Turismo: la Sicilia non riesce a decollare

10/03/2003




Domenica 09 Marzo 2003
TURISMO
La Sicilia non riesce a decollare

Il 2002 ha deluso le aspettative con il calo di 200mila presenze (-1,5%) – L’assessore Cascio: colpa di siccità ed Etna

GIAMBATTISTA PEPI


CATANIA – Il 2002 avrebbe dovuto essere l’anno della consacrazione definitiva della Sicilia tra le mete turistiche più richieste del Mediterraneo, soprattutto dagli stranieri. Invece, proprio gli stranieri le hanno voltato le spalle come mai era avvenuto prima d’ora e non sono stati da meno gli italiani. I "poli" di maggiore attrazione sono stati, infatti, disertati in maniera più o meno consistente: Agrigento, in confronto al 2001, accusa, tra italiani e stranieri, circa 33mila presenze in meno (-3,19%), oltre 82mila Messina (-2,08%), circa 169mila Catania (-9,97%), quasi 25mila Palermo (-0,75%). Uniche eccezioni a questa "Caporetto" sono Siracusa, che registra oltre 65mila presenze in più (+6,98%), e Trapani con più di 55mila (+5,75%). Complessivamente, nel 2002, la Sicilia ha registrato circa 200mila presenze in meno e una flessione dell’1,54%. L’assessore regionale al Turismo, Francesco Cascio, non si scompone e fa sfoggio d’ottimismo. «Prima la siccità, che per alcuni mesi ha tenuto banco sui giornali e sulle televisioni italiane e straniere, che hanno divulgato un’immagine errata degli alberghi senz’acqua. Poi il terremoto e l’eruzione dell’Etna e di Stromboli, hanno chiuso un anno terribile per la Sicilia. Senza questi fenomeni naturali avremmo avuto senz’altro un dato buono». Gli operatori, però, la pensano diversamente. «Il turismo è andato male – dice Antonio Mangia, presidente di Aeroviaggi, operatore di Palermo con 13 alberghi, 1.000 addetti e un fatturato di 92 milioni – Etna e Stromboli non sono la causa, perché sono entrati in eruzione a stagione finita. Il motivo vero è che manca il dialogo tra Governo e operatori». In perfetta sintonia Giuseppe Cassarà, vice presidente Fiavet: «L’Etna, lo Stromboli? Storie, la verità è che la flessione ci sarebbe stata lo stesso, questi fenomeni, se mai, l’hanno solo accentuata. Per noi la domanda esiste, ma non siamo capaci di organizzarci per attrarla». «Stiamo declinando paurosamente – aggiunge Ugo Rendo, albergatore e presidente della sezione Federturismo di Assindustria di Catania -: abbiamo perso tedeschi e americani, e, piuttosto di rimboccarci le maniche, gli enti locali masticano scuse puerili!». La crisi "morde" gli operatori, che si preparano a licenziare un migliaio d’addetti. A Catania, in particolare, gli esuberi riguardano il 50% del personale (circa 500-600 persone), per i quali si prospetta, in alternativa al licenziamento, il ricorso ai contratti di solidarietà, d’accordo con i sindacati di categoria. «L’esito della stagione – replica Cascio – certamente non catastrofico, è stato possibile grazie alla nuova politica di questo governo regionale, che ha fatto del turismo un settore strategico della Sicilia. In un anno abbiamo riqualificato la ricettività e l’offerta turistica, con 500 milioni di euro di investimenti, altri 70 milioni serviranno a realizzare 7mila posti barca; potenziato i collegamenti marittimi ed aerei ed avviato una campagna di promozione curata dalla Saatchi & Saatchi». «Questo governo – ribatte Salvo Vitale, presidente dell’Associazione degli albergatori catanesi – per acquisire consenso ha canalizzato parte dei fondi comunitari per finanziare nuove strutture, senza un preventivo studio sull’impatto economico che ne sarebbe conseguito. Catania, ad esempio, è passata da 6mila a 11mila posti letto in tre anni. Tutto bene se cresce la domanda, ma se cala, com’è avvenuto lo scorso anno, assistiamo a una concorrenza selvaggia tra gli operatori, con due conseguenze certe: peggiora la qualità dei servizi e si perdono posti di lavoro». Prima di aumentare l’offerta, aggiunge l’imprenditore, bisogna stimolare la domanda, creando eventi, e valorizzando il territorio. «Manca la concertazione – aggiunge Cassarà – tra gli operatori che conoscono i mercati, e gli enti locali, con la Regione in testa, che organizzazione la promozione, e dovrebbero fare programmazione. Pertanto, più che fare propaganda, chi ha responsabilità di governo dovrebbe riflettere su quello è stato fatto e come».