Turismo in Sardegna, qualità e lavoro

19/04/2010

Si è chiusa con un patto tra sindacato e imprese l’iniziativa organizzata alle Antiche Terme di Sardara dalla Filcams CGIL “Il futuro del Turismo, la qualità del lavoro come elemento di competitività”. Il patto ha l’obiettivo di stilare una piattaforma comune per una “pianificazione strategica del settore” da sottoporre all’attenzione della Regione Sardegna. Il dibattito, presieduto dal segretario generale della CGIL Enzo Costa, ha messo a confronto il punto di vista di Confindustria, la Confcommercio e la Federalberghi.
L’appuntamento si inserisce in un quadro più ampio che ha portato la categoria nazionale a commissionare una ricerca sul turismo in Italia, e poi nelle diverse regioni: “Il percorso a tappe di cui è protagonista la Sardegna – ha detto il segretario nazionale Filcams Franco Martini – testimonia l’investimento del sindacato in un settore che consideriamo come una delle leve più importanti per lo sviluppo”. Un settore che ha grandi margini di crescita, come ha sottolineato
la segretaria regionale della Filcams Simona Fanzecco nella relazione introduttiva: “Il turismo rappresenta una potenzialità inespressa per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna – ha detto – è un settore che va ripensato in un’ottica integrata perché costituisce un traino per la crescita di altri comparti, l’agro alimentare, l’artigianato, i beni culturali”.
Occorre – è stato detto – coniugare la qualità del turismo e la qualità del lavoro. Nello studio sulle condizioni dei lavoratori, commissionato dalla Filcams sarda al sociologo Domenico Moro, è stato evidenziato come il lavoro nero e il sommerso siano fenomeni radicati.
“L’industria turistica sarda è caratterizzata da un paradosso”, ha detto inoltre Moro, sottolineando che i prezzi sono alti ma i salari bassi: “nel settore alberghiero, a fronte dei ricavi per camera occupata, di gran lunga i più alti d’Italia, le retribuzioni sono le più basse, non solo della media nazionale ma anche di quella del Mezzogiorno”. Secondo Moro gli alti prezzi del turismo sardo dirottano gran parte dei flussi sulle seconde case, il 77 per cento delle presenze.
Il sistema turistico regionale contribuisce al Pil per il 6-7 per cento, poco rispetto alla media nazionale dell’11: “Se ne parla spesso come nuova frontiera dello sviluppo – ha aggiunto Simona Fanzecco – la verità è che è un comparto ingessato. Nel Mediterraneo siamo l’ isola con minore intensità turistica. Anche il dato relativo al rapporto arrivi-abitante è di gran lunga inferiore alla media: al primo posto c’è la Corsica con 7,3 arrivi per abitante, noi invece restiamo bloccati all’1,4”. Dal dibattito è emersa una piattaforma che verrà elaborata nelle prossime settimane.