Turismo, la prima volta in piazza

27/02/2004

GAZZETTA DI PARMA

venerdì 27/02/2004


Turismo, la prima volta in piazza
Sfilano i lavoratori di Parmatour: chiedono garanzie per l’occupazione
PARMA – «I dipendenti Parmatour chiedono di continuare a lavorare». Uno striscione e tanti slogan di protesta per una marcia nazionale, che ha attraversato tutta la città. Ieri mattina circa 250 impiegati della Parmatour si sono infatti dati appuntamento per il primo sciopero nella storia dell’azienda davanti alla sede di via Emilia est e in corteo, scortati dalle forze dell’ordine e insieme a gruppi di dipendenti dell’azienda di Milano e di Roma, si sono diretti verso il centro: la gente si è affacciata alla finestra e i passanti, anche in bicicletta, si sono fermati in segno di rispetto. Molti commercianti sono usciti dai loro negozi, per sostenere la marcia dei lavoratori: «Fateci continuare il nostro viaggio», gridavano i manifestanti.

Giunti a Barriera Repubblica, si sono incamminati verso la Prefettura: «Questa iniziativa è stata pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica _ ha spiegato Mario Battaglia, rappresentante sindacale di Parmatour – e per rendere visibile il fatto che Parmatour non è solo una società adibita a fare buchi neri, ma è fatta di persone che lavorano. I prodotti che noi vendiamo sono ben coperti, e la gente non deve aver paura di prenotare i nostri viaggi».

E pare che anche alla recente Bit di Milano, i pacchetti Parmatour non siano andati benissimo: «Abbiamo grossi problemi con la concorrenza – ha continuato Battaglia _, che spera vivamente che noi falliamo. Ma la nostra società è buona e stiamo lavorando per renderla operativa al cento per cento».

Mille dipendenti e 600 stagionali, che sentono tremare la terra sotto i piedi: «Siamo molto preoccupati _ racconta Luca Tegoni _, proprio per questo cerchiamo di fare le azioni che sono consentite, anche estreme come possono essere il presidio nell’azienda o una manifestazione affinché il ministro Marzano possa garantire la continuità del nostro lavoro».

Tanti fischietti, cartelli e tamburi che hanno sottolineato con forza il carattere della protesta di tanti giovani dipendenti. Gabriele, per esempio, ha 28 anni. E’ nato a Roma, ma lavora nella sede di Parma: «Vogliamo delle risposte al più presto: per noi un mese vuol dire un anno». E Roberto di Milano aggiunge: «Ci hanno persino tolto la possibilità di emettere la biglietteria aerea, che per noi in quanto agenzia business travel che fornisce servizi alle aziende, è assolutamente controproducente. Per cui, chiediamo al ministro Marzano di concederci la possibilità di continuare a portare avanti il nostro lavoro, con l’opportunità di riacquistare la fiducia dei nostri clienti».

Raffaella lavora in Parmatour da sei anni: «E adesso ci sentiamo dire che siamo dei ladri. Noi abbiamo sempre lavorato all’oscuro di tutto, come semplici impiegati. E siamo stati proiettati in una realtà che assolutamente non ci riguarda. Il nostro lavoro è sacro e soprattutto onesto».

Le rappresentanze sindacali si sono poi incontrate con il prefetto Mario Licciardello, affinché possa intervenire per favorire l’atteso incontro con il commissario Enrico Bondi per discutere sulla situazione di Parmatour. Nonché con il ministro Marzano: «Non c’è stata l’attenzione necessaria per i problemi di Parmatour _ ha sottolineato Paolo Bertoletti, segretario generale della Cgil di Parma –, a partire dal governo e da chi oggi sta gestendo in maniera commissariale la questione Parmalat».

«Nonostante le ripetute richieste – ha aggiunto Antonio Michelagnoli del sindacato turismo della Cisl – sia nei confronti di Bondi che di quelle del ministro, noi non siamo ancora riusciti ad avere un tavolo che ci dia assicurazioni sul futuro. Parmatour è una realtà organica, un’azienda integrata verticalmente e disperderla significa danneggiare non solo i lavoratori, che hanno già pagato negli ultimi due anni con le ristrutturazioni, che sono costate posti di lavoro, ma significa danneggiare anche il turismo italiano. Questa è infatti una delle tre principali aziende del settore in grado di competere a livello internazionale. Il valore di questa azienda è legato alla sua integrità e non va spezzettato».

All’incontro con il prefetto sono intervenuti anche Emilio Pellicciari della Uil Tux, Angela Calò della Fisascat Cisl, Giancarlo Castellani segretario generale aggiunto della Cisl ed Elisa Camellini della Filcams della Cgil d Parma, che ha detto: «E’ una realtà che ha la possibilità di costruire un prodotto, di venderlo, di costruire ricettività e quindi di poter portare turismo anche in entrata, che su un territorio come quello di Parma è determinante».

Risposte in tempi brevi, è questo quello che chiedono i sindacati e i lavoratori: «Abbiamo bisogno – ha ricordato Castellani –, che ci sia una discussione vera, perché temiamo che ci siano interessi che non tengano conto dell’esigenza di chi lavora. E non è una questione di Parma ma di tutto il Paese».

E il prefetto Licciardello, da parte sua, ha preso atto delle sollecitazioni: «Sono certo _– ha detto _ che il problema Parmatour è all’attenzione del governo e di Bondi, che si sta muovendo in tempi rapidi, compatibilmente con tutte le altre questioni. Sarà mio dovere trasferire questi messaggi a chi ha le competenze necessarie, per riportare anche queste preoccupazioni su un problema nazionale».

Il corteo si è poi diretto verso via Farini e da lì verso il Tribunale di Parma, dove ancora gli slogan di protesta sono stati protagonisti, per finire in Piazza Garibaldi e per la precisione nei pressi del Municipio, dove i dipendenti Parmatour hanno formato un cerchio, prima di sciogliere definitivamente il corteo, con almeno una soddisfazione, quella di una manifestazione ben riuscita. Tuttavia, lo stato di agitazione continuerà finché non ci saranno prospettive chiare: «Non bisogna rimanere in silenzio, perché non siamo carne da macello _ ha concluso Francesco Madoglio, 33 anni e da quattro in Parmatour _. Non abbiamo sempre e solo lavorato. E con questo lavoro abbiamo creato delle famiglie e abbiamo costruito un futuro. Siamo troppi per essere lasciati in mezzo alla strada».

Mara Varoli