Turismo, largo ai distretti

31/07/2002

31 luglio 2002



Mezzogiorno – Anche l’industria delle vacanze sceglie la struttura tipica del made in Italy – Averna (Confindustria): sfatati pregiudizi e stereotipi
Turismo, largo ai distretti
Restano i ritardi nelle infrastrutture – Adesso la sfida si sposta sulla creazione dei Sistemi
locali
MILANO – Su oltre 2.500 Comuni, circa 2mila sono ancora fuori dai giochi, ma negli altri 500 qualcosa si muove, tanto che è possibile identificare 39 distretti, di cui 17 già configurati e 13 a uno stadio di «promettente potenzialità». Sono queste le conclusioni a cui è giunto uno studio del Comitato Mezzogiorno di Confindustria mirato proprio a identificare i distretti turistici, anche alla luce della creazione dei Sistemi turistici locali previsti dalla nuova legge quadro. Il turismo nel Mezzogiorno, insomma, è un fenomeno che sta finalmente uscendo dalla marginalità. Questo vale dal punto di vista congiunturale, grazie in particolare alla crescente attenzione riservata dagli stranieri, ma anche per quanto riguarda l’assetto industriale, con imprese sempre più strutturate secondo il più classico modello del made in Italy, quello dei distretti industriali. La Sicilia è la regione con il maggior numero di distretti (dieci, suddivisi nelle varie categorie identificate dallo studio, ovvero i distretti configurati Catanese, Palermitano, di Taormina e di Messina; i sistemi urbani di Agrigento, Ragusa e Siracusa; i distretti potenziali del Trapanese e di Sciacca, oltre a quello rappresentato dalle isole Eolie) mentre la Puglia ha il record del numero di Comuni turistici, con il 29,5% del totale. L’analisi, condotta in collaborazione con Progetto Europa Regions, ha preso in considerazione tutti gli oltre 2.500 Comuni dell’Italia meridionale, incrociando una nutrita serie di informazioni: le risorse esistenti, con i fattori infrastrutturali e di attrattività del territorio; i dati sulla consistenza, varietà e qualità del sistema imprenditoriale; il grado di notorietà e desiderio, accompagnati dall’eventuale presenza sui canali dell’intermediazione all’estero; i progetti imprenditoriali, individuati mediante le domande presentate per ottenere i contributi della legge 488 e considerando anche gli investimenti attesi da queste iniziative. Tra l’altro, proprio a proposito di quest’ultimo aspetto, va sottolineato che le imprese turistiche del Mezzogiorno stanno "imparando" ad investire, come dimostrano la legge 488 con l’erogazione complessiva di 1,5 miliardi di euro e oltre 5 miliardi di euro di investimenti, che vanno ad aggiungersi ad altri strumenti specifici (come i contratti di programma), oltre naturalmente al sistema di incentivazioni regionali e ai finanziamenti assicurati dai fondi Ue. Molto resta da fare, a cominciare dalla modernizzazione delle infrastrutture e dalla necessità di migliorare la cultura dell’ospitalità. Ma nel frattempo la sfida già si sposta su un secondo livello, quello della creazione dei Sistemi turistici locali, che prevedono una candidatura dal basso. Una novità che vede avanzare le prime candidature, anche se in modo scomposto. Proprio nell’ottica della creazione dei Sistemi locali, Confindustria si propone di offrire alle Regioni i risultati dell’analisi allo scopo di concentrare le risorse sui distretti esistenti e su quelli potenziali, piuttosto che operare su tutto il territorio in maniera indifferenziata, e di offrire contemporaneamente alle imprese un appoggio per fare il salto di qualità dal distretto al sistema turistico locale.

Martino Cavalli