Turismo: Multiproprietà, boom di scambi

18/01/2001

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Giovedì 18 Gennaio 2001
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ARGOMENTO – Vacanze in condominio
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Quattro milioni di soci nei due circuiti principali con oltre 5mila residence nel mondo Multiproprietà, boom di scambi In Italia la formula del «timeshare» coinvolge 130mila famiglie e rappresenta un giro d’affari di 66 milioni di dollari

MILANO È nata in Europa negli anni 60, ma è stata decisamente adottata dagli Stati Uniti, dove si concentra una grossa fetta del business e dove, spinta dall’applicazione del diritto anglosassone, ha assunto forme giuridiche diverse da quelle del Vecchio Continente. La paternità della multiproprietà — meglio conosciuta a livello internazionale come timeshare o timesharing — viene rivendicata dalla Francia, dove nel 1965, a Super Dévoluy (una stazione sciistica alpina) la Société des Grands Travaux di Marsiglia ottenne la registrazione del marchio "Multiproprieté" e lo lanciò con lo slogan: «Non affittate più la stanza, comprate l’albergo. È più conveniente».

Da allora la formula ha attraversato l’Atlantico e si è sviluppata negli Stati Uniti, trovando terreno fertile soprattutto in Florida nella seconda metà degli anni 70. A oggi, secondo le stime di Rci (Resort condominiums international) smuove un fatturato diretto di 7 miliardi di dollari a livello mondiale, di 1,7 miliardi a livello europeo e di 66 milioni di dollari in Italia. Numerose le famiglie coinvolte: secondo i dati dell’Associazione italiana multiproprietà sono 130mila solo quelle italiane, mentre sommando un po’ di dati a livello internazionale, si arriva a una stima di famiglie multiproprietarie nel mondo superiore ai quattro milioni. Ma soprattutto, via via che il fenomeno assume maggiore popolarità, cambia anche la visione che lo circonda, migrando più propriamente da un concetto di condivisione immobiliare a quello di utilizzo turistico. Tanto che l’Organizzazione mondiale del turismo, nell’ultima pubblicazione sull’argomento ("Timeshare: the new force in tourism") ne ha fornito la seguente descrizione: «Il diritto di godere ogni anno, per un determinato periodo o intervallo, di vacanze in appartamento o altro alloggio, all’interno di un complesso turistico che offre una varietà di servizi e di attrezzature». E non solo, visto che nella pratica ormai il timeshare si applica persino alle crociere in catamarano ai Caraibi.

Tormentata in Italia da episodi oscuri — alcuni dei quali tuttora aperti in sede giudiziale — e da un significativo campionario di malagestione che ha causato alternativamente fallimenti o esasperazione dei proprietari alle prese con spese di gestione troppo elevate, sembra finalmente aver trovato un punto di approdo nel nostro Paese negli ultimi due anni. Prima, con il recepimento della normativa Ue tramite la legge 417/98; poi, ed è cronaca recente, con la fusione tra Aim (Associazione italiana multiproprietà) e Ote, l’Organizzazione europea del timeshare. Se la prima mette finalmente dei punti fermi in termini di trasparenza dei contratti, predefinizione dei costi, vendita e rapporti commerciali tra società e consumatori, è però la seconda iniziativa a introdurre il concetto di deontologia professionale degli associati e, soprattutto, di garanzia del loro operato. «Con la fusione tra Aim e Ote — spiega Ettore Parlato Spadafora, presidente di Aim — siamo in grado di fornire informazioni e tutela ai potenziali acquirenti non solo per quanto riguarda le società italiane, ma anche per quelle europee associate».

Ma chi è il multiproprietario italiano? Rci Europe ha recentemente commissionato un’indagine ad hoc: ha un’età compresa tra 30 e 59 anni, la sua famiglia è composta in media da tre persone, si concede fra le due e le tre vacanze all’anno, preferisce le città, le località culturali e marittime, opta preferibilmente per resort italiani. Inoltre, la qualità è il fattore più importante nella scelta della vacanza e, nel 65% dei casi, ritiene di aver sensibilmente risparmiato sui costi facendo ricorso alla formula del timeshare. Tanto che ben l’80%, stando all’indagine Rci, si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto.

A fare da volano alla formula della multiproprietà in Europa hanno contribuito negli ultimi anni anche i cosiddetti circuiti di scambio, grazie ai quali è possibile "barattare" il proprio periodo di vacanza con altri analoghi in località differenti. Due i principali operatori del settore attivi nel mercato italiano: Interval International e Rci. Il primo conta su un milione di soci (i dati sono a fine ’99), 1.800 residence nel mondo e 500mila scambi l’anno. Il secondo (www.rci.com), che ora fa parte della Cendant Corporation (società quotata, 35mila dipendenti e uffici in 100 Paesi), ha chiuso il 2000 con 2,9 milioni di famiglie associate nel mondo (71mila in Italia), 3.600 residence in 94 Paesi, e ha effettuato 2,2 milioni di scambi nel corso dell’anno, di cui 42mila con riferimento al mercato italiano. «Dati, questi, che dimostrano non solo le dimensioni mondiali del fenomeno timeshare — spiega Cristina Tosi, responsabile resort affiliati di Rci Italia — ma soprattutto le potenzialità di crescita in Italia».

—–Evelina Marchesini