Turismo, in campo Ifil e Marcegaglia

07/09/2004

            SUPPLEMENTO AFFARE E FINANZA di lunedi 6 Settembre 2004

            FINANZA pag. 40


            Turismo, in campo Ifil e Marcegaglia

            Il settore, da Cit a Viaggi del Ventaglio, è in profonda crisi. Per questo Caputi, di Sviluppo Italia, sta tentando la carta di aggregare alla sua agenzia capitali privati e magari di partire da lì per costituire un nuovo polo. Ceduto il 49%

            ETTORE LIVINI

            Sono finite le vacanze per il turismo italiano. Dopo anni di crisi, infatti, tutti i nodi del settore stanno venendo al pettine. Quelli strutturali (con il calo degli arrivi ma anche delle partenze da e per il nostro paese), e quelli societari: una larghissima parte dei big del turismo di casa nostra naviga infatti in acque agitate. Parmatour, finita sotto lo schiacciasassi dei Tanzi, è in amministrazione controllata. I Viaggi del Ventaglio sono stati costretti a cedere il timone a Claudio Calabi dopo che i colpi a vuoto del business si sono sommati a una scommessa "suicida" sul cambio eurodollaro che ha aperto un buco da decine di milioni nei conti. La Cit, vecchissimo marchio del turismo nazionale, privatizzato pochi anni fa, è già arrivata al capolinea. Nel senso che il suo caso è finito addirittura sul tavolo di Palazzo Chigi (complice forse il ruolo di consigliere prima e presidente poi di Ubaldo Livolsi, consigliere Fininvest) con Marzano e Letta impegnati a cercare un compromesso con le banche creditrici.
            E i casi di crisi conclamata sono solo la punta dell’iceberg. Valtur non è ancora uscita dalle secche in cui si è infilata negli ultimi anni, le catene di agenzie di viaggio si stanno leccando le ferite dopo il drastico taglio delle commissioni sui biglietti Alitalia. II processo di consolidamento degli anni ’90, ha assunto l’aspetto di una drammatica incompiuta. Con l’unica eccezione, forse, di Alpitour, il gruppo controllato dalla Ifil di casa Agnelli, che riesce ancora a tenere a galla i risultati con ricavi arrivati ormai a quota un miliardo. Le colpe, a dire il vero, sono anche esogene. La recessione e i terremoti geopolitici hanno messo sotto pressione i conti di un settore che già vive di margini molto risicati. E anche all’estero, come dimostrano i casi del Club Med e le voci ricorrenti di un’Opa sullo svalutatissimo capitale del colosso tedesco Tui. Ma i gruppi italiani ci hanno messo anche del loro per aggravare la loro situazione. Facendo incetta a suon di milioni di marchi che si sono poi rapidamente cannibalizzati o cercando di sposare il tour operating con le catene di agenzie. Alla fine, alla prova dei fatti, con pochissimo successo.
            E ora? Difficile che il mercato nazionale venga invaso dagli stranieri visto che il business delle vacanze è ancora molto poco internazionalizzato e anche i pochi esperimenti italiani (come l’ingresso di Kuoni in Gastaldi e della stessa Tui in Alpitour) non hanno avuto né seguiti né risultati straordinari. Difficile anche trovare un "pivot" che si possa far carico di un ridisegno generale del mercato, magari accollandosi parte delle aziende in crisi. A questo ruolo si è candidata qualche mese fa Sviluppo Italia, la finanziaria pubblica guidata da Massimo Caputi, con l’obiettivo di creare un "polo italiano" del turismo. Belle parole, ma uguali ai sogni di chi dieci anni fa ha iniziato a rastrellare i marchi sul mercato senza avere un vero disegno industriale. Forse anche per questo (e non solo per evitare le accuse di nazionalizzazione del settore) Caputi ha rivisto i suoi programmi. E lanciato nelle scorse settimane un progetto che, se decollerà davvero, potrà diventare una pietra miliare nel ridisegno della mappa delle vacanze italiane: la cessione di una quota di minoranza delle attività nel settore vacanze di Sviluppo Italia a Ifil e alla famiglia Marcegaglia. Forse potrebbe essere proprio questo nuovo gruppo misto pubblicoprivato a fare da primo nocciolo di un polo più articolato, pronto a gestire non solo il mercato dei turisti in uscita dall’Italia ma anche e soprattutto quello dei vacanzieri in arrivo, una miniera d’oro che il nostro Paese, anche per le difficoltà degli enti pubblici preposti al turismo e alla promozione del Paese, non ha mai sfruttato abbastanza. Tra l’altro proprio in questi giorni è incominciato il flusso regolare di turisti dalla Cina, un Eldorado che promette moltissimo.
            Il problema però è enorme e richiede non solo una visione strutturata e lungimirante ma anche capitali robusti e una "sana" collaborazione tra pubblico e privato. Nel frattempo nel breve termine il mondo del turismo italiano deve fare i conti con i suoi "piccoli" (relativamente) problemi. Il caso Cit, ormai, viaggia tra i palazzi romani nell’attesa che Accor metta mano al portafoglio per aiutare il socio di riferimento Gianvittorio Gandolfi e del piano industriale DeloitteBain. Il futuro del Ventaglio è puntellato per ora dal sostegno della famiglia Colombo che ha appena messo 25 milioni di mezzi freschi in cassa. Ma, come ha detto la stessa Deloitte, sarà necessario uno sforzo maggiore per tirare fuori l’azienda dai guai e riuscire a pagare il bond in scadenza nel 2005. Un aumento di capitale, infatti, è già previsto, ma forse potrebbe non bastare da solo.
            In cerca di un partner è invece ancora Parmatour. Il Commissario straordinario Enrico Bondi sembra aver deciso di lasciar perdere l’ipotesi spezzatino, per vendere l’azienda tutta intera. A suo tempo si era candidata all’affitto del ramo d’azienda la stessa Sviluppo Italia, che forse ora potrebbe tornare alla carica assieme a Marcegaglia e Ifil. La famiglia Agnelli, del resto, ha ceduto per motivi di cassa la sua quota nel Club Mediterranee. Ma nel turismo italiano sembra credere ancora: al vertice di Alpitour, non a caso, è arrivato Lupo Rattazzi, figlio di Susanna, già protagonista in prima persona del lancio e del successo di Air Europe, poi girata alla Swissair
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