Turismo in crisi? Non per gli italiani

22/04/2003

              sabato 19 aprile 2003

              Turismo in crisi? Non per gli italiani
              Tutti in coda verso le città d’arte e il mare. Ma gli operatori si lamentano: pochi gli stranieri

              Laura Matteucci

              MILANO L’effetto Iraq non ferma le
              vacanze degli italiani. Mentre si conferma
              il crollo verticale del turismo
              straniero, tra la paura terrorismo che
              frena gli americani, e la Sars, la polmonite
              atipica che blocca i giapponesi,
              mentre le compagnie aeree di tutto il
              mondo versano in grave difficoltà e
              l’occupazione nel settore continua a
              calare, gli italiani non rinunciano ai
              ponti di primavera. Restano perlopiù
              in Italia, ma si muovono in massa.
              Rientra insomma l’allarme rosso
              lanciato per il turismo solo qualche
              settimana fa, vacanze pasquali e ponte
              del primo maggio registrano il tutto
              esaurito, con un recupero del flusso
              turistico che dovrebbe stabilizzarsi
              per la stagione estiva, le cui prospettive
              si fanno buone.
              L’effetto Iraq si affievolisce, insomma,
              ma solo per quanto riguarda
              gli italiani: sono quattordici milioni
              (secondo un’indagine di Confturismo
              realizzata col supporto tecnico
              del Cirm) quelli in movimento per le
              vacanze pasquali, esattamente come
              l’anno scorso, l’85% dei quali restano
              in Italia. Meta più diffusa, complice la
              stagione avanzata, il mare del Mezzogiorno.
              Circa 900mila, invece, uno zoccolo duro
              impermeabile agli eventi mondiali, gli italiani
              all’estero. Il giro d’affari previsto per l’intero
              periodo è di 8,9 miliardi di euro, anche
              questo dato in linea con quello del 2002.
              Punto dolente per il turismo, invece,
              si conferma quello delle presenze
              straniere, il che comporta una significativa
              perdita di fatturato: secondo
              Confturismo, la flessione sul breve periodo
              per i ponti di Pasqua e primo maggio, sarà
              del 25% nel complesso, e del 30% per quanto
              riguarda le città d’arte (35% il dato di Roma),
              peraltro già da tempo in caduta verticale come
              capacità d’attrazione.
              «Queste sono città che negli ultimi
              anni hanno vissuto soprattutto di
              presenze statunitensi e giapponesi – dice
              Bernabò Bocca, presidente di
              Confturismo e Federalberghi – Adesso,
              tra l’allarme terrorismo e la Sars, la situazione
              è precipitata. Ci sono alberghi che nei prossimi
              giorni avranno solo il 20% di occupazione».
              Non migliora, peraltro, nemmeno il turismo
              tedesco, ancora oggi al primo posto
              quanto a presenze in Italia, ma in
              netta flessione per la grave crisi economica
              che ha investito la Germania.
              «Il problema – riprende Bocca – è che,
              con gli stranieri, viene a mancare il
              turismo ad alta capacità di spesa. Se il
              calo di presenze fisiche è, almeno in
              gran parte, compensato dagli italiani,
              sono i conti economici che non tornano.
              Ad oggi la situazione non si è
              ancora sbloccata; ci aspettiamo che
              accada nei prossimi 15-20 giorni, ma
              non è affatto scontato».
              Solo nei primi tre mesi del 2003,
              infatti, il calo di stranieri è stato del
              25%, il che ha significato una perdita
              calcolata in oltre 1 miliardo di euro.
              E il problema investe direttamente l’occupazione:
              sempre nei primi tre mesi di quest’anno,
              si calcolano almeno 17mila assunzioni in meno
              in ristoranti e alberghi. «È evidente – riprende
              Bocca – che se le cose non dovessero
              migliorare, dalle mancate assunzioni si
              potrebbe presto passare alle dichiarazioni
              di esuberi». Tanto che Confturismo ha
              già avanzato al governo le proprie richieste
              (per il momento, non c’è traccia di risposta),
              riassumibili nell’abbassamento degli oneri
              sociali, ovvero del costo del lavoro.
              E anche Gastone Guerrini, direttore
              di Confesercenti di Cervia, sulla
              riviera romagnola, esprime preoccupazione:
              «Analogamente a quanto successo dopo
              l’11 settembre 2001- dice – i riflessi negativi si
              fanno sentire di più sulle agenzie di viaggio ed i
              tour operator». La Confesercenti nazionale,
              infatti, ha avanzato al governo
              una serie di richieste fra cui una
              revisione del sistema di ammortizzatori
              sociali previsti per il comparto e la
              riduzione degli oneri sociali per le imprese
              che utilizzeranno la fase di crisi
              per attività di formazione dei dipendenti.
              Confesercenti ribadisce poi la
              richiesta di riduzione dell’aliquota Iva
              al 10% per gli stabilimenti balneari,
              oltre alla deducibilità dell’Iva per i servizi
              congressuali e verso la clientela
              Discorso a parte per l’agriturismo,
              che in generale tiene meglio anche
              per quanto riguarda gli stranieri
              (comunque in diminuzione, in particolare
              se tedeschi), soprattutto perchè
              l’offerta è ancora limitata mentre la
              popolarità del settore è in netta e costante
              crescita.
              Per Pasqua Agriturist stima che
              rimarranno liberi circa 20mila posti
              letto, il 10% in più rispetto allo scorso
              anno su una ricettività complessiva
              prossima a 118mila posti. Prenotazioni
              comunque brevi, raro il caso di chi
              ha scelto di combinare la Pasqua col
              ponte del primo maggio. «Il giudizio
              è sostanzialmente positivo – dice Riccardo
              Ricci Curbastro, presidente di
              Agriturist – anche se la flessione rilevata
              lo scorso anno permane. Del resto,
              è una tendenza che investe tutto il
              turismo».
              Quanto alle destinazioni, le stime
              di Agriturist indicano ai primi posti
              Toscana (25%), Alto Adige (16%) e
              Umbria (7%). Nel Mezzogiorno, preferenza
              soprattutto per Puglia e Sicilia.