Turismo, l’Italia un amore a caro prezzo

28/02/2006

    Luned� 27 Febbraio 2006

      Inchiesta

        Il settore vale il 12% del Pil, ma il peso di Iva e contributi penalizza la competitivit� nei confronti di altri paesi europei

          Turismo, l’Italia un amore a caro prezzo

            In cinque anni 5,5 milioni di stranieri in meno: i listini dei pacchetti vacanze doppiano l’inflazione

              di PAOLO POGGIO

              ROMA – C’era una volta l’Italia della dolce vita , delle citt� d’arte, della costiera amalfitana e della Sicilia incantata. Miti e sogni per i turisti stranieri che per cinquant’anni hanno invaso il nostro paese. Quell’Italia c’� ancora: a volte pi� bella, a volte invecchiata, a volte decisamente pi� brutta. Ma ora la dolce vita ha lasciato il posto al caro vita , anche per chi viene a visitare le nostre bellezze. In soli quattro anni, dal 1� gennaio 2002 (data di ingresso nella circolazione monetaria dell’Euro) al 31 dicembre 2005, i bad and breakfast nel nostro paese sono aumentati del 26,4%. Prezzi in volata libera anche per gli stabilimenti balneari (+12,9%), i trasporti urbani (+13,1%) e i parchi divertimento (+20,6%). Risultato? Tra il 2001 e il 2004, sono stati ben cinque milioni e mezzo in meno le presenze di turisti stranieri, con qualche segnale di ripresa negli ultimi mesi del 2005 che � ancora azzardato considerare un’inversione di tendenza. Il calo ha riguardato anche la cosiddetta permanenza media, che passa da 4,1 giorni a 3,8 giorni: una perdita quasi del 4%. Ci hanno visitato meno i tedeschi (-13,6%) e gli austriaci(-9%).

                L’aumento dei prezzi ha avvantaggiato altri paesi europei. In particolare la Spagna. Secondo l’Eurostat, l’istituto di statistica europeo, la penisola iberica � la destinazione privilegiata dalla gran parte dei turisti dei singoli paesi membri dell’Unione: nel 2004 circa il 25% dei turisti europei � andato in Spagna, per un totale di 210 milioni di notti passate in hotel. Per un confronto, basti pensare che le notti degli stranieri in Italia sono state circa 140 milioni. Una crisi non da poco se si considera che il turismo contribuisce alla creazione del 12% del Pil nazionale, attraverso una rete di 60 mila aziende che impiegano il 12,5% degli occupati complessivi del Paese.

                Ma � proprio vero che l’Italia non � pi� vantaggiosa per i turisti stranieri? Secondo i dati Eurostat e Istat, il nostro paese � al primo posto tra quelli europei che tra il 2002 e il 2005 hanno aumentato le tariffe per i pacchetti di viaggio “tutto compreso”. Queste aumentano nel periodo considerato del 18,6%, doppiando l’inflazione che tocca appena il 7%. Al secondo posto c’� la Grecia con un + 14,8%, poi la Francia (+8,4%), la Gran Bretagna (+8,1%) e Spagna e Portogallo (+7,8%). Non parliamo di paesi fuori dall’aerea euro: Tunisia, Egitto e Croazia sono decisamente pi� vantaggiosi per buona parte dei turisti europei.

                �Il sistema Italia spende 20 milioni di euro per la promozione turistica. La Spagna ne investe 100 – spiega Bernab� Bocca, presidente di Confturismo, la principale organizzazione di categoria, con 200 mila imprese associate -. E poi noi andiamo avanti in ordine sparso con le Regioni e le Province che spendono soldi per promuovere solo determinate aree. Andiamo in ordine sparso e non facciamo sistema. Con 4,5 punti di Iva in pi� rispetto alla Francia e 3 rispetto alla Spagna non siamo competitivi. I prezzi alti si spiegano cos�: abbiamo vissuto di rendita e ora altri paesi ci stanno superando. Costo del lavoro e pressione fiscale ci stritolano�.

                  Un parere condiviso da Eugenio Magnani , direttore generale dell’Ente del Turismo Italiano: �Paesi come la Spagna e la Francia ci battono perch� anni fa hanno fatto delle scelte strategiche e politiche, per esempio prevedendo incentivi e facilitazioni alle imprese di settore�.

                    Andrea Giannetti , presidente di Assotravel, che riunisce le agenzie di viaggio aderenti a Confindustria, non ha dubbi: �Gli altri paesi costano meno e quindi sono pi� competitivi, ma alcuni ci battono solo su alcuni settori, come per esempio il balneare dove abbiamo perso posizioni per la diretta concorrenza con i paesi del Mediterraneo, come Spagna, Grecia e Croazia, mentre sul turismo nelle citt� d’arte restiamo su buoni livelli�. Per il presidente di Federturismo, Costanzo Jannotti Pecci , a soffrire maggiormente non sono solo gli alberghi, ma anche il settore congressuale, dove l’Iva non � detraibile, �di conseguenza le multinazionali non portano i grandi congressi nel nostro paese, un settore che invece si porta dietro un turismo benestante, che aiuta i territori anche fuori dalla stagione turistica vera e propria�.

                      E se rifacessimo il Ministero del Turismo? L’idea, guardacaso, � di Giuseppe Galati, sottosegretario alle attivit� produttive: �Dobbiamo metterci alle spalle la logica della gestione familiare e formare subito nuovi manager che permettano di formare un settore competitivo e innovativo. La trasformazione dell’Enit in Agenzia di promozione turistica � un passo importante, ma ancora insufficiente, perch� non risolve la frammentazione che scaturisce dalle varie leggi regionali sul turismo�.

                        Ma i prezzi restano , carte alla mano, la causa pi� visibile di una crisi che, secondo Paolo Costa, presidente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento Europeo, rischia di spostare i grandi flussi lontano dal belpaese: �Nel 2005 a fronte della crescita del turismo a livello mondiale (+5.5%) ed europeo (+4%), nonostante terrorismo, guerre, tsunami, inondazioni, incendi, paura di Sars e aviaria, crisi economiche che avrebbero dovuto favorire un paese rimasto indenne a questi infortuni, si � registrata una stasi del turismo internazionale verso l’Italia. Se i prezzi non scendono, piangeremo lacrime amare�.

                          Ha collaborato
                          Alessandra Gesuelli