Turismo in crisi, sarà un Natale casalingo

06/12/2001






Niente viaggi durante le feste per nove italiani su dieci. Rispetto all’anno scorso rinunciano a partire due milioni di persone

Turismo in crisi, sarà un Natale casalingo


I tour-operator: «Dimezzate le prenotazioni, calo del 70% per Medio Oriente e Stati Uniti»

      ROMA – Tutti in casa a Natale, se non proprio barricati certamente con meno voglia di spendere. Questa la sintesi di un’indagine commissionata al Cirm dalla Federalberghi e presentata ieri a Roma. In crisi il turismo internazionale. A metà novembre in Italia si registrava un crollo impressionante delle prenotazioni per viaggi di medio e lungo raggio (-80% rispetto alla scorso anno). Nelle ultime due settimane il quadro è migliorato, ma rimane drammatico. «Per le vacanze all’estero siamo ancora al 50% in meno – informa Giuseppe Boscoscuro, presidente dell’Astoi, l’associazione dei tour operator -. Su Egitto, Medio Oriente, Mar Rosso, Stati Uniti, siamo a -70% rispetto alle prenotazioni registrate nello stesso periodo di un anno fa». Il turismo è un settore strategico nella nostra economia, fino all’anno scorso ha generato il 7% del Prodotto interno lordo (Pil) e dato lavoro a due milioni di persone. Ma dopo l’esplosione delle Twin Towers, continuamente riproposta dalle televisioni con le immagini dei bombardamenti in Afghanistan e degli attentati in Israele, tutto è cambiato: duecentomila posti di lavoro a rischio, due milioni di turisti in meno (solo tra gli italiani), 3 mila miliardi (1,549 miliardi di ), di mancati ricavi.
      «Ci vogliono misure eccezionali, altrimenti la crisi diventa strutturale – avverte Bernabò Bocca, presidente della federazione degli albergatori -. E’ da tre mesi che bisogna intervenire». Le misure richieste sono: «Defiscalizzare per sostenere le imprese, rimandare l’obbligo di attuazione delle misure antincendio negli alberghi, ridurre l’Iva per il turismo congressuale, utilizzare immediatamente i fondi governativi destinati alla promozione».
      A supporto delle sue richieste, il presidente Bocca snocciola i dati dell’indagine Cirm. Due milioni di italiani che l’anno scorso si erano messi in viaggio per le feste di Natale e Capodanno, questa volta resteranno a casa. A trascorrere il 25 dicembre tra le pareti domestiche sarà il 91% degli italiani e solo l’8,8% (4 milioni e 200 mila persone), partirà per una vacanza che comprenda almeno un pernottamento. Ma di questi spendaccioni, soltanto il 16% oserà andare all’estero. E in questo 16% di coraggiosi, soltanto il 31% raggiungerà Paesi extraeuropei (contro il 46,2% del 2000).
      La paura di volare favorisce il turismo alpino – la cui stagione inizierà ufficialmente domani – che quest’anno si avvia a registrare il tutto esaurito. Forte interesse anche per le città d’arte (10,7% di domanda rispetto al 6,6% di un anno fa).
      Complessivamente il giro d’affari del turismo delle feste di fine anno ammonterà a 7.500 miliardi di lire (3,873 milioni di ), contro i 10.500 miliardi di lire dello scorso anno (5,423 milioni di ). E diventa sempre più allarmante il bollettino dei licenziamenti: «Ieri 400 nostre associate ne hanno comunicati 1.800 – dice Antonio Tozzi, presidente della Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio – ma si prevedono altri 5.800 licenziamenti entro fine anno».
      E pensare che nel settore del turismo, prima dell’attacco alle Torri di New York, la previsione era di un anno record.
Claudio Lazzaro


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