Turismo, per i ‘villaggi’ il nemico viene dal mare

09/03/2006
    AFFARI&FINANZA di luned� 6 marzo 2006

    ATTUALITA pag. 12

      Turismo, per i ‘villaggi’ il nemico viene dal mare

        GIORGIO LONARDI

          Un’ombra si allunga sul business, gi� traballante, dei villaggivacanza del Bel Paese. Un ombra che non riguarda solo le attivit� in Italia ma un po’ tutti i villaggi del Mediterraneo a propriet� italiana che s’ispirano alla formula, ormai obsoleta, del �tutto compreso�. A minacciare le attivit� dei vari Alpitour, Ventaglio, Valtur, Grandi Viaggi, Veratour � la crescita impetuosa del settore delle Crociere. Nei prossimi tre anni, infatti, 14 navi modernissime con un capienza compresa fra 2.500 e 3.900 passeggeri entreranno nel Mediterraneo. Colossi come Costa Crociere, Msc (gruppo Aponte), Royal Caribbean ma anche Carnival e P&O aumenteranno l’offerta annua da 2,8 milioni a 3,8 milioni passeggeri. E per i villaggi made in Italy sar� una mazzata. Vediamo perch�.

          Lo scenario tratteggiato nello studio condotto da Blupeter, societ� di consulenza guidata dal Ceo Piero Serra, � semplice quanto impressionante. Negli ultimi due anni il mercato delle crociere nel Mediterraneo � cresciuto a passo di carica: +15% nel 2004; +20% nel 2005. �Nel 2006 l’aumento sar� limitato al 10%�, osserva Serra, �ma solo per la mancanza di un numero di navi in grado di assorbire la richiesta�.

          Un altro elemento importante riguarda la nazionalit� dei passeggeri. Oggi su circa 3 milioni di croceristi che scelgono il Mediterraneo solo 400 mila sono italiani. Ma, secondo le proiezioni di Blupeter, nel giro di un triennio questo numero � destinato a raddoppiare. Gi� nel 2008, forse prima, 800 mila italiani passeranno una settimana in crociera. E allora?

          La vera domanda da farsi, osserva Serra, � da dove arriveranno i 400 mila clienti italiani in pi�. La risposta dell’indagine di Blupeter � netta: assisteremo ad un travaso dal mondo dei viaggi organizzati. A cominciare dal settore della �villaggistica� un comparto con il fiato corto che oggi accoglie 800900 mila clienti all’anno per un fatturato stimato (relativo al solo business dei villaggi) di circa 1 miliardo di euro. Ma non basta. Perch� mentre i villaggi faticano a far quadrare i conti il business delle crociere miete profitti a palate nell’ordine del 16%.

          La ricerca di Blupeter mette quindi sotto accusa il modello di business dei villaggi �all inclusive�. Dice Serra: �Dal lato dei tour operator proprietari dei villaggi troviamo un mercato piatto, lacrime e sangue sui margini e lamentele sul potere d’acquisto dei clienti; dall’altro lato, quello dei croceristi, mercato in crescita a due cifre ogni anno, cos� come gli utili�. Dov’� il trucco?

          Serra afferma che non ci sono trucchi bens� una serie di differenze fondamentali che spiegano sia le difficolt� attuali dei villaggi sia la sconfitta annunciata nei confronti dei croceristi. A meno che non siano presi drastici provvedimenti in tempi brevi.

          Il primo punto riguarda la scelta dei villaggi di concentrarsi sul solo mercato italiano. Al contrario le crociere adottano una formula multinazionale che coinvolge fino a 12 nazionalit� contemporaneamente. Risultato: navi piene tutto l’anno e villaggi vuoti per molti mesi.

          Un secondo elemento, recita lo studio Blupeter � �la scelta da parte dei villaggi dell’ "all’inclusive integralista": tutto compreso nel pacchetto�. Al contrario le crociere hanno sviluppato moltissimo i servizi complementari (shopping, telefono, tv on demand, casin�, internet, ristoranti a la carte, lezioni di yoga, parrucchiere, personal trainer, etc) per dare al cliente la possibilit� di costruirsi la vacanza su misura. �Morale: i clienti spendono comunque�, osserva Serra, �solo che le crociere intercettano una parte molto pi� significativa della spesa complessiva�.

          Una delle conseguenza di questa situazione � la battaglia dei prezzi che costringe i villaggi a ridurre all’osso il costo del �tutto compreso�. E allora? Il risultato inevitabile � lo scadimento del servizio che da professionale (animazione, servizio alberghiero, assistenza negli sport) tende a diventare sempre pi� dilettantesco. Esattamente il contrario di quanto hanno fatto i colossi delle crociere che hanno giocato le loro carte su una sorta di �lusso accessibile� in grado di offrire un servizio impeccabile dal ristorante a la carte fino al corpo di ballo composto da decine di ballerine professioniste.

            Insomma, il risultato dello scontro appare gi� scritto. E la differenza dei prezzi a vantaggio delle settimane �tutto compreso�, sensibilmente meno care dei soggiorni in crociera non sembra in grado di ribaltare l’esito della competizione. �L’unica chance nelle mani dei villaggi�, conclude Serra, �� di tagliare definitivamente i ponti con la formula dell’all inclusive. E quindi di copiare in modo creativo dall’esperienza dei crocieristi�.