Turismo: Imprese, la via italiana tiene ancora

04/02/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
029, pag. 15 del 4/2/2003
Fabio Donfrancesco

Una ricerca Isnart per la Fipe-Metro traccia l’identikit dell’imprenditore e l’evoluzione del mercato.
Imprese, la via italiana tiene ancora

Il modello delle pmi turistiche si basa ancora sulla famiglia

Il modello italiano di impresa turistica non è superato. Il sistema di piccole e medie imprese, anche attraverso una gestione familiare diretta, riesce ancora a coniugare un’efficiente organizzazione di servizio con elevati standard di qualità dell’ospitalità. Questo modello, che storicamente si contrappone alla mera standardizzazione internazionale, da tempo considerata la qualità come valore assoluto, si pone invece come via alternativa al successo dell’azienda turistica.

A tracciare questo quadro del panorama delle imprese turistiche primarie (ricettività e ristorazione) è la ricerca Fipe-Metro realizzata dall’Istituto nazionale ricerche per il turismo (Isnart) su un campione di 1.070 imprese che hanno ottenuto il marchio di qualità. L’indagine è stata presentata recentemente durante la manifestazione Expo Riva hotel di Riva del Garda. L’identikit che viene fuori corrisponde alla realtà italiana, fatta non sull’accoglienza dei grandi numeri, ma sulla specifica capacità di soddisfare il proprio cliente grazie a una forte personalità e alla tradizione familiare.

´Questo modello di successo, però’, fanno notare i ricercatori dell’Isnart, ´incontra notevoli difficoltà a reggere il mercato internazionale qualora non si instaurino meccanismi di formazione continua e voglia di migliorarsi’. Gli imprenditori alberghieri più illuminati hanno capito tale rischio, infatti la ricerca della completa soddisfazione del cliente e di migliorare le performance della propria impresa è il primo obiettivo per il 26,8% degli intervistati.

La qualità non va collegata, però, solo alle dotazioni della singola struttura, ma piuttosto al modo di farle fruire. Dall’indagine si evince che se da un lato un’impresa ricettiva a conduzione familiare (69,2%) risulta in grado di praticare la qualità, dall’altro è in corso un processo verso una gestione manageriale (30,8%). Con il pericolo del passaggio generazionale, nel caso in cui i figli non vogliano più seguire le orme dei genitori: il 67,6% degli imprenditori, infatti, intende lasciare l’attività ai figli, l’11,8% pensa di venderla e il 2,9% ritiene in futuro di chiuderla. Non a caso il 30% di figli di imprenditori ha già intrapreso scelte professionali differenti da quelle dei padri. Gli stessi imprenditori poi sono spinti soprattutto dalla passione per il tipo di lavoro (12,9% per gli alberghi e 24,1% per i ristoranti), oltre dagli aspetti prettamente economici (22,6%). E non è, quindi, paradossale che gli stessi imprenditori elencano spontaneamente più aspetti negativi che positivi legati al ´mestiere di albergatore’. Primo fra tutti, tra i lati negativi, la difficoltà di reperimento di personale qualificato e motivato (27%), davanti alla fatica di un lavoro che non conosce orari né feste (18,9%), a essere esposti ai repentini cambiamenti del mercato (17,6%) e infine con poco sostegno pubblico (16,2%). Comunque alcuni proprietari di alberghi hanno preferito affidare la gestione a un vero direttore manager, superando il cliché di imprese cresciute in un contesto fai-da-te.

Il futuro all’orizzonte dell’impresa turistica, secondo l’indagine, appare chiaro: offrire un prodotto di qualità attraverso un’offerta sempre più specializzata e di nicchia, pur rispettando gli standard internazionali delle grandi catene sotto il profilo del servizio. E la soddisfazione del cliente resterà sempre l’elemento chiave dell’industria, di piccola o grande dimensione, dell’ospitalità.