Turismo, l’Enit si fa Agenzia

08/03/2005

    lunedì 7 marzo 2005

    IL SETTORE STA ATTRAVERSANDO UNA SERIA CRISI
    Turismo, l’Enit si fa Agenzia

    Emanuele Imperiali

      Roma. L’industria turistica perde colpi. Nonostante abbia finora prodotto un giro d’affari pari a 143 miliardi, circa l’11% del prodotto interno lordo, e dia lavoro a 2 milioni di addetti. Negli ultimi 35 anni è stata costretta ad abbandonare quote di mercato considerevoli: nel 1970 l’Italia era la prima delle mete turistiche mondiali, l’anno scorso è scivolata al quarto posto, superata da Francia, Spagna e Nord America.
      Ecco perché nella partita sulla competitività il tema del rilancio del turismo assume un ruolo decisivo. Ma le soluzioni operative e concrete sono ancora in alto mare.

      Sul destino dell’Enit, l’Ente nazionale turismo, ormai divenuto un carrozzone che spende quasi i due terzi del proprio bilancio solo per pagare i dipendenti, è ancora buio pesto. L’idea prevalente, in attesa del varo definitivo del decreto e del disegno di legge, è trasformarla in una sorta di Agenzia nazionale del turismo, come aveva specificamente chiesto il vice ministro dell’Economia Gianfranco Miccichè, sul modello della "Maison de la France" transalpina, interamente a capitale pubblico, col compito di promuovere le offerte del sistema paese per l’estero.

      C’è però chi insiste per farne una società per azioni, che potrebbe così entrare, magari con quote minoritarie, nel capitale di attività turistiche: in questo caso lo Stato manterrebbe il 51 per cento, mentre il restante 49 per cento sarebbe ceduto alle Regioni e agli Enti locali. Qualcuno aveva anche avanzato l’ipotesi di far entrare nel capitale dell’Enit Sviluppo Italia, che ha un forte know how turistico, dando vita a una società ad hoc per la quale era anche già stato scelto il nome – "Italia Turismo" – ed era anche stata definita la dote, pari a 50 milioni di capitale.

      Ma l’amministratore delegato di Sviluppo Italia Massimo Caputi (nella foto) ha smentito decisamente ogni interesse. Anche se attualmente "Sviluppo Italia Turismo" già agisce da operatore turistico nazionale pubblico-privato: nella società, oltre a Sviluppo Italia che detiene il 51 per cento, ci sono anche l’Ifil della famiglia Agnelli, Banca Intesa e il gruppo Marcegaglia. E Sviluppo Italia è presente anche in "Italia Navigando" specializzata nei porti turistici.

      Mentre si discute e si litiga, però il turismo del Bel Paese continua a perdere colpi e quote di mercato. Nel 2004 c’è stata una flessione pari al 20 per cento delle presenze e del fatturato, i turisti ricchi vanno altrove, le nostre strutture ricettive, nonostante siamo i secondi al mondo dopo gli Stati Uniti per offerta di posti letto, lavorano in media 45 giorni l’anno e si riempiono non più del 30 per cento. L’assurdo è che su internet non c’è neppure un Portale nazionale di promozione del turismo, che adesso c’è chi vorrebbe affidare, sempre nell’ambito del decreto sulla competitività, a "Innovazione Italia" proprio al fine di lanciare il marchio del nostro Paese nel mondo. Mentre proliferano gli enti impegnati nella promozione del turismo, sono ben 72 e ognuno agisce in maniera autonoma e scoordinata, al di fuori di una strategia nazionale.