Turismo made in Italy sotto attacco

21/05/2005
    sabato 21 maggio 2005
    pagina 20

    L’ALLARME DI FIAVET-CONFCOMMERCIO
    Turismo made in Italy sotto attacco
    Società orientali e arabe offrono pacchetti sottocosto

      retroscena
      Raffaello Masci
      inviato a MINORCA

        IL dumping cinese minaccia la più florida industria italiana: quella del turismo. E se quello cinese è il più aggressivo, ce ne sono tuttavia di analoghi provenienti da altri paesi extra europei e arabi in special modo. Si tratta di una aggressione al nostro mercato domestico che si realizza attraverso un generoso investimento di capitali nelle società di vendita on line di pacchetti turistici, voli low cost, hotel, viaggi tutto compreso. L’allarme viene dalla Fiavet-Confcommercio, la maggiore organizzazione degli agenti di viaggio, che ha appena concluso il proprio congresso a Minorca.

          Il presidente dell’associazione, Antonio Tozzi, è cauto e non vuole lanciare accuse dirette a specifiche società, ma è tuttavia molto chiaro nel definire la pericolosità di un fenomeno che negli ultimi anni ha dato filo da torcere ad un settore già provato. «Sta accadendo che molte società a capitale straniero, arabo, cinese ma anche di altri paesi esterni all’unione europea, stiano investendo in attività per la vendita on line di pacchetti turistici, sia per l’Italia che per l’estero. Noi, ovviamente, lo viviamo come una concorrenza sleale, per il fatto che non avviene in un contesto di regole certe in materia di commercio, di garanzie e di tutela del lavoro, ma per i consumatori può essere un vero pericolo, in quanto è questo tipo di vendita che produce una quantità enorme di fregature. Se è vero, infatti, che a volte i prodotti offerti on line possono apparire vantaggiosi, va anche detto che in caso di reclamo il cliente non sa a chi rivolgersi né chi perseguire, in caso di problemi più seri».

            Le vendite on line di prodotti turistici, si era configurata all’inizio come una bomba capace di scardinare i prezzi e di sovvertire il mercato. Poi, in realtà, tutto si è ridimensionato, «perché molti consumatori sono stati ingannati – continua Tozzi – e ci sono stati procedimenti per la richiesta di danni». Ma è difficile mettere di fronte alle proprie responsabilità delle società con sede a Hong Kong o comunque distanti dall’Italia sia geograficamente che per sistemi giudiziari, e il piu delle volte il consumatore gabbato tale resta, salvo prendersi la soddisfazione di denunciare la malefatta ai giornali e alla tv.

              A questa situazione, beninteso, la rete delle agenzie di viaggio intende reagire, senza alzare barriere e senza demonizzare nessuno, ma offrendo un prodotto analogo e di migliore qualità. «Se la vendita on line e una componente di qualche rilevanza del nuovo mercato, stimabile intorno al 10% del fatturato – dice ancora Tozzi – saremo noi stessi, agenti viaggio, a proporla, sia acquistando in rete per conto del cliente, sia allestendo dei nostri siti specificifi. Con la differenza che noi diamo la nostra faccia e la nostra professionalità a garanzia. Il viaggiatore insoddisfatto sa con chi prendersela se il prodotto non va, così come sa a chi rivolgersi se non vuole avventure. Quindi più qualità e più garanzie: questa è la nostra ricetta per battere i cinesi d’assalto e gli altri venditori improvvisati».

                Quanto ai più generali mali del turismo italiano, un documento Fiavet ricorda come come l’Italia, che negli anni Settanta era al primo posto tra i paesi ricettori di turismo nel mondo, sia stata scavalcata da Stati Uniti, Francia e Spagna.

                  Tra le cause di questo flop, a parte la lunga questione della inadeguata promozione dell’immagine dell’Italia, Fiavet indica cinque forti carenze: il rapporto qualità-prezzo che viene invece esaltato, e con successo, da alcuni paesi concorrenti gravitanti nel bacino del Mediterraneo. Il potere d’acquisto dell’euro che agevola concorrenti agguerriti come Turchia e Egitto. L’inadeguatezza di molte strutture ricettive. Una classificazione alberghiera che non rispecchia la qualità dei servizi erogati e infine, il costo troppo elevato dei servizi extralberghieri.