Turismo, non più interesse di stato

07/10/2003

1- Turismo, non più interesse di stato
2- Una scelta che porta alla deriva del turismo

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
237, pag. 15 del 7/10/2003
di Fabio Donfrancesco

Secondo uno studio di riforma del dicastero commissionato da Antonio Marzano a Sabino Cassese.
Turismo, non più interesse di stato

Prevista la soppressione della d.g. alle attività produttive

Incredulità e sconcerto tra le associazioni di categoria. Sono queste le prime reazioni alla notizia della probabile soppressione della direzione generale al turismo, secondo quanto stabilito dallo studio di riforma del ministero delle attività produttive elaborato in estate dalla commissione presieduta da Sabino Cassese. Bernabò Bocca, presidente di Confturismo, non vuole credere a tale eventualità. ´Dipende che cosa si immagina per sostituire la direzione generale per il turismo: posso pensare solamente a un’ipotesi migliorativa, sicuramente non a una soppressione di questo organismo, anche se ormai con funzioni limitate, dopo la modifica del titolo V della Costituzione, che ha passato la titolarità alle regioni. Ci sono infatti’, sottolinea Bocca, ´molti aspetti dei quali è ancora lo stato centrale a occuparsi: promozione del marchio Italia, Enit e fiscalità. Allora perché l’agricoltura può avere un ministero e il turismo no? Non riuscirei a immaginarmi una soppressione della direzione, senza che questa venga sostituita con un organismo con più poteri: abbiamo infatti chiesto mille volte un dicastero, o almeno un sottosegretariato alle dipendenze della presidenza del consiglio. Se l’indiscrezione rispondesse al vero, sarebbe un errore madornale. Abbiamo fatto recentemente un’indagine’, ricorda il presidente di Confturismo, ´dove abbiamo riscontrato che i paesi turisticamente importanti dispongono tutti di un ministero del turismo. Quindi, mentre tutti gli altri stati come Francia, Germania e Portogallo puntano su una specificità del settore, l’Italia va esattamente dalla parte opposta’. Bocca non dimentica le promesse fatte dal presidente del consiglio in campagna elettorale.

´Sarei molto sorpreso’, ammette Bocca, ´che un governo che ha fatto del turismo uno dei punti cardine della sua campagna elettorale, malgrado fino a oggi abbia realizzato assai poco, peggiorasse addirittura la situazione rispetto a prima’.

Gaetano Orrico, presidente di Assoturismo/Confesercenti, preferisce affrontare il discorso in senso più generale: ´A prescindere dalla soppressione o meno del dipartimento, c’è una questione principale: se l’Italia vuole puntare o meno sul turismo. Se è così, come penso, allora occorre organizzare una presenza dello stato in modo significativo. Al di là delle competenze e del ruolo fondamentale delle regioni, non avere un punto di riferimento centrale è senza dubbio un grosso sbaglio. Ogni regione non può fare promozione turistica all’estero per conto proprio. Occorre invece un potenziamento e una riforma dell’Enit, con una presenza più forte delle regioni’.

Federturismo/Confindustria per il momento non vuole commentare l’anticipazione di ItaliaOggi, anche se fanno sapere che l’associazione ha sempre sostenuto uno sviluppo del turismo a livello nazionale attraverso una struttura di riferimento tecnico-politica centrale, soprattutto per i molteplici rapporti con l’Unione europea.

I responsabili regionali delle politiche sul turismo rimangono scettici sul progetto di riforma in mano al ministro delle attività produttive e denunciano l’assenza di una vera strategia complessiva. Spiega Guido Pasi, assessore ulivista al turismo dell’Emilia Romagna: ´Mi pare di capire che si procede in modo casuale. Questo progetto passa le competenze alle regioni; ma praticamente le stesse non sono messe in condizioni di operare al meglio. Non ci sono più trasferimenti di fondi dallo stato alle regioni per il turismo e, tra le poche cose che ho capito dalle parole del ministro Marzano nell’ultimo incontro, è che non si può fare né l’allineamento dell’Iva ai paesi concorrenti, né tantomeno rifinanziare la legge quadro sul turismo (135/2001), perché Tremonti non vuole. Nel bilancio 2003, c’erano 70 milioni di euro, vale a dire una cifra ridicola’.

Per Massimo Zanello, assessore al turismo delle regione Lombardia (Cdl), invece non è solo questione di risorse. ´Premesso che già oggi lo stato centrale non ha di fatto competenze, non è uno scandalo parlare di sopprimere la direzione. Credo, invece, che ci sia un problema di immagine e di coordinamento delle politiche di promozione all’estero. Non è certo una direzione del ministero che può attuare tali obiettivi.

Luogo di confronto e di armonizzazione delle strategie tra stato e singole regioni potrebbe essere il ministero delle politiche regionali, o presso la presidenza del consiglio. Il problema non è di distribuzione dei soldi, bensì dare maggiore peso alle regioni e mettere l’Enit finalmente nelle condizioni di poter lavorare a stretto contatto con gli enti locali. A livello europeo, infine, non esiste in realtà un organismo specifico per lo sviluppo del turismo’.

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
237, pag. 15 del 7/10/2003

Una scelta che porta alla deriva del turismo

È vero: è solo una proposta avanzata dalla commissione Cassese al ministro per le attività produttive Antonio Marzano, il quale può tranquillamente non dare seguito allo smantellamento della direzione turismo. Ma preoccupa la proposta stessa. Nessuno mette in dubbio la buona fede e la ponderazione con cui la commissione è giunta a quella proposta. Ma pensare di smantellare l’ultima parvenza di coordinamento nazionale del turismo in Italia è, a dir poco, raggelante. E non si risponda che questa scelta viene incontro ai dettami del titolo 5 della Costituzione in materia di federalismo. Le materie di cui le regioni si devono occupare sono di natura territoriale, come è giusto che sia. Piaccia o no, non si possono demandare le strategie nazionali, la promozione globale, il flusso dei finanziamenti a realtà regionali, che, giustamente, guardano agli interessi di casa loro. Che ne sarebbe dell’Enit, anche rinnovato? E che ne sarà dei fondi comunitari che in varia forma arrivano in Italia da Bruxelles e che passano, guarda un po’, dal ministero delle attività produttive? Non saranno spesi? Resteranno in stand by, in attesa di un disegno di legge, che ne proponga l’assegnazione diretta alle regioni, con cui peraltro, istituzionalmente, Bruxelles non dialoga?

Non solo questa proposta lascia allibiti e sconcertati; dimostra, ancora una volta, che il settore non viene tenuto in alcuna considerazione dal ministero.

Per troppo tempo le associazioni di categoria hanno dimostrato pazienza, tenacia, ostinazione nel ripetere ciò che al settore serviva. Hanno atteso, quasi stoicamente, un segnale. Risposte: nessuna. Sono passati quasi tre anni dalle dichiarazioni programmatiche del governo, che metteva in prima fila il turismo.

Ora esso è relegato in quarta fila e non lo vede nessuno, tra palazzo Chigi e dintorni, neppure quando tenta di farsi largo. Il settore rischia la deriva, mentre Francia, Spagna e altri paesi Ue continuano a spendere milioni di euro per supportare i loro albergatori, le loro agenzie, i loro loisir, i loro luoghi storici. I risultati si vedono. A noi, forse, basta il sole e il mare. Vero?