Turismo: l’Italia continua a perdere appeal

21/09/2004


            martedì 20 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 13

            Turismo
            L’Italia continua a perdere appeal
            DAL NOSTRO INVIATO
            V.CH.
            GENOVA • Già si guarda alla stagione 2005 e — come ha sottolineato il presidente dell’Enit, Amedeo Ottaviani — c’è preoccupazione tra gli operatori. «La concorrenza estera si accentua di giorno in giorno — ha aggiunto —. Il sistema Paese accusa un arretramento dell’indice di competitività, soprattutto per quanto riguarda mobilità e accoglienza. Il turismo balneare sta andando fuori mercato, i tour operator stranieri criticano apertamente i nostri prezzi e servizi». Quest’anno, secondo un’analisi di Confesercenti, il sistema turistico italiano — a causa del crollo di competitività sull’estero e della crisi della spesa delle famiglie italiane — ha perso finora almeno 1,6 miliardi.

            A soffrire in maniera particolare — sottolinea Emilio Becheri, coordinatore del Rapporto Mercury sul turismo italiano 2004 — sono state le aree del Nord e del Centro, mentre qualche risultato migliore è stato registrato in generale al Sud. Lo scenario che emerge dal Rapporto non è certo confortante, se messo a confronto con la marcata ripresa del flussi turistici internazionali ricordata da Francesco Frangialli, segretario generale dell’Omt (l’agenzia Onu per il turismo). L’Italia non riesce a mettere a frutto il potenziale ricettivo: 1.960.790 posti letto, ossia la leadership in Europa davanti a Spagna (1.450.504) e Francia (1.207.238).

            La struttura ricettiva italiana risulta ancora nettamente sbilanciata tra le aree: dei 33.289 alberghi e degli 88mila circa esercizi extra-alberghieri, una buona parte è concentrata (rispettivamente 14.734 e 67.274 esercizi) nel Nord-Est, lungo quella dorsale adriatica che quest’anno ha subito pesantemente le difficoltà del mercato turistico. Al Sud ci sono solo 5.792 alberghi (17,4%) e 4.454 esercizi extra-alberghieri (5,1%). Il grosso dell’offerta ricettiva risulta concentrato tra gli hotel a tre stelle: i cinque stelle sono 182 contro 15.575 tre stelle, mentre i quattro stelle si attestano a quota 3.109. La crescita degli alberghi di fascia alta è stata massiccia ma anche il numero dei tre stelle è in espansione, mentre perdono terreno gli esercizi a una e due stelle. I cinque stelle coprono comunque lo 0,5% complessivo dell’offerta (era lo 0,3% nel 1990). Il fattore generale di riempimento è poi ai minimi (39,6% contro il 60,3% della Francia).

            Inoltre, come rileva Piero Barucci (presidente del Comitato scientifico per il Rapporto Mercury), una vera e propria crisi investe alcuni grandi motori del turismo italiano, e il riferimento è alla compagnia di bandiera Alitalia e a tour operator di livello internazionale come Parmatour, Cit e Ventaglio. Inoltre — afferma Barucci — soffrono nettamente tipologie come il turismo termale e quello balneare, e quest’ultimo viene ormai giudicato come «maturo».

            A rimarcare i punti deboli della competitività del sistema turistico italiano arriva anche una analisi del centro studi Ciset dell’università di Venezia, presentato nel corso dei lavori della Conferenza di Genova. Secondo l’analisi la quota di mercato dell’Italia sui flussi mondiali scenderà entro il 2005 al 5,5% dal 7,6% rilevato nel 1985. Nello stesso arco di tempo la quota sulle entrate da turismo straniero calerà parimenti dal 7,4% al 5,7% stimato per il prossimo anno.

            La Francia invece vedrà la quota sui flussi mondiali restare stabile intorno all’11,1% mentre per quanto riguarda le entrate valutarie la quota è destinata a salire al 7,2% (dal 6,7% fatto registrare nel 1985).