Turismo: «Il Governo resta latitante»

05/07/2004


        sezione: TURISMO
        data: 2004-07-04 – pag: 17
        autore: V.CH.
        «Il Governo resta latitante»
        MILANO • Gli operatori turistici insorgono contro l’inazione dell’Esecutivo e di fronte alla prospettiva di un declassamento mondiale dell’Italia. «Il turismo nazionale è al collasso, perdiamo quote di mercato e il Governo non fa nulla, non c’è stato un solo passo avanti per la riorganizzazione e il rifinanziamento dell’Enit, ad esempio, l’ente che sviluppa le campagne per la promozione degli arrivi dall’estero».
        Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo-Confindustria, denuncia la situazione paradossale di un Paese che ha l’80% del patrimonio artistico mondiale, migliaia di chilometri di coste e che non riesce a difendere le proprie posizioni sul mercato internazionale.
        Era sceso in campo mesi fa anche il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per denunciare il paradosso della posizione dell’Italia nell’ambito del mercato mondiale del turismo, superata da Francia e Spagna (oltre agli Usa).
        «A luglio ci saranno oltre 10 milioni di italiani in viaggio ma gli stranieri latitano — sottolinea Marco Venturi, presidente della Confesercenti —. Le previsioni sono estremamente preoccupanti».
        Le associazioni di settore rinnovano l’appello all’Esecutivo: tagli drastici all’Iva, riorganizzazione per decreto dell’Enit con la creazione di un’Agenzia nazionale e rilancio massiccio della promozione facendo leva su risorse straordinarie. Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, replica che risorse ce ne sono poche e che per quest’anno occorrerà accontentarsi (nei giorni scorsi è stato varato un bando della legge 488 da oltre 400 milioni ma i fondi sono a rischio).
        Per Luca Valdameri, vicepresidente di Confturismo, si sta «perdendo troppo tempo nel trasferimento delle competenze alle Regioni» mentre l’Agenzia («una panacea») deve necessariamente essere collocata nell’ambito di Palazzo Chigi, e non presso un qualsiasi ministero con la conseguente necessità di coordinamento con gli altri dicasteri competenti.
        Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti, rileva che il calo dei flussi turistici esteri è imputabile al calo dei tedeschi, la cui presenza, nel 2003, è stata inferiore del 5% rispetto al 2002, e ciò — afferma — deve far riflettere sui mutamenti della domanda turistica che impongono all’Italia una politica fatta di maggior flessibilità nell’offerta. Insomma, tra gli imprenditori sale la protesta visti i risultati della stagione 2004 e la prospettiva di un declassamento su scala mondiale, con la minaccia di non partecipare alla Conferenza nazionale sul turismo in programma a Genova a settembre.
        «Al ministro Marzano — aggiunge Pecci — e al Governo chiediamo una decisa sterzata: noi non andiamo a Genova se il programma della Conferenza non affronta i nodi veri del settore: gli incentivi fiscali e l’assenza di una politica generale». Il rischio grave — lamentano gli operatori — è che l’Italia non sia in grado di cogliere le opportunità del mercato internazionale.
        «A livello mondiale – dice Guido Venturini, direttore generale del Touring club — le previsioni annunciano una crescita del Pil generato dalle attività turistiche dai 3.527 miliardi di dollari del 2003 a 6.416 miliardi di dollari nel 2013. Nello stesso periodo, si prevede un incremento dell’occupazione dai 194,6 milioni del 2003 (7,6% del totale mondiale) a 247,2 milioni nel 2013. Non dobbiamo abbassare la guardia di fronte al necessario potenziamento dei fattori di competitività del sistema turistico italiano, incalzato dalla Cina e anche dalla Russia. Serve più che mai un impegno coordinato di operatori e istituzioni».