Turismo, le ricette per scongiurare la crisi

05/10/2004


            lunedì 4 ottobre 2004

            SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA

            ATTUALITA pag. 14

            Turismo, le ricette per scongiurare la crisi
            Il settore ha accusato un calo tra il 10 e il 15%. Sotto accusa le poche infrastrutture, i prezzi troppo alti e un livello dell’offerta sempre meno competitivo. Gli operatori chiedono l’lva al 10% e paventano il rischio di licenziamenti

            CARLO CAMBI

            S’ode a destra uno squillo di tromba: bisogna resuscitare il ministero del Turismo. Parola dei moderati di An con in testa il viceministro con delega al Commercio Estero Adolfo Urso che insiste, da mesi, per un’offensiva del made in Italy. Ma per farlo al governo mancano i quattrini. L’allarme di Urso ha riacceso un dibattito mai del tutto sopito anche se le Regioni hanno snobbato la proposta semplicemente facendola cadere e contando sul fatto che in tempi di federalismo in stile «o si spacca l’Italia o si muore», nessuno avesse voglia di ridar fiato a un dicastero abrogato per via di referendum insieme con quello dell’Agricoltura.

            Il sussulto «istituzionale» però è rimasto l’unico cenno che qualcuno abbia voglia di metter mano sul serio al flop turistico dell’Italia. Il terreno del resto è scivoloso perché occuparsi del turismo — insegnava il professor Beniamino Andreatta — è occuparsi in realtà di come va il paese.

            E a giudicare dalle ultime statistiche l’Italia non se la passa proprio bene. Almeno per gli indicatori turistici. La megaconferenza di Genova — tenutasi una decina di giorni fa — doveva servire a prendere atto della caduta di appeal dell’Italia e a indicare qualche rimedio: si è conclusa con l’ennesima proposta di riforma dell’Enit (Ente nazionale del turismo) che ha appena i soldi sufficienti per pagare gli stipendi.

            Ma come è andata davvero? Si dice che abbiamo perso tra il 10 e il 15 per cento delle presenze. Una botta non da poco visto che il turismo è la prima impresa del paese (70 miliardi di euro il fatturato, oltre due milioni gli addetti diretti, più o meno il 10 per cento del Pil). E a perdere sono state quasi tutte le regioni con una crisi accentuata per le «locomotive», Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, e una brusca frenata per le regioni emergenti come le Marche e l’Abruzzo. Perfino le «famose» città d’arte hanno perso capacità di attrattiva.

            La colpa? Forse dei campanelli d’allarme inascoltati. A marzo i tour operator tedeschi che spediscono plotoni di teutonici in Italia a bordo dei pullman hanno fatto sapere che avrebbero dirottato altrove i loro «vacanzieri» per tre fondamentali ragioni: i prezzi troppo alti, i parcheggi insufficienti, le infrastrutture carenti.


            Detto fatto: dei dieci milioni di tedeschi che di solito soggiornano in Italia ne sono mancati un milione e mezzo. «Questo — sostiene il professor Fabio Taiti direttore di Censis Servizi — basta a spiegare il parziale sboom turistico: i tedeschi sono un quarto del nostro mercato, se ne manca un dieci per cento le conseguenze si sentono».


            Piergiorgio Togni — direttore generale dell’Enit — prova a metterci una pezza: «E’ vero abbiamo perso presenze ma la situazione non è drammatica. Ci sono aree del paese dove il turismo è andato benissimo. Certo un po’ di competitività in più dovremo recuperarla».


            Ben diverso è il parere dei torur operator che giovedì scorso hanno tenuto una riunione strategica dell’Astoi, la loro associazione di categoria. «Per chi opera nell’outogoing — spiega Bruno Colombo presidente del Gruppo Ventaglio, il secondo tour operator italiano, e vicepresidente dell’Astoi — è stata una stagione discreta ma che ancora non ci ha fatto recuperare i livelli precedenti l’11 settembre 2001. Per quanti invece operano nell’incoming (cioè quelli che portano gli stranieri in Italia) è stato un disastro. Colpa dei prezzi troppo alti, colpa di un sistema paese che ha perso capacità di attrattiva, colpa della troppa distrazione sul turismo».


            Di questo passo , insomma, il settore marcia verso una vera e propria crisi. «La ricetta per frenare questa emorragia turistica è complessa continua Colombo Penso che noi operatori dobbiamo cambiare l’offerta, dobbiamo aumentare la qualità dei servizi, adeguarci a un mercato che chiede vacanze più corte e più intense, ma detto questo penso anche che non si può continuare a "sgovernare" il turismo. Non c’è più un’offerta Italia degna di questo nome, non esiste un prodotto Italia. Non so se serva di nuovo il ministero del Turismo, so che i paesi che vanno forte in Europa — Spagna e Francia — ce l’hanno ma hanno anche l’Iva al 10 per cento e un’ottima macchina promozionale. E so che i numeri quest’anno dicono che il turismo è andato male per Italia e Grecia. Ma mentre per la Grecia una spiegazione contingente c’è, la fobia dell’attentato a causa delle Olimpiadi, per noi la sola spiegazione è che non ci siamo occupati di turismo. E ora forse avremo i disoccupati del turismo».