Turismo: in Venete 2700 posti per gli extracomunitari

11/01/2001

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Giovedì 11 Gennaio 2001
italia – lavoro
Nelle aziende venete del turismo 2.700 posti per gli extracomunitari

VENEZIA Sono 2.700 i posti di lavoro che il settore del turismo del Veneto offre agli immigrati extracomunitari.

Lo ha annunciato Alessandro Peruch, presidente della Confturismo del Veneto, la nuova confederazione che riunisce gran parte delle imprese della regione, un colosso da oltre 17mila miliardi di fatturato annuo ed oltre 100mila addetti.

«Si tratta di posti di lavoro per i quali non si riesce a trovare copertura, e per i quali si spera anche e soprattutto nell’apporto di lavoratori extracomunitari. Eppure — denuncia — anche questi scarseggiano centellinati da decreti governativi di autorizzazione all’ingresso che non anticipano e non soddisfano le esigenze produttive delle nostre imprese».

Peruch è intervenuto in occasione della firma del protocollo d’intesa per il tavolo unico regionale di coordinamento per l’immigrazione promosso dall’assessore regionale Raffaele Zanon.

«I lavoratori extracomunitari scarseggiano per i campeggi dove costituiscono una forza lavoro ormai indispensabile — ha detto Peruch — scarseggiano per i pubblici servizi, dove un terzo delle assunzioni riguarda ormai tali lavoratori; scarseggiano per gli alberghi, che ad ogni avvio di stagione turistica sono costretti a sopportare notevoli difficoltà per la composizione dell’organica. Il problema cresce al crescer della durata delle stagioni, politica questa perseguita da numerose localitá turistiche».

«Gli inquadramenti che il settore del turismo offre — sottolinea ancora il presidente di Confturismo Veneto — vanno dal settimo al quinto livello del contratto collettivo: lavandai, garagisti, facchini ai piani, addetti alla mensa del personale, commissionieri, cameriere ai piani, addetti alla stiratura, personale di fatica e pulizia, giardinieri, operatori ecologici, addetti alla sala, cucina e office, magazzino, banconieri, camerieri di sala, cuochi. Tutti mestieri — spiega ancora Peruch — che i lavoratori non vogliono più fare».