Turismo, la cultura batte la crisi

01/09/2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA

      data: 31 agosto 2004 – pag: 17
      IL BUSINESS DELLE VACANZE • Aumentano i flussi nelle città d’arte mentre mare e montagna perdono visitatori – Parla Venturini (d.g. Touring Club)
      Turismo, la cultura batte la crisi
      Federculture stima nel 5% il progresso delle presenze – Nei piccoli centri dell’entroterra crescita a tassi più elevati

      G.TR.

      MILANO • Cultura e arte sfidano la corrente negativa che quest’anno ha travolto il turismo italiano, e nel corso dell’estate vanno in controtendenza sfoggiando quasi ovunque un aumento di presenze rispetto all’anno scorso.

      Il primo bilancio della stagione ancora in corso è quello stilato da Federculture, che parla di una crescita del 5% di visitatori nelle città d’arte italiane, mentre nei centri dell’Italia minore compresi nel sistema «bandiera arancione» del Touring club l’incremento di turisti raggiunge l’8 per cento. A ingrossare le code ai musei, secondo molti osservatori, sono in primo luogo i turisti italiani, ma l’incremento nell’offerta di voli a basso costo attira anche molti stranieri nelle mete principali del nostro Paese. «Rispetto al 2003 — sottolinea Paolo Galli di Appian Line, operatore specializzato nella ricettività dei turisti stranieri — abbiamo registrato nel 2004 un incremento del 10%, e i mercati più promettenti sono quelli europei, che possono sfruttare i voli low cost, mentre il mercato americano rimane ancora debole e lontano dai livelli precedenti all’11 settembre».

      I dati complessivi cancellano la lieve flessione registrata da musei e m onumenti del nostro Paese nei primi quattro mesi dell’anno, quando si registrarono 9,2 milioni di visitatori, l’1,9% in meno rispetto al primo quadrimestre del 2003, e che confermano una tendenza di lungo periodo registrata dal turismo italiano. «All’inizio degli anni 90 — riflette Roberto Grossi, segretario generale di Federculture (che oggi associa 115 fra enti locali e istituzioni impegnate nel settore) — l’ambito culturale rappresentava circa il 12% del turismo nel nostro Paese, mentre oggi la sua incidenza è più che raddoppiata ed è destinata a crescere ancora».

      Le ragioni vanno ricercate nell’evoluzione dei consumi turistici, che hanno puntato un’attenzione sempre maggiore su arte e cultura, ma Grossi rileva anche «un maggiore dinamismo nell’offerta delle città d’arte, che hanno attivato investimenti e progetti e si sono rinnovate più dell’offerta balneare». Un rinnovamento che interessa l’offerta ma anche le strutture di gestione di eventi e patrimonio. «Negli ultimi anni — sottolinea il segretario di Federculture — sono nate nuovi strumenti di impresa come a Palazzo Ducale di Genova, al Palazzo delle Esposizioni di Roma o a Fiesole Musei, che sono in grado di affiancare con efficacia gli enti locali, alle prese con tagli continui nei loro bilanci. Anche grazie a queste novità sono nati strumenti come le card, che possono essere acquistate dai turisti stranieri anche prima di partire e permettono l’accesso a una serie di servizi».

      «L’incremento vissuto da questo tipo di turismo — concorda Patrizia Asproni, presidente di Federculture — è consistente, ma le sue potenzialità sono ancora poco sfruttate e i margini di crescita sono importanti». Città grandi e piccole hanno fatto a gara nell’organizzare eventi e proposte per attrarre nuovi visitatori, ma «ora è importante che queste iniziative cessino di svilupparsi in maniera isolata, e si integrino in un quadro di marketing territoriale con un orizzonte più ampio». Un limite analogo riguarda le forme di collaborazione fra istituzioni pubbliche e settore privato, che secondo Asproni «potrebbero essere valorizzate meglio partendo da leggi più chiare, come mostrano il tema della defiscalizzazione degli investimenti in cultura. Si tratta di norme farraginose e poco conosciute dalle aziende, con il risultato che uno strumento importante è largamente sottoutilizzato».