nel caso non venisse garantito l’intervento del Governo». Ancora una volta i rappresentanti di agenzie di viaggio e tour operator – dietro le sigle di Assotravel, Fiavet, Astoi e Assoviaggi, a seconda che facciano capo a Confindustria, Confcommercio o Confesercenti – rendono pubblico il loro allarme per una situazione catastrofica. I 5-6mila licenziamenti paventati già da diversi giorni non sono certo uno spauracchio. La decisione di fare nuovamente presente la gravità della situazione è stata presa ieri sera, dopo che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha dichiarato che il Governo sta pensando di intervenire in Finanziaria con delle misure di sostegno al turismo. «Nessun governo europeo finora – ha detto Tremonti – ha fatto interventi strutturali forti, sono più o meno tutti allo studio, ci sono scambi di informazioni, di indicazioni». «È diffusa l’idea – ha aggiunto – che occorrano degli interventi che siano però compatibili con l’Europa: bisogna evitare l’ipotesi di aiuti di Stato». Perché l’allarme, allora, proprio quando il Governo annuncia un intervento? Perché ben che vada gli aiuti arriveranno a inizio 2002, mentre agenzie di viaggio e tour operator subito dopo l’11 settembre avevano detto chiaro e tondo di poter resistere in "apnea finanziaria" non più di 60 giorni, data la loro scarsissima dotazione di capitali. Speravano in un decreto legge, insomma, e invece con ogni probabilità dovranno aspettare un normale iter legislativo che arriverà – dicono senza mezzi termini – «quando il malato sarà già morto». «Ai primi di dicembre avremo mille miliardi di fatturato in meno (516 milioni di euro, ndr)», dicono i tour operator di Astoi. Due di loro, e non tra i più piccoli, sarebbero sul punto di "saltare". «Su 8.500 aziende – sintetizza Andrea Giannetti di Assotravel – potranno sopravvivere in 400». Lunedì gli operatori lo ripeteranno al ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, con il quale è già fissato un incontro. Pessimo anche il quadro del settore alberghiero. A settembre le catene che fanno capo all’Aica hanno registrato un calo medio dell’occupazione dell’8,2% e un calo del ricavo medio per camera del 12,1%; la prima settimana di ottobre ha visto una diminuzione del 19% delle camere vendute (e non era ancora partito l’attacco americano all’Afghanistan). Non a caso anche Bernabò Bocca (Federalberghi) dichiara che «quanto affermato dal ministro dell’Economia in merito alle necessità di interventi a favore del turismo ci lascia molto perplessi». Qualche segnale incoraggiante arriva intanto da Chicago, dove si sta svolgendo l’It&me, la fiera di congressi e incentive che per la prima volta dopo gli attacchi terroristici consente di tastare il polso a questo importantissimo mercato. «Le cinque Regioni che avevano annunciato la loro presenza, Liguria, Veneto, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna, sono venute compatte – dichiara Eugenio Magnani, responsabile Enit sul mercato Usa – e agli americani ha fatto molto piacere questa dimostrazione di solidarietà». «La risposta all’offerta di rebooking è stata del 65-70% e ci fa ben sperare», dichiara Mauro Galli, presidente dell’Italian Travel Promotion Council, commentando l’iniziativa che consente agli americani di spostare le prenotazioni fatte prima dell’11 settembre in una qualsiasi data entro i 12 mesi successivi. «Certo – continua Galli – è necessario non frenare sulla promozione, anzi insistere con più forza, perché tutti i competitor dell’Italia a partire dalla Spagna in Europa, ma anche dal Far East, stanno affilando le armi per essere in prima fila quando il mercato ripartirà». Non sarà facile, però, perché la Finanziaria 2002 preannuncia un taglio di 7,7 milioni (15 miliardi) di risorse all’Enit.
    Giovedí 11 Ottobre 2001
 

 
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