«Turismo in crisi: L’Italia spreca la sua risorsa migliore»

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

      A NAPOLI UNA GIORNATA DI STUDI ORGANIZZATA DA CONFINDUSTRIA

        «Turismo in crisi
        L’Italia spreca la sua
        risorsa migliore»

          Montezemolo: intervenire già nella Finanziaria
          Sgravi fiscali e raddoppiare il fondo alle imprese

            Fulvio Milone

              NAPOLI
              «Nel mondo ci possono imitare quasi tutto, forse anche la Ferrari. Ma la Costiera Amalfitana, quella no, è un patrimonio che nessuno può rubare. E’ una delle immagini inimitabili del nostro paese, di cui dobbiamo sentirci tutti responsabili», dice Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Confindustria che accorre al capezzale del turismo in crisi. Una crisi profonda che, come dice il numero uno di viale dell’Astronomia, «rischia di trasformarsi in una di quelle emergenze del paese che possono essere superate solo con segnali forti, con uno scatto di reni e con un’azione combinata fra imprese, Governo e Regioni: gli imprenditori si stanno già muovendo, la politica faccia altrettanto e non dedichi tempi e risorse a temi tutti interni alle logiche di Palazzo e lontani dai problemi reali dei cittadini». La ricetta, Confindustria, che ha dedicato alla debacle di uno dei settori più importanti per l’economia del paese una giornata di studi a Napoli, ce l’ha: inserire nella prossima Finanziaria interventi per rianimare quella che dovrebbe essere la maggiore fonte di ricchezza per l’Italia. Quali? «Riteniamo che vada almeno raddoppiato il fondo di dotazione dell’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo; ndr) per consentire, nell’inverno 2005 e nella primavera 2006, una forte azione d’urto per la promozione sui mercati di lingua tedesca, verso i quali stiamo registrando un’emorragia terribile», spiega Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo. E poi? «Occorrono interventi mirati in tema di fiscalità e tassazione per favorire la competitività nelle imprese del settore – dice Jannotti Pecci -, attenuando la penalizzazione per l’incidenza dell’Irap e il differenziale di aliquota Iva rispetto ai maggiori concorrenti europei».

                Lo stato di salute del turismo in Italia è pessimo, anche la Cina ci ha ormai superato per quanto riguarda gli arrivi internazionali. Il quadro tracciato da Federturismo è desolante. Lo sa bene anche il presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che in un messaggio al presidente di Confindustra sostiene la necessità che «l’Italia, con il suo intreccio di natura, paesaggio, arte e cultura, e con la ricchezza delle sue tradizioni, deve puntare su un modello innovativo di sviluppo che valorizzi il turismo come risorsa».

                  Cinque milioni e mezzo di presenze italiane e straniere in meno rispetto al 2004; una spesa in forte diminuzione, nel primo semestre 2005, del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2004. Con queste cifre in rosso l’Italia arretra nelle classifiche dei paesi a vocazione turistica. Come spiega Jannotti Pecci, «nel corso degli ultimi trent’anni abbiamo perso molte posizioni, al punto da essere scivolati dal primo al quinto posto come importanza per arrivi internazionali: l’anno scorso siamo stati superati anche dalla Cina, che occuperebbe addirittura la seconda posizione se venisse considerata nelle statistiche assieme a Hong Kong». E dire che la voce «turismo», nei nostri conti, produce più dell’11 per cento del pil, e dà lavoro a 2 milioni e 700 mila persone. Potrebbe dare ancora maggiore ricchezza, se si pensa che che il tasso di occupazione delle camere è fra i più bassi: il 40 per cento contro il 60 di Francia e Spagna. E poi l’Italia è cara, troppo per invogliare i turisti a venire nel Bel Paese. In tanti hanno disertato, a cominciare dai tedeschi che fino a qualche anno fa venivano a frotte soprattutto nel nord est e sulla costa adriatica.

                    Cosa si può fare per arginare l’emorragia dei turisti? Il ministro per le attività produttive, Claudio Scajola, dice che la battuta d’arresto del settore «non autorizza a usare parole forti come declino o Caporetto». E annuncia una sua proposta: l’inserimento nella prossima Finanziaria di uno stanziamento di 300 milioni di euro in tre anni per alimentare un fondo per la competitività delle imprese. Contestualmente, Scajola spiega che a ottobre convocherà il Comitato nazionale del turismo, l’ente che rappresenterà una vera e propria cabina di regia per il settore.

                      Basterà per risollevare le sorti di un comparto che rischia di scivolare in una crisi sempre più profonda? Per Montezemolo i problemi del turismo in Italia devono trovare una risposta unitaria da parte di Governo, Regioni e imprenditori. Per questo motivo il presidente di Confindustria lancia la sua proposta ai Governatori del Sud che incontrerà a giorni: «Perché non lavorare a un grande progetto turistico comune che comprenda infrastrutture come gli interventi sulla Salerno-Reggio Calabria o la statale 106 ionica, come i porti turistici o gli insediamenti competitivi, per poi vendere all’estero un pacchetto comune?».