Turismo: nuovo slancio per Sud e Nord-Est

16/11/2000

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Giovedì 16 Novembre 2000 italia-turismo
Con i margini di crescita inespressi nuovo slancio per Sud e Nord-Est

di Emilio Becheri

La forza del turismo incoming sta nelle sue molteplici proposte e nella possibilità di combinarle in una serie infinita di offerte. Il Paese si presenta sul mercato mondiale con una propria autonoma forza e una propria immagine determinata dalla valenza delle offerte locali, alcune delle quali con un forte potere monopolistico. Il paradigma che unifica le diversità è quello dell’arte e della cultura, reso attuale dalla moda e, più in generale, dal made in Italy.

Il ruolo delle regioni appare molto differenziato. Sul piano del marketing territoriale solo poche si configurano come un vero e proprio megadistretto e come un prodotto turistico (Sicilia, Sardegna, Toscana) mentre per le altre alcune offerte localizzate (distretti turistici) prevalgono sull’entità regionale (tipico è il caso dell’Emilia Romagna), assumendo spesso le caratteristiche di rete interregionale (Adria). Tuttavia il riferimento regionale rappresenta una entità della quale occorre sempre più tenere conto.

In questo contesto assumono una grande valenza i tentativi di costruire un conto consolidato del turismo regionale e valutare le potenzialità utilizzate e inutilizzate. È stata presentata da R. Gismondi, sul numero 3/2000 della rivista Turistica un’analisi sperimentale che mira a evidenziare le potenzialità utilizzate e, quindi, i margini di crescita che le attività turistiche presentano nelle varie regioni. Una prima valutazione viene effettuata da un punto di vista puramente economico, una seconda tenendo anche conto di una soglia di impatto ambientale, fondata su un criterio di affollamento.

Secondo la prima ipotesi il Sud non utilizza solo il 33,3% delle proprie potenzialità, a fronte del 29% a livello nazionale. In situazione analoga è il Nord-Est (33,0%), mentre presentano percentuali inferiori e simili Centro (22,9%) e Nord-Ovest (22,0%). Se si considera l’impatto ambientale, le variabili si compattano intorno alla media nazionale (17,3%): Sud 18,9%, Nord-Est 17,3%, Centro 18,4%, Nord-Ovest 13,9 per cento. Ne risulta che il limite dell’impatto ambientale incide di più sulle possibilità di una utilizzazione efficiente nel caso del Nord-Est (15,7%) e delSud (14,4%).

L’analisi fa riferimento alle sole statistiche ufficiali che rappresentano circa il 37% del movimento turistico stimato con il sommerso e il non rilevato. Considerando le singole regioni e tendendo conto dell’impatto ambientale la regione che presenta le maggiori potenzialità inutilizzate è la Calabria (33%), seguita da Sardegna (22,1%) e Veneto (24,5%); quelle con minori potenzialità sono Molise (4%), Piemonte (8%), Lazio (10%), Emilia e Trentino Alto Adige (10,1%).

Senza tenere conto dell’impatto ambientale, la regione con le maggiori potenzialità sarebbe la Puglia (56,7% delle potenzialità da utilizzare) seguita, per la presenza di una ampia ricettività, da Emilia Romagna (50,9%) e Calabria (46,2%). In sintesi appare evidente che si tratta di margini di utilizzazione potenziale forse non così elevati come ci si sarebbe potuto aspettare, ma l’analisi presuppone il mantenimento delle condizioni attuali di ospitalità, ad esempio anche in termini di stagionalità e di infrastrutture.

Il deficit di utilizzazione può essere imputato da un lato agli attuali assetti organizzativi (Mezzogiorno) e dall’altro alla presenza di un’offerta ricettiva strutturata ma che comunque presenta ancora ampi margini di utilizzazione (Nord-Est).