Turismo, non tornano i conti

29/07/2003


martedì 29 Luglio 2003

RICERCA DELLA CONFESERCENTI. PREVISIONI PESSIMISTICHE ANCHE PER AGOSTO, TENGONO SOLO LE LOCALITA’ DI MARE
Turismo, non tornano i conti
Flessione soprattutto ai laghi e nelle città d’arte

Daniela Daniele
ROMA
Se non proprio disastrosa, la stagione turistica 2003 sta dando segnali di calo che preoccupano gli operatori. Secondo una ricerca di mezza estate, condotta dal Centro studi turistici di Firenze per conto di Assoturismo-Confesercenti, si profila una diminuzione della domanda su tutti i fronti. Meno vacanzieri stranieri e nostrani nelle località turistiche e meno italiani all’estero. La flessione nel mese di luglio è dello 0,93 per cento di arrivi, sia di italiani che di stranieri, nelle strutture ricettive del nostro Paese. Gli espatri per vacanza, poi, registrano un calo dell’1,90 per cento.
Lo studio elenca, poi, le mete meno richieste. I laghi, per esempio, che segnano una flessione, rispetto al luglio dell’anno scorso, del 2,61 per cento, e le città d’arte nelle quali i turisti diminuiscono in questo mese del 2 per cento. Seguono il turismo termale che fa registrare un calo dell’1,52 per cento sempre nel mese di luglio, e le località marine con -1,43 per cento. Le previsioni per il mese di agosto sono ancora meno ottimistiche per tutte le mete turistiche escluso il mare, unica voce che dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile registrando un incremento dello 0,03 per cento. Per il resto, le diminuzioni in totale si dovrebbero aggirare sullo 0,72 per cento, con un massimo di penalizzazione per i centri d’arte (-1,96%) e per il turismo termale (-1,59%).
Le contrazioni degli arrivi di italiani e stranieri a luglio riguardano molte regioni, con le eccezioni di Abruzzo (+1,23%), Molise (+1%), Sicilia (+1,20%), Calabria (+0,64%), Marche, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta. Massima penalizzazione per il Lazio che vantando quasi esclusivamente Roma quale meta turistica, risulta particolarmente danneggiato dalla flessione delle vacanze culturali.
Dove vanno gli italiani all’estero? Preferite le mete a breve raggio, oggetto spesso di proposte economiche vantaggiose: isole greche, Egitto, con una predominanza del mar Rosso (e con temperature da forno a microonde, in questo periodo), Spagna con le Baleari, Croazia, Francia, Tunisia e Austria.
Chi preferisce l’Italia, dall’estero? I tedeschi, malgrado le recenti polemiche, restano saldamente in testa con il 37,13 per cento del totale delle presenze straniere in Italia. Seguono, e fanno registrare anche un incremento rispetto all’estate precedente, i britannici con il 14,34 per cento e gli olandesi con il 10,71.
«L’estate 2003 si evidenzia come una stagione insoddisfacente», commenta il presidente di Assoturismo-Confesercenti, Gaetano Orrico, e sottolinea la necessità di costruire un sistema turistico competitivo puntando soprattutto sul rapporto qualità-prezzo, sulla flessibilità dell’offerta e su politiche di prodotto supportate da adeguate campagne promozionali.
A che cosa attribuire questa situazione? «Stiamo vivendo un periodo di scarsa propensione agli acquisti – osserva Antonio Tozzi, presidente della Fiavet (Federazione delle agenzie di viaggio e del turismo -; nella piramide dei consumi si cerca, ovviamente, di eliminare il superfluo. Non dimentichiamo, poi, che dall’11 settembre, con tutto quel che ne consegue in tema di stagnazione economica, a oggi sono trascorsi poco meno di due anni. A questo si aggiungano i venti di guerra e la Sars e i motivi di un diminuito interesse per il turismo sono più che evidenti».Strategie? «Dobbiamo a tutti i costi essere più competitivi», risponde Tozzi e conclude: «A questo proposito, abbiamo fatto due richieste al governo. La prima è quella di abbassare l’Iva alberghiera che da noi è del 10 per cento mentre in Paesi quali Francia, Spagna, Grecia e Portogallo è più bassa. La seconda: si prevedano aiuti alle aziende dell’indotto, in particolare quella della moda, che soffrono principalmente per la carenza del turismo americano e giapponese».Se il turismo tradizionale langue, la tendenza alle prenotazioni last minute sembra godere ottima salute. Secondo la Tourism Industry Association, infatti, il 64 per cento dei viaggiatori pianifica le proprie vacanze con massimo due settimane di anticipo. Ovviamente, a prezzi stracciati.