TURISMO: proposte del Sindacato, Rimini, 2/03/1995

FILCAMS CGIL FISASCAT CISL UILTuCS UIL
CGIL CISL UIL SEGRETERIE REGIONALI DELL’EMILIA ROMAGNA

TURISMO: proposte del Sindacato

1. PREMESSA METODOLOGICA

Le Confederazioni CGIL CISL UIL, come anche le Federazioni di Categoria FILCAMS FISASCAT UILTuCS, sono ripetutamente intervenute sul Turismo, sia a livello regionale che locale, affrontando aspetti specifici ad es.: "Osservazioni sul progetto di legge di iniziativa della Giunta sull’ordinamento dell’organizzazione turistica della Regione Emilia Romagna" -documento del settembre 1992-; "Per una nuova qualità dei servizi di spiaggia" – dicembre 1990-; oppure presentando una vera e propria "Piattaforma regionale di settore" come nel giugno 1986; oppure affrontando argomenti legati al turismo quali l’ambiente con la piattaforma per il "Risanamento del Po e dell’Adriatico".

L’obiettivo che ci si propone oggi è quello di definire un documento che dia sistematicità alle proposte del Sindacato in tema di Turismo per giungere ad una vera e propria politica di settore .

Il documento parte dall’analisi dell’esistente e, compiendo delle scelte, cerca di formulare proposte per un confronto a tutto campo, avendo quali punti di riferimento l’innovazione di prodotto, l’innovazione di struttura, l’innovazione tecnologica; l’elevazione professionale degli addetti; la tutela ambientale; la diversificazione, l’elevamento qualitativo e dimensionale dell’impresa ; la garanzia di migliori condizioni di lavoro.

Il documento è "sbilanciato" sulla costa, la parte più turistica della Regione; costa che può e deve trascinare le aspirazioni turistiche del resto della Regione non solo in un’ottica di integrazione fra: costa, entroterra, città d’arte, Appennino, stazioni termali e di distribuzione più equilibrata delle presenze turistiche: ma per costruire un prodotto turistico complessivamente più ricco e diversificato e quindi più competitivo.

Quella che segue è una proposta aperta che intende essere di stimolo alla formulazione di progetti e proposte sindacali a livello locale, di sub-settore, di prodotto che potranno essere "innestate" arricchendo questo documento e caratterizzandolo settorialmente e territorialmente sull’esempio della "Scheda sul termalismo" che è la prima proposta ("innestata") allegata al documento.

1.1 PREMESSA

Il 1989, l’anno delle mucillagini, segna la demarcazione più evidente di due diversi modi di concepire il turismo. Un fenomeno, apparentemente non legato a fattori inquinanti, ma con evidenti effetti paesaggistici (rilevantissimi per una economia turistica), che comunque si aggiungeva agli irrisolti problemi di natura ambientale quali: l’eutrofizzazione, l’inquinamento del Po e dell’Adriatico, l’erosione delle spiagge; ha fatto sì che molti si ponessero la domanda:
" quale futuro senza una affidabile condizione del mare?"

E dopo le prime reazioni scomposte di chi voleva creare a tutti i costi un mare artificiale prevedendo piscine ovunque; in molti, compresi numerosi imprenditori, ci si è saputi guardare intorno, attribuendo il giusto peso a quei prodotti turistici che nel frattempo erano cresciuti al di fuori del balneare, come ad es. le fiere, i congressi; e a vedere quali altre alternative al balneare avrebbero potuto portare profitto/lavoro.

In questa situazione, per molti, cambia anche l’approccio al problema: il turismo non è più un fatto privato, individuale di chi si trova nell’area geografica giusta e tutto sta nella sua abilità di coglierne i frutti; alla crisi serve una risposta collettiva perchè l’attrarre i turisti in quell’area dipende dalla qualità e dalla quantità dei punti di forza che l’intero contesto saprà esprimere.

2. PUNTI DI FORZA E PUNTI DI DEBOLEZZA DEL SISTEMA

L’innegabile successo del turismo dell’Emilia Romagna ed in particolare di quello della riviera, è stato frutto di una serie di punti di forza; come il suo declino evidenzia le contraddizioni di questo sistema ed i punti di debolezza.

2.1. PUNTI DI FORZA

I principali sono stati:

i pregi naturali;

la facile raggiungibilità specie dal nord-Italia e dal centro-Europa: autostrada, ferrovia; ma anche dal nord-Europa grazie all’aeroporto;

il prezzo mediamente basso del soggiorno con una qualità dei servizi mediamente superiore a quella che l’ospite, le famiglie dell’impiegato e dell’operaio del boom economico, poteva permettersi a casa propria;

una buona qualità dei servizi pubblici, prevalentemente quelli a gestione comunale, poichè fortemente sbilanciati sulla parte turistica delle città;

una accoglienza degli ospiti "artigianale" che per 10-15 giorni all’anno "ti fa sentire il signor … e la signora …" e non un numero;

una generazione di imprenditori che ha saputo adattarsi e ha investito;

una flessibilità totale della forza lavoro, sia di chi lavora per proprio conto che dei dipendenti, che ha in parte surrogato sia la lunga inoccupazione invernale, sia la scarsa capacità organizzativa dell’imprenditore; e ha permesso una ridistribuzione del reddito prodotto dal turismo, largamente ineguale, ma già più equilibrata rispetto a simili realtà italiane e straniere;

una immagine internazionale, caotica ma comunque positiva della riviera che, pur nella monotonia rivolta a un target medio-basso, si è ritagliata anche porzioni per un target medio-alto e in alcuni casi di eccellenza.

Negli ultimi anni l’importanza di molti di questi punti di forza è progressivamente diminuita; alcuni dei nuovi punti di forza sono solo congiunturali e determinati talvolta dai punti di debolezza dei concorrenti: la guerra del golfo, la guerra nella ex-Yugoslavia; i disastri ambientali nel Tirreno; o da fattori esterni alla riviera quali la svalutazione della lira e la rivalutazione delle altre monete, specie del marco tedesco, che oggi ricompensa la nostra presenza storica su quei mercati.

2.2. PUNTI DI DEBOLEZZA

L’elenco è lungo e, in alcuni casi, appaiono punti citati nel capitolo precedente i quali, col passare del tempo da punti di forza sono divenuti di debolezza.

L’utilizzo degli impianti è ampiamente al di sotto di quella soglia minima di remuneratività che viene indicata nel 50%. Da una indagine del Circondario di Rimini si rileva che il periodo di attività medio delle strutture alberghiere nel 1993 è stato di 163 giorni e che in tale periodo di apertura l’utilizzo medio delle capacità ricettive è inferiore al 60%, quindi con utilizzo medio annuale inferiore al 30%; quindi strutture mediamente non remunerative.

Alla totale flessibilità che le aziende del settore turistico chiedono alla forza lavoro, ai servizi pubblici, all’intera organizzazione delle città della costa; dal settore stesso vengono contrapposte innumerevoli rigidità, le elenchiamo.

Il 96% degli alberghi, pur a un prezzo mediamente basso, offre la pensione completa.
La ristorazione non è di massa, non si è modernizzata, non è su standard europei; i pochi esempi di evoluzione: aumento del numero dei locali aperti tutto l’anno oppure il favorire la ristorazione veloce ad es. dei chioschi sulla spiaggia, vengono sistematicamente fatti oggetto di attacchi corporativi di difesa dell’esistente e della rendita. Lo stesso dicasi per l’innovazione commerciale.
Ciò è dovuto all’eccessivo valore attribuito alla rendita, sia essa fondiaria, immobiliare o commerciale, che oltre che pesare sui prezzi, droga questa nostra economia ed è il principale freno allo sviluppo. La rendita ha favorito la creazione di gruppi economici chiusi, dei blocchi corporativi, più o meno grandi e potenti: i bagnini, i chioschisti, i commercianti, gli albergatori, i proprietari di immobili e/o di licenze, … che hanno creato un mercato protetto e come tale debole, ingessato ed inevitabilmente in declino.
Blocchi corporativi che se non smantellati continueranno a paralizzare lo sviluppo.

La stessa L.R. 28/90 "Disciplina del vincolo di destinazione delle aziende ricettive in Emilia-Romagna" (legge Chicchi), in materia di ristrutturazione alberghiera si è dimostrata un elemento di debolezza proprio perchè valorizzare la rendita immobiliare in situazioni dove la stessa è già sopravvalutata favorisce la rendita e non invece l’investimento, l’innovazione, l’accorpamento di più strutture per aumentarne la dimensione e migliorarne la qualità. Ciò determina la situazione assurda che il valore dell’immobile di un albergo ormai fuori mercato è simile a quello di un albergo che produce. In questo contesto il mercato è distorto e l’imprenditore che intende investire nella sua azienda, magari ampliandola al fine di renderla più competitiva acquisendo aziende confinanti non più produttive, si trova nell’impossibilità di farlo visti gli elevatissimi costi. Appare quindi opportuno operare una netta distinzione fra due tipi di imprese alberghiere: quelle che per la loro collocazione (aziende isolate e situate nella parte non turistica della città) possono essere svincolate dalla destinazione d’uso; svincolo non incentivato nè con premi di volume nè di altro tipo; e quelle imprese alberghiere, collocate in una situazione tipicamente turistica, le quali devono mantenere la destinazione d’uso e in caso di riqualificazione, ristrutturazione, accorpamento, diversificazione, miglioramento dei servizi,… dovranno essere incentivate non solo dal punto di vista urbanistico ma anche con finanziamenti alla progettazione, sconti sugli oneri di urbanizzazione, finanziamenti in conto interessi, …

Il basso utilizzo degli impianti si ripercuote sull’utilizzo della forza lavoro: stagione breve ma con ritmi e orari intensi e recupero della mancata remunerazione aziendale sull’evasione fiscale, contributiva e sul non rispetto dei contratti di lavoro.

Una riflessione particolare merita la condizione del lavoratore stagionale, quello grazie al quale questa economia ha potuto prosperare in questi anni. Lavoratore che non è semplicemente catalogabile nel precariato; il lavoratore stagionale ha una sua tipicità e per il turismo è fondamentale – come lo è per l’agricoltura – e ne andrebbe incentivata la permanenza nel settore. Ciònonostante, al lavoratore stagionale, la legislazione sociale e del lavoro non concede il riconoscimento degli altri lavoratori, alcuni esempi: alla lavoratrice stagionale il più delle volte non viene riconosciuta la maternità; l’indennità di malattia ha quale tetto massimo il periodo di lavoro prestato; non vi è di fatto garanzia di continuità del rapporto di lavoro di stagione in stagione; non è possibile maturare il minimo per accedere alla pensione ed i contributi così versati vengono persi.
Unico provvedimento positivo di questi anni: il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione e dei contributi figurativi ai fini pensionistici a coloro che lavorano almeno tre mesi, ma la riforma Amato ha immediatamente escluso dai benefici previdenziali i nuovi assunti e dal 1994 il Ministero delle Finanze ha imposto la tassazione (sulla povertà) anche sul sussidio di disoccupazione, a ciò si aggiunga l’aggravio di tassazione IRPEF determinato dal non riconoscimento per intero agli stagionali delle detrazioni fiscali.
Tutto questo comporta uno scarso attaccamento al settore da parte dei lavoratori, un disinteresse al miglioramento professionale, un incentivo a lavorare in nero viste le quasi nulle garanzie dello stato sociale.
Questa condizione del lavoratore stagionale è un elemento di debolezza del sistema.

Come è elemento di debolezza la legislazione sul mercato del lavoro che è ineguale, ed avara di incentivi nei confronti delle imprese stagionali quasi a favorire l’evasione visti i limiti posti alle imprese stagionali nell’ usufruire di incentivi quali ad es. contratti di formazione-lavoro, apprendistato, fiscalizzazione degli oneri sociali.

Il Sindacato, nei settori parcellizzati e con occupazione precaria, è molto debole. Il Sindacato continua ad essere sbilanciato verso l’industria e il pubblico impiego, ciò lascia i lavoratori del terziario ed i precari in una situazione di carente tutela sindacale. Una situazione nella quale stanno trovando spazio sindacati di comodo che con associazioni fasulle peggiorano la già precaria situazione.

Ciò evidenzia un altro punto di debolezza: le relazioni sindacali. Le aziende e le Associazioni del settore, non essendo stimolate da un forte sindacato organizzato nel quale si identificano i lavoratori del turismo, in particolare gli stagionali, sono impegnate più a cercare di conservare i privilegi derivanti dagli scarsi controlli sul rispetto delle leggi fiscali e del lavoro che a costruire intese negoziali per rendere le imprese trasparenti, qualificate e competitive; e le Associazioni imprenditoriali del settore sono esse stesse un punto di debolezza e di freno allo sviluppo per la loro essenza corporativa determinata dall’incapacità di darsi una visione strategica dello sviluppo possibile.

Elemento di debolezza è l’abusivismo commerciale sia perchè viene favorito da centri di approvvigionamento spesso illegali, sia perchè provoca concorrenza sleale distorcendo le regole.

Il cambio generazionale, il disincentivare gli investimenti esterni, l’agiografia del piccolo è bello e del "know by doing" sono sicuramente altri fattori di debolezza, come lo sono la riminizzazione e un risanamento ambientale sicuramente da perseguire, una scarsa integrazione con l’entroterra ed il resto della Regione, una rete dei trasporti urbani, extraurbani e di collegamento sulle grandi distanze che da punto di forza degli anni 60′ rischia di essere il punto di debolezza del 2000.

Sono ulteriori punti di debolezza :
- la mancanza di una politica turistica nazionale, con un ENIT che è sempre da riformare e nel quale, dopo l’abrogazione del Ministero, le rappresentanze delle Regioni anzichè venire valorizzate sono state di fatto emarginate;
- le politiche economiche nazionali, e la legge Finanziaria 1995 ne è l’ennesima conferma, che continuano a destinare al turismo risorse largamente inferiori alle potenzialità che il settore potrebbe esprimere;
- le contraddizioni della politica turistica regionale;
- lo scarso coordinamento nelle aree turistiche fra i diversi comuni.

3. QUALE SCENARIO FUTURO DEL TURISMO

Nel 1950 il movimento turistico mondiale interessava circa 25 milioni di persone, nel 1991 tale movimento ha superato il mezzo miliardo; e se nel 1950 il giro di affari stimato era di 8 miliardi di dollari nel ’91 ha superato i 250 miliardi. Nel turismo lavorano 1 milione di persone in Italia, 7 milioni in Europa e, secondo una stima dell’O.I.L. 100 milioni nel mondo.

Entro il 2010 il baricentro del turismo si sposterà dal mediterraneo all’Asia, ciò è dovuto agli enormi tassi di crescita economica di paesi quali la Cina, l’Indonesia, … (la popolazione dei quali supera i 2 miliardi) che porterà ad aumentare sensibilmente i viaggi all’estero con un incredibile aumento dei potenziali turisti.

Entro il 2000 entreranno funzione aerei di nuova generazione che, rispetto al Jumbo, saranno di un terzo più veloci e avranno costi di gestione inferiori del 30%. Cresceranno di più i viaggi intercontinentali che quelli europei.

Aumenterà il numero dei turisti ma aumenterà anche la concorrenza.

Crescerà la spesa per i viaggi, aumenterà il numero di viaggi, saranno più brevi e preferibilmente in piena autonomia: con uso della propria auto; come aumenteranno i viaggi d’affari, congressi, fiere.

Il traffico tra i paesi UE crescerà più del traffico interno ai singoli paesi.

La sistemazione in albergo, di buon livello, sarà preferita ad altri tipi di sistemazione: la crisi travolgerà gli alberghi di livello più basso.

L’informatica disincentiverà le prenotazioni anticipate.

Andranno in vacanza più anziani e più giovani; la struttura della famiglia è modificata.

Il rapporto qualità/prezzo, la qualità dell’ambiente naturale, la combinazione di più opportunità, assumono importanza decisiva nelle scelte.

4. L’EMILIA ROMAGNA COME SI COLLOCA IN QUESTO SCENARIO

Storicamente il nostro turismo è cresciuto ora deve svilupparsi.

La cornice progettuale entro cui dovrà essere collocato lo sviluppo del turismo ha quali riferimenti: la conservazione e, per quanto possibile, il recupero ambientale; la remuneratività dell’impresa; la qualità del lavoro.

Per aumentare la competitività dobbiamo migliorare e aumentare i motivi di attrazione: primo fra tutti l’ambiente.

4.1 AMBIENTE

L’inquinamento del Po, l’eutrofizzazione dell’Adriatico, la lotta alle erosioni marine sono problemi ineludibili che per essere risolti richiedono risorse e volontà politica: è urgente l’attuazione del Master Plan.

La salvaguardia delle aree non cementificate, la loro valorizzazione, in un contesto di cultura ambientale più avanzato, possono divenire fattore di competitività e di diversificazione: si pensi ai Lidi ferraresi, ma alla stessa tendenziale riconversione ecologica delle aziende turistiche e delle città. E’ proprio nella strategia della "Qualità ambientale", mediante progetti integrati utilizzando congiuntamente le leve del credito, dell’urbanistica, della promozione, degli incentivi e dei disincentivi, che vi sono aziende e città turistiche (o zone di esse) che possono trovare il loro fattore di competitività; e in questa impostazione strategica si colloca l’integrazione fra aree e settori diversi; ad es. aziende ricettive che forniscono garanzie sulla provenienza -magari locale- dei prodotti alimentari, ne certificano la qualità ed il tipo di produzione e di coltivazione, indicando ad es. prodotti agricoli a lotta integrata.

Nelle città deve migliorare la qualità urbana e sociale, la vivibilità in tutti i periodi; l’integrazione residenti-turisti.

Nel ripensamento della società completamente sincronizzata nei tempi di vita (scuola, lavoro, pensione; lavoro, riposo, ferie) e negli orari è importante definire il piano dei tempi e degli orari della città turistica.

Fino ad ora le uniche innovazioni ambientali sono state degli enti pubblici e tese a riqualificare l’ambiente urbano. Sono stati casi isolati, non coordinati; non hanno favorito interventi a cascata e le imprese, sia quelle ricettive che le altre, spesso non sono salite sul treno dell’innovazione; casi isolati non supportati da investimenti infrastrutturali ad es. nei trasporti; come non sono stati sufficientemente valorizzati sui mercati turistici, ciò non ha incentivato la concorrenza e la generalizzazione del processo di riqualificazione urbana. Occorre pertanto puntare a interventi "importanti" capaci di provocare una reazione a catena, ad es.:
- il riutilizzo in senso economico (non di rendita e speculativo) ed ecologicamente compatibile del costruito, in primo luogo delle colonie.
- il riutilizzo del territorio attraverso l’accorpamento di più strutture, accorpamenti incentivati se mantengono la destinazione d’uso e favoriscono il miglioramento della qualità urbana.

4.2 INNOVAZIONE DI PRODOTTO

Sulla riviera il turismo non è più solo balneare. L’innovazione del prodotto turistico e la sua diversificazione deve continuare avendo quale riferimento la tipologia di prodotti turistici competitivi compatibili con questa struttura turistica e quali possono incentivarne l’evoluzione. In questo contesto la locomotiva Rimini può trascinare il treno Emilia Romagna e il turismo balneare può trascinare: congressi (compreso il religioso in vista delle celebrazioni dell’anno Santo) , fiere, discoteche, appennino, parchi, ecoturismo, agriturismo, terme, arte, cultura, affari, week end, giovani, gite scolastiche, sport.
Ogni prodotto può essere più o meno strategico; occorre favorire lo sviluppo delle filiere di ogni singolo prodotto; filiere che girano tutte intorno al ricettivo, in particolare alberghiero; che sono finalizzate ad un maggiore utilizzo delle strutture specie nei periodi non estivi e a creare lavoro in settori non direttamente turistici ma sono elementi fondamentali della competitività di ogni singolo prodotto. Si pensi alla filiera fiere: oltre agli alberghi, e alla loro filiera tipica che attiva ristorazione, catering, lavanderie …, mette in moto: struttura fieristica, allestitori, hostess, standisti, pubblicità, parcheggi, trasporti. Filiere che, per alcuni aspetti, si intersecano: hostess anche per congressi, quali accompagnatori turistici nel turismo scolastico, artistico-culturale, parchi. Gli allestitori anche per congressi, discoteche.
Lo stesso ecoturismo è strategico: riprogettazione aziendale e urbana; produzione di prodotti biologici.

Non formule ripetitive (un palazzo dei congressi in ogni città) ma valorizzando, rendendole competitive, le vocazioni di ogni realtà e le capacità imprenditoriali di chi saprà inserirsi nella filiera che deriva da ognuno dei prodotti turistici di cui sopra.

4.3. INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA

L’innovazione di prodotto e la sua diversificazione sono difficili senza una innovazione organizzativa che elimini, o per lo meno limiti, le rigidità che incrostano il sistema.
Partire dall’impresa, in primo luogo da quella alberghiera, che da attività economica prevalentemente stagionale e a conduzione famigliare, deve tendere a diventare un’impresa turistica operante in un sistema produttivo complesso quale quello dell’industria del turismo.
Cogliere in positivo il cambio generazionale in essere per giungere ad un’azienda organizzata diversamente, con la proprietà sempre più disgiunta dalla gestione; gestione che dovrà sempre essere manageriale e cioè: "l’operatore turistico" deve diventare "imprenditore turistico".
Un’azienda con caratteristiche di qualità e di dimensione superiori all’attuale, strettamente collegata con le altre imprese alberghiere quasi a comporre una grande catena; ad es. le cooperative degli albergatori possono essere una buona base di partenza, ma il salto di qualità anche di queste ultime deve essere grande e con l’obiettivo di competere in blocco coi grandi numeri del mercato mondiale.
Anche sulla base delle analisi svolte con vari studi , compreso quello sul "lavoro nero nel turismo" commissionato nell’ottobre 1991 a Nomisma dalla Regione, è quella appena descritta l’impresa che riesce ad avere il maggior utilizzo degli impianti, la migliore organizzazione del lavoro con conseguenti garanzie contrattuali, quella che necessita di un maggiore numero di lavoratori qualificati per un più lungo periodo.
E’ questa la situazione aziendale che sintetizza la convergenza di interessi fra impresa e lavoratori; ed è anche quella scelta dal turista: la competizione sarà sempre più internazionale e sarà sempre più la domanda a fare il mercato.

L’innovazione organizzativa oltre l’alberghiero deve riguardare tutti i settori del turismo, o ad esso riconducibili, quali: la ristorazione, la spiaggia, il commercio, i servizi alle imprese e al turista per tendere a quei "club di prodotto" (come a quel "club di prodotto globale" di dimensione regionale dove per Regione può intendersi quella politica Emilia Romagna e/o quella turistica "Adria") alla qualità dei quali devono collaborare imprese, magari diverse tra loro, ma omogenee per il target avendo quale obiettivo la "costruzione dell’impresa globale".

Una innovazione che dovrà tener conto delle caratteristiche di diversità e di flessibilità utili a rispondere ai diversi prodotti turistici; ad abbassare per quanto possibile le punte di agosto spalmando le presenze nel lungo periodo, nelle periferie, nell’entroterra, elevando qualitativamente i servizi, compresi quelli pubblici i quali non sono più tarabili su punte elevatissime e di breve durata.

E’ determinante l’utilizzo produttivo della liquidità, in prevalenza frutto dell’economia turistica, depositata presso le banche locali (10.000 miliardi solo nella Provincia di Rimini); è positivo l’intervento di capitali (puliti) esterni specie se favoriscono la concorrenza e se aprono il nostro mercato alle grandi catene internazionali; porte aperte alle catene anche per i 2 – 3 stelle, sul tipo di quelle francesi, a garanzia di una vera ed omogenea qualità dei servizi.

In questo contesto ampio spazio ai meublè e alla mezza pensione incentivando una diversificazione della ristorazione, puntando anche su quella organizzata, moderna, veloce; valorizzando forme di ristorazione caratteristica oggi eccessivamente compressa come ad es. i chioschi in spiaggia; caratterizzando le diverse tipologie per la loro individuabilità e per una garanzia del rapporto qualità-prezzo. Come va aperto il confronto per governare i fenomeni di terziarizzazione dei servizi, specie quelli alberghieri; e per una più funzionale gestione dell’organizzazione e del mercato del lavoro.

4.4. DIMINUZIONE DELLA RENDITA DI POSIZIONE E INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

Oltre l’innovazione di prodotto e la sua diversificazione, continua ad essere importante la competitività del prezzo. Competitività che non può più essere fatta da imprese che sono ampiamente fuori mercato e sembrano non avere alternative all’evadere tutto ciò che è evadibile, ma una competitività che deve essere trovata nel mercato.
La polemica fra Associazioni degli albergatori che accusano le Cooperative degli albergatori di svendere il turismo romagnolo e le seconde che ribattono che è il mercato a fissare i prezzi è una mistificazione del problema.
Non è vero che i prezzi sono tutti bassi, lo sono solo alcuni di quelli alberghieri; la tazzina di caffè è la più cara d’Italia, come cara è la spiaggia, il taxi, il commercio ed in generale i pubblici esercizi; cari non in assoluto ma rapportati al prezzo alberghiero e cari per i fattori, spesso distorti, che concorrono a formare quei prezzi. Prezzi alti che si ripercuotono anche sul tenore di vita dei residenti.
Su questi alti prezzi incidono: politiche corporative incentrate più sulla rendita che sull’efficienza, sulla qualità, sulla libera concorrenza (si pensi al medesimo listino prezzi affisso in ogni bar); lo scarso utilizzo degli impianti: tre-quattro mesi devono rendere per dodici; i costi gonfiati della rendita immobiliare (in primo luogo gli affitti) e di quella commerciale che pesano in maniera spropositata sull’impresa (ammortizzare 500 milioni per "l’acquisto della licenza" di un chiosco in spiaggia cosa significa in termini di maggiorarazione dei prezzi?). La dimensione dell’impresa nata come famigliare ma non più gestita dalla famiglia e quindi troppo piccola per una diversa gestione; la mancata diversificazione della struttura alberghiera ingessata al 96% sulla pensione completa che costa una enormità in spazi: cucina, sala ristorante; risorse umane: 3 pasti comportano un impegno quasi continuato dalle ore 7 alle ore 21 e ciònonostante determinano una rigidità di orari per l’utente.

Ulteriori elementi di incidenza nella formazione del prezzo sono i fortissimi ritardi nell’introduzione di innovazione tecnologica.

4.5. LA CULTURA DEL TURISMO E’ UNA RISORSA

Quale ulteriore sviluppo è possibile nel medio periodo?

Oltre alle innovazioni di prodotto e ai prodotti turistici che diversificano l’offerta, oltre alle innovazioni organizzative e di processo, abbiamo ulteriori punti di forza:

la cultura del turismo, della ricettività sono un patrimonio di tutta la società romagnola; una professionalità diffusa, capace di favorire l’innovazione e di esportare il Know How; l’Università, gli Istituti professionali alberghieri e per il turismo, la formazione professionale unita alla cultura del turismo, al parlarne in ogni momento tutto l’anno, sono l’opportunità per un salto di qualità. Sono altresì l’ambiente ideale per chiunque si occupi di turismo e voglia insediare il proprio centro direzionale magari riutilizzando strutture edilizie in disuso quali le colonie; come potrebbe esserci la possibilità di esportare il modello, il know how magari investendo parte di quei capitali fermi nelle banche.

4.6. QUALI GRANDI INVESTIMENTI

Grossa parte degli investimenti pubblici e degli incentivi per investimenti privati devono andare in direzione dell’ambiente, sia per colmare il grande debito con le generazioni future, sia per una urgente migliore vivibilità materiale, sociale, turistica delle città.

Lotta all’eutrofizzazione dell’Adriatico mediante il risanamento del bacino del Po, della diffusione della cultura di massa del rispetto ambientale; la riconversione ecologica delle città, a partire da quelle turistiche, oltre ai necessari interventi depurativi, la lotta allo spreco, la cultura del recupero e del riciclo; il maggiore spazio ai pedoni, alle biciclette. Le nostre città turistiche non possono non fare i conti con un ambiente quasi totalmente cementificato, un ambiente che se, da un lato, non potrà essere riportato al suo stato originale, dall’altro, potrà essere corretto. Ferma restando la salvaguardia delle aree non cementificate ed il loro possibile incremento, occorre fare delle scelte, e, ad es., alle strade ormai trasformate in un enorme parcheggio è preferibile la scelta dei parcheggi sotterranei e di un aumento delle zone pedonalizzate; come a tutto l’attuale territorio ricoperto di cemento è preferibile l’aumento in altezza recuperando spazi per il verde; alla miriade di microimprese sempre meno remunerative è preferibile l’accorpamento, anche incentivato, in imprese più competitive; alla valorizzazione della rendita fondiaria in quanto tale è preferibile incentivare quella produttiva (es. alberghiera) a quella di mera posizione (es. Residence).

I piani di spiaggia devono essere attuati velocemente, sia per fornire una immagine nuova e meno monotona, sia per garantire una diversa e più completa vivibilità della spiaggia, sia per favorire la trasformazione delle aziende operanti sull’arenile le quali devono tendere ad una dimensione media più ampia dell’attuale anche per fornire servizi diversificati e più qualificati. Il potenziamento dei servizi individuali (animazione, ristorazione veloce, …) e di quelli collettivi e di sicurezza (salvamento, pronto soccorso,…) deve divenire elemento di competitività. Servizi collettivi essenziali, disgiunti dalla gestione delle concessioni, affidati ad una gestione consorziata in grado di garantirli in maniera sistematica e qualificata su tutta la riviera e al cui costo partecipino tutti i soggetti, privati e pubblici, che dalla spiaggia traggono beneficio. Ampio ruolo, con le deleghe attive solo da fine 1995, devono svolgere Regione e Comuni, recuperando i paurosi ritardi sicuramente complici dello slittamento del passaggio di tali deleghe.

Grandi investimenti servono nei trasporti. L’internazionalizzazione del turismo necessita di strutture aeroportuali attrezzate non solo per i charter ma anche di un efficiente collegamento a corto raggio con aeroporti internazionali. L’alta velocità ferroviaria può aprire, o chiudere, mercati importantissimi. Come la valorizzazione a fini turistici e culturali della linea Rimini – Ravenna – Ferrara – Venezia (come di quella Faenza – Firenze) offre un arricchimento dell’offerta turistica e migliora l’accessibilità delle località turistiche non collocate sulla direttrice Bologna – Ancona. La viabilità stradale va completata e potenziata specie in direzione nord-est e sud-ovest. Particolare attenzione alla viabilità urbana non risolvibile con la sola, pur importante, metropolitana di costa.

Come servono investimenti per grandi infrastrutture le quali devono essere mirate a sviluppare precisi prodotti turistici ad es. l’adeguamento delle strutture fieristiche; il potenziamento delle darsene, degli impianti sportivi. Infrastrutture non ripetitive ma che esaltino la vocazione di ogni città o di ogni area turistica. E’ importante conoscere, per questi investimenti, quali sono le risorse economiche necessarie e quali sono quelle disponibili sul territorio. In quali condizioni i privati potranno accollarsi il rischio. Sapere se gli istituti di credito sapranno giocare un ruolo propulsivo.

Investire in cultura. L’università è un potente strumento al servizio del turismo; come sono una risorsa importante gli Istituti professionali, anche se questi ultimi dovrebbero essere più sintonizzati con l’economia locale. Un ruolo importante deve giocarlo la formazione professionale: dovrà essere di massa per elevare la qualità media di tutti gli addetti e mirata per creare le figure professionali oggi scarse o assenti, ma necessarie al salto di qualità progettato.
Il mercato turistico sarà sempre più internazionale e oggi i turisti sono più attenti, informati, sanno valutare cosa hanno acquistato e se la qualità dei servizi ottenuti è adeguata al prezzo pagato. In questo contesto sarebbe utile prevedere una formazione di base che ad es. comprenda anche lo studio della "microlingua del turismo" (cioè un fascio di microlingue interrelate che vengono utilizzate a seconda dei vari contesti in cui l’operatore turistico si trova ad agire); inoltre ogni prodotto turistico ha una forte componente di immaterialità e la qualità del prodotto è per grossa parte la qualità della prestazione e di conseguenza il comportamento di coloro che la pongono in essere; puntare quindi su una formazione professionale che non può più essere basata solo sulle "componenti tecniche del servizio" ma anche su quelle relazionali e di comunicazione. Investire in "cultura dell’accoglienza" , definire il codice di comportamento ottimale di tutti coloro che sono a contatto col turista; incentivare, premiandola, la qualità espressa, in termini di innovazioni tecnologiche e organizzative, di tutela e recupero ambientale …, sia dalle imprese che dalle città turistiche.

Occorre puntare subito a questi scenari poichè, se il mare regge, col cambio favorevole, è possibile avere almeno un paio di anni per investire.

5. SOGGETTI DELL’INNOVAZIONE E SPECIFICI RUOLI

Ai lavoratori si chiede più professionalità; e si continua a chiedere flessibilità per lavorare di più quando aumenta il "lavoro" e meno o niente quando cala o non c’è. Contemporaneamente però le imprese sono chiamate a investire sul nuovo e a rispettare le regole; lo Stato è chiamato a dare pari dignità alle imprese le quali, pur sforzandosi, non riescono ad essere aperte tutto l’anno e a quelle che, magari in condizioni non remunerative per certi periodi, rimangono comunque aperte tutto l’anno;come deve riconoscere i diritti dello stato sociale ai lavoratori stagionali; la Pubblica Amministrazione, in primo luogo la Regione Emilia Romagna, dovrà favorire lo sviluppo di quelle imprese impegnate nel salto di qualità per innovazione, gestione manageriale, aumento della dimensione magari accorpando più strutture per fornire maggiori servizi; come dovrà incentivare solo quelle imprese che danno occupazione, che sono rispettose delle regole e che svolgono quella funzione sociale prevista dalla Costituzione.

La realtà romagnola non è immune dalle politiche turistiche nazionali, ed è perciò indispensabile la riforma dell’ENIT e una rivisitazione della politica turistica italiana sia per ciò che riguarda l’immagine turistica dell’Italia all’estero sia per la corretta destinazione di eque risorse per investimenti nel turismo.

Un salto di qualità, anche in termini di coerenza, specie per le ampie competenze delle quali è stata investita, deve essere fatto dalla Regione alla quale chiediamo:
- di rendere sistematico e preventivo all’assunzione delle decisioni e dei piani programmatici il confronto con le Organizzazioni Sindacali
- di migliorare la qualità della programmazione: coordinando i diversi Assessorati interessati al turismo ( ambiente, trasporti, …); dando coerenza e continuità agli "strumenti legislativi" adottati; definendo deleghe, ruoli, risorse umane e materiali da affidare a Province e Comuni per i compiti ad essi demandati; istituendo lo "strumento" regionale di concertazione fra Regione, Province, Comuni.
- di recuperare i ritardi nella politica ambientale in termini di prevenzione, di tutela del suolo, di assetto idrogeologico.
- di svolgere un ruolo di programmazione e di cooordinamento per la creazione di quelle infrastrutture strategiche per il futuro del turismo;
- di avere una attenzione particolare all’analisi del mondo del lavoro nel turismo (importante sarà utilizzare sinergicamente in questa direzione l’Osservatorio regionale sul Mercato del Lavoro e il più recente Osservatorio sul Turismo); come chiediamo proposte per migliorare le condizioni di lavoro nel settore utilizzando in primo luogo la Formazione Professionale.

Fondamentale appare il ruolo delle parti sociali affinchè le relazioni sindacali non siano più un punto di debolezza ma siano l’occasione di governo delle trasformazioni. Il fatto che nell’Osservatorio Regionale sul Turismo siano presenti sia le Associazioni imprenditoriali del settore sia le Organizzazioni sindacali dei lavoratori è importante perchè accomuna un punto di osservazione e quindi può facilitare la comprensione e la ricerca di soluzioni concordate. Punti di osservazione comuni che devono aumentare, a partire dagli Enti Bilaterali Territoriali ai quali serve una forte spinta per il decollo al fine di essere messi nella condizione di affrontare i temi della formazione professionale e delle modifiche dell’organizzazione e del mercato del lavoro.

Rimini, 2.3.95

FILCAMS CGIL FISASCAT CISL UILTuCS UIL
CGIL CISL UIL

SEGRETERIE REGIONALI DELL’EMILIA ROMAGNA

SCHEDA SUL TERMALISMO

Il settore termale, pur avendo una sua specifica collocazione e peculiarità nel campo della prevenzione, della cura e riabilitazione della salute del cittadino, può dare un grande contributo alla riqualificazione dell’offerta turistica e ad un maggiore utilizzo degli impianti con conseguente allungamento della stagione.

Nella cura termale si integrano le fasi della prevenzione, della terapia e della cura del corpo.

Per le caratteristiche di questo settore, per le tipologie degli stabilimenti, vi è una forte correlazione fra le attività termali esercitate e le risorse naturali ed ambientali esistenti sul territorio.

Da alcuni anni il settore è attraversato da una forte crisi, che ha avuto come effetto un notevole calo del numero degli utenti ed un analogo calo occupazionale; ciò è riconducibile anche alla non assunzione da parte dei Governi del termalismo come settore di grande potenzialità nel nostro paese sia sul versante sanitario che su quello turistico. Non è quindi più rinviabile l’approvazione del testo unificato della proposta di legge n. 521 e n. 1168 già elaborato dalla 12′ Commissione Permanente Affari Sociali della Camera che va sotto il nome di "NORME PER IL RIORDINO DEL SETTORE TERMALE". L’approvazione di tale legge consentirebbe di affrontare anche una "moralizzazione" del settore, il superamento di sprechi e abusi, che pur si sono registrati, ma che rischiano di essere presi a pretesto per cancellare completamente l’intervento pubblico nel settore.

La parte del settore termale riconducibile al pubblico (aziende ex EAGAT e INPS) è interessato da un processo di privatizzazioni che interessa diverse aziende anche nella nostra Regione; si propone pertanto di distinguere il processo che riguarda gli assetti proprietari, che devono fare riferimento al patrimonio pubblico delle Regioni e dei Comuni e impedire speculazioni, dai problemi gestionali per i quali non può esservi alcuna ripercussione per ciò che riguarda la continuazione delle attività.; diversamente evidente è il rischio di compromettere l’attività di interi stabilimenti con conseguenze sul turismo e più in generale sull’economia.

Per numerose aree territoriali il settore termale è il prodotto turistico principale che, sia a livello locale che regionale, anche in questa fase di transizione, può essere quello trainante, ma sul quale devono sovrapporsi altri prodotti, come ad es. il turismo congressuale, o quelli legati all’eco-turismo inteso anche quale cura del corpo e dell’estetica.