Turismo: La Cina si avvia a sorpassare l’Italia

06/07/2004


        sezione: TURISMO
        data: 2004-07-04 – pag: 17
        autore: VINCENZO CHIERCHIA

        LUCA VINCIGUERRA
        IL BUSINESS DELLE VACANZE • Secondo le stime di Wto e Wttc il gigante asiatico conquisterà quest’anno la quarta posizione mondiale
        La Cina si avvia a sorpassare l’Italia
        Il nostro Paese sta scivolando al quinto posto nella graduatoria degli arrivi sul mercato internazionale
        MILANO • Un esercito di terracotta sta per sconfiggere le legioni. Ovvero, fuor di metafora, la Cina (senza considerare Hong Kong), sull’onda della ripresa turistica post Sars si prepara a sorpassare l’Italia nella graduatoria del turismo mondiale. Il nostro Paese, oggi al quarto posto, sta per scendere al quinto, a causa delle difficoltà nell’attirare flussi turistici dall’estero. In cima alla graduatoria mondiale la Francia resta saldamente al primo posto e la Spagna al secondo, seguita dagli Usa.

        Secondo la World tourism organization (Wto), agenzia speciale dell’Onu, i flussi turistici mondiali quest’anno cresceranno del 5%, mentre in Italia si fanno già i conti con una nuova flessione degli arrivi dall’estero (si veda «Il Sole-24 Ore» del 27 giugno) dopo il calo del 2003 (-5% per la sola componente di turismo per vacanze).

        Gli arrivi internazionali nell’area cinese crescono oggi in media del 15% ma si registrano anche picchi del 100% per le località di maggiore richiamo, rilevano alla Wto. Ma — se non ci saranno altre emergenze — è probabile che i risultati dell’industria turistica cinese, che si avvia a giocare un ruolo leader nel mondo, a fine anno saranno anche superiori alle stime attuali.

        Il punto vero è che per il Governo cinese il turismo è diventato un settore strategico ormai da tempo.

        Quello interno perché, grazie alla progressiva liberalizzazione dei movimenti interni delle persone attuata nell’ultimo decennio, rappresenta una macchina da soldi colossale. A questo riguardo basti pensare che nel 2003 in giro per la Cina si sono mosse ben 700 milioni di persone: per quanto il dato sia un po’ grossolano, visto che include anche gli spostamenti dei contadini che migrano per cercare lavoro nelle grandi città, rende comunque efficacemente la portata del fenomeno.

        Per incentivare lo sviluppo dell’industria turistica nazionale, oltre a eliminare i vecchi divieti ad allontanarsi dalla propria residenza, Pechino ha anche varato una serie di misure concrete. La più importante è la recente istituzione di tre golden weeks fisse nell’arco dell’anno, ovvero tre settimane complete di vacanza in occasione del Capodanno lunare a gennaio, della Festa dei lavoratori a maggio e dell’anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese (ottobre). Nonostante il turista cinese spenda poco, soprattutto quando va in ferie in patria, i contabili del Governo hanno calcolato che questi tre periodi sono una vera e propria manna per l’economia nazionale.

        Anche il turismo straniero, non foss’altro perché porta valuta pregiata oltre la Grande Muraglia, è un business che sta molto a cuore a Pechino. Così negli ultimi anni i principali operatori turistici cinesi sono diventati attivissimi, partecipano a tutte le fiere internazionali e non perdono occasione per promuovere le bellezze del loro Paese.

        Gli operatori stranieri, invece, per operare liberamente (o quasi) in Cina dovranno attendere il 2006, quando entreranno in vigore gli accordi Wto e gli operatori stranieri potranno finalmente detenere la maggioranza delle joint venture. Tuttavia, il Governo cinese ha già deciso di fare qualche strappo alla regola consentendo "per meriti speciali" ad alcuni gruppi stranieri — come per esempio la tedesca Tui — di muoversi in anticipo sulla tabella di marcia Wto e di controllare di fatto le proprie società in Cina.

        Pochi dati bastano a dare la misura dell’industria turistica cinese: 14 milioni circa di occupati nel settore pari al 2% circa del totale; un valore aggiunto di 34,5 miliardi di dollari pari al 2,3% del Pil complessivo. Cifre che — se si considera l’indotto — secondo il World travel and tourist council (Wttc) salgono rispettivamente a 54 milioni di occupati e 152 miliardi di dollari di prodotto lordo. Ma quel che più conta è che gli investimenti esteri nel turismo ammontano a 61,2 miliardi di dollari a fronte di 8,3 miliardi, sempre di dollari, spesi dal Governo di Pechino per sviluppare l’industria turistica.

        Oggi si contano circa 6mila alberghi di standard occidentale con oltre 1,5 milioni di posti letto. Per le Olimpiadi del 2008 nell’area di Pechino sorgeranno nuovi alberghi con almeno 130mila stanze in totale. Accanto alla struttura ricettiva standard (sono presenti tutti i big mondiali) si stanno intensificando gli investimenti in strutture di vacanze; notevole ad esempio il dinamismo dell’isola di Hainan. Non solo tour in terraferma, quindi, ma sempre più vacanze al mare. E anche un gruppo del calibro di Club Med ha avviato un piano di investimenti per una rete di villaggi.