Turismo: l’Agenzia ha già perso la sfida dei fondi

10/01/2005

    domenica 9 gennaio 2005

      sezione: TURISMO – pagina 12

      COMPETITIVITÀ – Il Governo prepara la riforma dell’Enit, ma le Regioni e gli operatori chiedono certezze e tempi molto rapidi
      L’Agenzia ha già perso la sfida dei fondi
      Insufficiente la previsione di 25 milioni in aggiunta alle risorse della Finanziaria, esigue rispetto agli altri Paesi
      VINCENZO CHIERCHIA
      MILANO • L’Agenzia nazionale per il turismo dovrebbe prendere il via dalla riforma dell’Enit (l’ente di promozione dell’Italia all’estero) e, secondo l’intenzione del ministro Marzano, dovrebbe costituire uno dei cardini del provvedimento per la competitività (che sarà presentato il 13 gennaio). Soprattutto per rilanciare la competitività del sistema turistico italiano che ha perduto molti colpi negli ultimi anni. Tra l’altro la Finanziaria 2005 ha ridotto di un milione di euro la dote dell’Enit (da 25 a 24 milioni). Il Governo ha lasciato trapelare l’ipotesi di aggiungere altri 25 milioni al budget della istituenda Agenzia.

      Gli operatori. Gli imprenditori sono in allarme. «Bisogna evitare soluzioni pasticciate — commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo-Confindustria —. Servono norme chiare e precise. Governo, Regioni e imprese dovranno essere i cardini del nuovo ente. Le risorse sono insufficienti. Ci vuole un segnale forte del Governo, un decreto per essere operativi già da marzo, altrimenti è persa anche la stagione 2005».


      «Il problema è che dobbiamo riformare l’intero sistema — aggiunge Claudio Albonetti, presidente di AssoturismoConfesercenti —. Non possiamo continuare ad avere 13mila centri di spesa per il turismo. I sistemi turistici locali così non partiranno mai. Una dote di 50 milioni per l’Agenzia è scarsa; va riordinata la spesa globale».


      Bernabò Bocca, presidente di Confturismo-Confesercenti mette sotto accusa l’atteggiamento poco trasparente dell’Esecutivo.

      «Non siamo mai stati convocati per concertare la riforma — dice —. Bisogna evitare la trasformazione in Spa e mantenere anche la denominazione Enit che è un marchio noto nel mondo. Se si riesce a creare sinergie con le Regioni si possono mobilitare risorse anche per oltre 200 milioni. Ma non c’è tempo da perdere, la stagione è alle porte e il dollaro debole ci taglia le gambe».

      La preoccupazione è che la riforma prenda tempi lunghi (se ne parla da cinque anni) e, visto anche il taglio dei fondi Enit, comprometta ancor di più le prospettive 2005.


      «Abbiamo le mani legate — spiega Amedeo Ottaviani, presidente dell’Enit —. Invece oggi dovremmo poter giocare all’attacco, investire sui mercati emergenti, recuperare slancio in Europa. I fondi della Finanziaria 2005 servono solo a mandare avanti la struttura». In pratica a pagare gli stipendi (o poco più) del 280 dipendenti e le spese delle 25 sedi estere, come ha denunciato la Corte dei conti. «Non abbiamo nulla da imparare da Francia e Spagna — aggiunge Ottaviani — ma i loro enti di promozione hanno dietro i rispettivi Governi, in Italia nessuno ha compreso il valore dell’industria turistica».

      «Francia e Spagna ci hanno surclassato negli ultimi anni per presenze straniere e risultati economici nel settore — dice Massimo Caputi, ad di Sviluppo Italia — e hanno prima di noi varato politiche industriali efficaci per lo sviluppo e la crescita del turismo. È giunto finalmente il tempo di far tesoro delle esperienze negative. Il problema non si affronta con cerotti e imbellettamenti: prima della promozione è vitale ridefinire il prodotto Italia».

      Le Regioni. Molto critica la posizione delle Regioni. «Siamo stati ignorati dal Governo nonostante le promesse — afferma Gianni Plinio, vicepresidente della Liguria e coordinatore degli assessori al Turismo —. Invece è Palazzo Chigi, dove c’è un tavolo ad hoc, a dover coordinare la nascita della nuova Agenzia. E vanno onorati gli impegni per una rappresentanza forte delle Regioni cui si aggiungono le imprese. I fondi sono esigui, con 50 milioni si fa poco. Però se le regioni avranno la guida effettiva dell’Agenzia si possono mettere in campo altre risorse».

      «Dopo la Conferenza di Genova è calato il sipario — conclude Susanna Cenni, assessore al turismo della Toscana —. Il rilancio della promozione della marca Italia non si discute, ma le Regioni devono essere protagoniste. Troppo pochi 50 milioni, l’Austria spende molto di più».