Turismo, guerra aperta

13/10/2000

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Venerdì 13 Ottobre 2000
italia – economia
Alla Conferenza nazionale è scontro Governo-Regioni.

Ghigo denuncia: tasse a livelli insopportabili.
Turismo, guerra aperta.
Letta: pronti 12mila miliardi con i finanziamenti europei.
Billè abbandona i lavori

ROMA Il turismo si avvia a diventare sempre più protagonista dello sviluppo dell’economia italiana. Per il ministro dell’Industria, Enrico Letta, non ci sono dubbi: il settore è decisamente sulla rampa di lancio e il suo futuro si presenta solo roseo. Potendo disporre di un nutrito pacchetto di risorse finanziarie (nazionali ed europee) le imprese turistiche saranno, infatti, in grado di incrementare gli investimenti, innalzare i livelli occupazionali (ora intorno al 9% del totale) e superare l’attuale contributo (pari al 6%) al Prodotto interno lordo.

Nell’aprire ieri a Roma la 1^ (tanto attesa, ma anche contestata) Conferenza nazionale sul turismo, il ministro dell’Industria ha ricordato che l’Italia turistica ricadente nell’Obiettivo "1" ha in dotazione dall’Unione europea 12mila miliardi da spendere entro il 2006 (somma che si potrà incrementare in presenza di cofinanziamenti privati e pubblici) e che la prossima Finanziaria prevede un plafond per il turismo di mille miliardi, un rifinanziamento di 200 miliardi per i programmi regionali di sviluppo del commercio e del turismo, un incremento di 60 miliardi della dotazione Enit e la copertura (altri 500 miliardi) della legge quadro sul turismo non appena le norme verranno approvate dal Parlamento. Insomma, per Letta, ci sono tutte le carte in regola per creare un ambiente competitivo favorevole rimuovendo anche ostacoli regolamentari e concedendo benefici fiscali a chi investe.

Un percorso condiviso solo in parte dal presidente delle Regioni, Enzo Ghigo, che ha sostenuto l’esigenza per gli operatori turistici di poter gestire la mobilità dei turisti, superando la logica del "monopolio dei concessionari di pubblico trasporto". Ghigo ha anche chiesto politiche fiscali a favore dei privati che promuovono la tutela dei beni culturali nonché una decisiva inversione di rotta (sempre in tema di fiscalità) che preveda politiche di incentivazione basate su misure di defiscalizzazione e di diminuzione degli oneri previdenziali, specie se si tratta di imprese affidabili. «Occorre sfoltire — ha aggiunto ancora Ghigo — l’attuale sistema fiscale che presenta una miriade di tributi "irragionevoli", di "complicata esazione" e sicuramente più esosi di quelli riservati alle piccole imprese di altri settori produttivi».

Ma non è tutto. Le Regioni rivendicano per il turismo un ruolo non solo più dignitoso a livello europeo ma anche paritario rispetto ai programmi destinati alle piccole e medie imprese. Ed avanzando anche la richiesta di "cabine di regia" per la promozione turistica in Italia, il presidente Ghigo ha affondato i colpi a proposito della legge quadro, il cui testo «va migliorato» perché «non è in linea con lo spirito di decentramento e del federalismo».

Non sono mancate, poi, le sollecitazioni delle organizzazioni di settore (Federturismo-Confindustria, Confturismo-Confcommercio e Assoturismo-Confesercenti) tutte rivolte a migliorare l’offerta dei trasporti, stimolare la formazione professionale, incrementare gli investimenti, alleggerire la pressione fiscale, mirare a uno sviluppo sostenibile integrato e rendere più sicure le città. Senza trascurare — ha sostenuto poi Umberto Agnelli, presidente dell’Associazione Italia-Giappone — che un ulteriore sviluppo del turismo italiano dipenderà anche dall’esistenza di alcuni forti imprenditori di "incoming", capaci cioè di veicolare verso il Belpaese flussi turistici stranieri più consistenti.

In tema di sicurezza sono giunte parole di speranza da parte del ministro dell’Interno, Enzo Bianco, visto che 2.150 miliardi potranno essere spesi nel Mezzogiorno per la sicurezza dei turisti. Le risorse serviranno — ha annunciato Bianco — per attivare in ogni Questura uno "sportello turisti" al quale ci si potrà rivolgere per attraversare senza pericoli i centri abitati ritenuti più a rischio.

Da segnalare, infine, l’improvvisa fuga dalla Conferenza del presidente di Confcommercio, Sergio Billé, al quale pare non sia piaciuta la non concordata inversione degli interventi proprio mentre avrebbe dovuto prendere la parola. E alla sua protesta si sono accodate tutte le federazioni turistiche aderenti a Confturismo-Confcommercio (Federalberghi, Fipe, Fiavet, Faita e Rescasa) che hanno annullato i programmati interventi.

Michele Menichella