Turismo Il Belpaese tiene «Ma adesso tagliamo l’Iva»

17/05/2010

Si è riaccesa la speranza. Ma nessuno ormai si fa più illusioni. Il turismo ha vissuto un anno molto difficile ma prova a rialzarsi cercando nuove formule e antidoti alla crisi. Sono soprattutto le singole strutture alberghiere, vere e proprie piccole imprese, a dover arginare il fronte più avanzato dei problemi. Nei primi quattro mesi del 2010 però il settore alberghiero italiano ha fatto registrare un +0,2% frutto di una costante oscillazione che ha visto un aumento della percentuale di occupazione delle camere, ma un ricavo medio praticamente inalterato. «È un fenomeno comprensibile — spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi —. Nell’ultimo anno c’è stata una corsa al ribasso dei prezzi pur di invogliare la clientela. Adesso che c’è qualche timido segnale di ripresa i clienti chiedono comunque tagli alle tariffe e i ricavi rimangono stagnanti».
Esistono però misure da tempo richieste dal mondo del turismo italiano. «Innanzitutto il taglio dell’Iva — spiega Bocca —. In Francia è al 5%, in Spagna al 7% e in Italia al 10%. Equivale a regalare ai nostri cugini un enorme vantaggio sui prezzi. E poi c’ è il problema dei contratti di lavoro specifici che le figure professionali che gravitano intorno al mondo del turismo e che hanno caratteristiche particolari, e stagionali, che andrebbero disciplinate da contratti specifici».
Al di là di ogni intervento, però, a soffrire di più sono le piccole aziende turistiche. «Semplicemente perché sono troppe — sbotta Bocca —. In Italia ci sono 34.155 alberghi, il 92% dei quali a conduzione familiare: troppi se si tiene conto che a questi bisogna aggiungere affittacamere, camping e . C’è troppa improvvisazione e poca programmazione e questo contribuisce a peggiorare il mercato di chi questo lavoro vuol farlo in modo serio. Rimedi? Forse bisognerebbe iniziare a pensare a un numero chiuso per gli alberghi in ciascun territorio».
Intanto però c’è chi pensa anche a strategie alternative: per esempio gli alberghi associati a Relais & Chateaux quest’anno accentueranno l’attenzione per i bambini e per le spa. «Attualmente sono i due filoni che sembrano non soffrire la crisi — conferma Aurora Lamperi, direttore di Relais & Chateaux Italia —. I nostri alberghi hanno sempre puntato molto sulle famiglie ma adesso stanno cercando di accentuare l’attenzione sui più piccoli: con percorsi e attività specifiche e con attrezzature adatte. Bisogna avere la forza e la volontà di investire. Ancora di più se si vuole entrare a far parte del settore delle spa benessere, redditizio ma molto selettivo. I nostri associati ci segnalano una gara, sempre al rialzo, nell’offerta dei servizi, rimanendo però fedeli al territorio e ai suoi prodotti tipici».
Proprio il territorio, a volte, può essere la risorsa fondamentale per un certo tipo di turismo. Esempio lampante, in tal senso, la Brixen card, varata dal comune di Bressanone: soggiornando in una delle strutture alberghiere convenzionate gli ospiti potranno avere libero accesso ai mezzi pubblici, alla piscina, alle cabinovie per gli impianti sciistici, a programmi culturali ed escursionistico, nonché l’accesso a numerosi castelli e musei. «È la dimostrazione di quanto può essere utile fare squadra tra piccoli alberghi e territorio», spiega Burghart Stremitzer, direttore del Best Western Gruener Baum. Malgrado le difficoltà, il turismo italiano continua ad affascinare gli operatori stranieri: è il caso di Orient Express, catena internazionale che ha deciso di incrementare la presenza italiana rilevando due hotel a Taormina. «Il nostro rimane un mercato prezioso a livello internazionale — conferma Maurizio Saccani vice-presidente di Orient Express Italia — però ha bisogno di essere rinforzato: bisogna fare sistema, magari con una regia centrale che coordini le campagne promozionali nei Paesi stranieri».