Turismo: la Spagna ci batte 54 a 39

29/04/2005
    venerdì 29 aprile 2005

      IN PRIMO PIANO – pagina 4
      Turismo, disastro Italia
      la Spagna ci batte 54 a 39
      Stessa spesa ma 15 milioni di arrivi in più Più produttività per Madrid: il settore vale il 19% del Pil contro il nostro 10% Anche così gli iberici risolvono squilibri territoriali analoghi ai nostri

      VINCENZO CHIERCHIA

      MILANO • L’Italia perde la sfida della produttività degli investimenti pubblici nel settore turistico, in confronto ai risultati ottenuti dai Paesi diretti concorrenti nell’area mediterranea. Spagna e Grecia, ad esempio, hanno fatto molto meglio, con gli iberici, in particolare, che ci staccano nel numero degli arrivi 54 milioni contro 39. Soprattutto gli investimenti nel settore turistico promossi dalle amministrazioni pubbliche hanno reso sicuramente molto di più, conquistando una quota rilevante del Pil e dando un contributo notevole alla crescita del Prodotto interno lordo, alla riduzione degli squilibri territoriali e allo sviluppo delle aree in ritardo, come il Mezzogiorno in Italia. Da questo punto di vista la Spagna esce premiata dagli investimenti. Per il Sud d’Italia è una nuova occasione perduta.

      Guardando ai dati elaborati dal World travel and tourism council, dall’Agenzia per il turismo mondiale dell’Onu ( Wto) e alle stime del Touring club Italia e del centro studi Ciset dell’Università di Venezia emerge un quadro che delinea le difficoltà del sistema turistico italiano, che attende peraltro da mesi una terapia d’urto per il rilancio promessa dal Governo.

      Italia. La spesa pubblica— rileva il Wttc — nel settore turistico dovrebbe attestarsi intorno ai 9,8 miliardi di euro ( il Wttc stima 13 miliardi di dollari a prezzi correnti). In termini reali — avvertono al Wttc— gli investimenti sono grosso modo stabili dal 2000 almeno ( poco più di 7 miliardi di dollari a prezzi costanti, base 1990). Dal 1988 in avanti la quota sugli investimenti pubblici delle risorse destinate al turismo ha avuto un picco tra il 1996 e il 2000 arrivando a sfiorare il 4% mentre oggi si attesta sul 3,5 per cento. Il contributo del settore turistico ( in senso allargato) al Prodotto interno lordo italiano è arrivato a sfiorare il 12% nel 1988 e nel 2000. Negli ultimi anni c’è stato un lento ridimensionamento verso il 10%, rilevano le stime Wttc. Una ripresa è attesa nei prossimi anni, ma non si dovrebbe andare oltre quota 12 per cento.

        Le analisi Ciset avvertono che — nei vent’anni tra il 1985 e il 2005 — la quota di mercato dell’Italia sui flussi turistici mondiali è calata dal 7,6% al 5,5 per cento. Al tempo stesso la quota dell’Italia sui flussi mondiali di spesa alimentati dal turismo è calata dal 7,4% al 5,7 per cento. Il Sud in particolare— ricorda il Rapporto Mercury — resta un’area ancora poco sviluppata sotto il profilo turistico ( 19,3% degli arrivi, meno di 6mila alberghi su oltre 33mila, 63 i cinque stelle). Dal turismo quindi l’ennesima opportunità mancata.

        Spagna. Madrid incalza da vicino l’Italia sul fronte degli investimenti pubblici. Per il 2005, a prezzi correnti, il Wttc stima l’impiego di almeno 9,7 miliardi di euro per il turismo. Ma emerge subito una differenza importante: Madrid destina all’industria delle vacanze il 6,4% almeno della spesa globale della pubblica amministrazione. In termini reali (ossia a prezzi deflazionati in dollari 1990) l’investimento si attesta quest’anno intorno a poco meno di 7 miliardi di dollari, in netto incremento rispetto ai 6 miliardi del 2000.

          Il turismo, per la Spagna, ha conquistato un ruolo importante, tant’è che il contributo sul Pil si attesta oggi intorno al 19%, molto al di sopra dell’Italia. Quest’anno, ricorda il Ciset, in Spagna dovrebbero arrivare almeno 54 milioni di turisti stranieri contro i 39 dell’Italia. E al Touring club sottolineano che la quota di mercato della Spagna in campo internazionale si attesta stabilmente intorno al 7,5% e che la Spagna è seconda subito dopo gli Usa ( elaborazioni su dati Wto Onu) nella graduatoria mondiale dei Paesi a maggior apporto di valuta apportata dal turismo estero. La Spagna, grazie a un’accorta politica nazionale ha conquistato la leadership europea del turismo congressuale ed ha dimezzato con il turismo i divari di sviluppo tra le aree.

          Grecia. L’area ellenica sta cercando di bruciare le tappe sullo scenario del turismo mediterraneo. Le stime del Wttc sulla spesa pubblica registrano un apprezzabile incremento negli ultimi cinque anni. Gli investimenti sono quasi raddoppiati, anche se in assoluto le cifre — concluso l’effetto Olimpiadi — sono molto più modeste rispetto a Italia e Spagna: appena 900 milioni di euro nel 2005 — stima il Wttc — perciò la quota percentuale sulla spesa pubblica è superiore a quella italiana (3,7%). La quota del turismo sul Prodotto lordo è cresciuta progressivamente e nel 2005— sempre secondo il Wttc — si attesta poco sopra il 18 per cento. La crescita ha avuto fasi un po’ alterne, ma è stata abbastanza costante, nella media di lungo periodo, se si tiene conto che nel 2000 ci si attestava leggermente sopra quota 12% quindi non lontano dall’Italia. La quota di mercato della Grecia, a livello mondiale, si attesta oggi intorno al 2,1%— sottolineano al Ciset— e per l’anno in corso si stima che il Paese sarà visitato da almeno 15,5 milioni di turisti stranieri, con un incremento di oltre il 3% rispetto al 2004 ( anno che ha registrato un aumento di pari entità rispetto al 2003).

            « La situazione del turismo italiano è da molto tempo critica. Fondamentale l’avvio della cabina di regia nazionale e del confronto con le Regioni — commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo Confindustria —. Occorre che ci sia una intesa rapida tra Regioni, Governo e operatori sugli interventi di rilancio della promozione, altrimenti avremo perso un altro anno » . Quest’anno in Spagna è previsto l’arrivo di almeno 54 milioni di turisti.