Turismo, i ricavi reggono ma la redditività peggiora

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di Lunedì 12 dicembre 2005

        FINANZA pag. 36

          Turismo, i ricavi reggono ma la redditività peggiora per tutti

            VITTORIA PULEDDA

              Un anno da dimenticare. Preceduto da periodi non brillanti ma più nero del prevedibile: dallo tsunami in poi passando per gli attacchi terroristici a Sharm el Sheik fino ai ripetuti uragani in America Centrale è successo praticamente tutto nel mondo. E per le compagnie di viaggio italiane, già deboli per loro conto per le ridottissime dimensioni, non c’è stato quasi nulla da fare.

              Il segno della "disfatta" viene, paradossalmente, da Alpitour, la società più grande e solida sul mercato, controllata da Ifil e fino a poco tempo fa considerata il fiore all’occhiello del settore. Ebbene, nei primi nove mesi dell’anno il gruppo ha registrato un fatturato quasi in linea con il 2004 (a 723 milioni di euro) e una perdita pari a 24 milioni. Nulla di drammatico, ma non certo un risultato positivo, che si aggiunge ad una posizione finanziaria netta in rosso per oltre 200 milioni di euro. Il punto è che anche l’anno precedente, quando le cose erano andate meglio, l’utile netto era stato pari a 3,4 milioni su un fatturato di mille: in altre parole, la redditività è praticamente inesistente e lo stesso gruppo ammette che occorre mettere mano all’organizzazione interna e alla razionalizzazione della filiera produttiva.

              Il quadro peggiora rapidamente se si passa alle altre società del settore. Pur lasciando da parte il disastro della Cit, sospesa da tempo dal listino e tuttora in stato comatoso nonostante l’accanimento terapeutico della parte pubblica, che ha destinato risorse per decine di milioni di euro al suo salvataggio finora inutilmente restano le dolenti note di Viaggi del Ventaglio, di Valtur, e della stessa Grandi Viaggi (anch’essa quotata) che tuttavia resiste meglio alla crisi. Però gli ultimi dati di bilancio disponibili (la trimestrale al 30 luglio) evidenziano comunque per Grandi Viaggi una perdita netta in aumento, a 1,98 milioni di euro, su un fatturato di 50 (in flessione rispetto allo scorso anno). Per la società, che ha rilevato una buona parte degli asset di Parmatour, ora è il momento della prova del nove.

              Ma niente a che vedere, comunque, con i mal di pancia dei Viaggi del Ventaglio. Il gruppo che fa capo alla famiglia Colombo, da qualche giorno "strappa" in Borsa: il motivo di tanto entusiasmo non è certo nei conti, ma in un effetto indiretto, legato alla quotazione di Eurofly. Il ragionamento è che, tra qualche giorno, si avrà un termine di paragone "oggettivo" per valutare il prezzo di Livingstone, la compagnia aerea del Ventaglio ufficiosamente sul mercato da qualche tempo. Perché il gruppo, che nel 2004 aveva già varato una ricapitalizzazione, è di nuovo in fortissime ambasce. La posizione finanziaria netta, al 30 settembre, era infatti in rosso per 65 milioni di euro e i due villaggi di cui è quasi certa ormai la vendita della nuda proprietà per 8085 milioni di euro in Messico e a Santo Domingo dovrebbero servire unicamente a ripagare il prestito a Banca Intesa e a Unicredito (che avevano aperto i rubinetti per 95 milioni di euro). Qualcuno sostiene anzi che la cessione a Blackstone non sia ancora stata formalizzata proprio per trattare meglio con le banche un rientro solo parziale da quel finanziamento. In realtà, la sensazione è che la crisi stia incalzando e che la stagione delle prenotazioni natalizie per il Ventaglio come per il resto del settore, d’altro canto non stia andando in modo splendido. Continuando di questo passo, secondo voci di mercato, il prossimo appuntamento di bilancio potrebbe sancire la necessità di abbattere il capitale per perdite e di procedere ad un nuovo aumento di capitale.

                Alla fine, il protagonista emergente del settore turistico è Pirelli Re. La società immobiliare guidata da Puri Negri ha comprato da Intesa, Ifil e Marcegaglia quote paritetiche di Turismo & Immobiliare, di cui è diventato il quarto socio con il 25%. Un investimento da 3 milioni di euro, servito ad entrare nella rosa dei soci di Italia Turismo, controllata per il restante 51% da Sviluppo Italia. Nei sogni dell’allora amministratore delegato Massimo Caputi, proprio intorno a questa struttura avrebbe dovuto coagularsi un polo del turismo che per molti aspetti era un vero e proprio salvataggio di realtà in gravi difficoltà. Per questo e per la contemporanea uscita di scena di Caputi il progetto in questi termini è stato abbandonato ma potrebbe evolvere in altre direzioni, magari sotto la regia proprio di Puri Negri. Che nel frattempo sta puntando al Forte Village, in Sardegna, e a quattro villaggi Valtur: Pila, Marileva, Ostuni e Nicotera. Pirelli Re e Banca Intesa creditrice praticamente di tutti i gruppi che operano nel turismo potrebbero dunque essere i nuovi protagonisti del settore. Magari facendo di necessità virtù.