Turismo: Gli stranieri all’assalto degli alberghi

11/06/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Turismo. I gruppi esteri attratti in Italia da un giro d’affari che supererà i 41mila mld

    Gli stranieri all’assalto degli alberghi
    Emanuele Scarci
    Il businessa lberghiero in italiano cresce, ma cala il numero delle società che si dividono la torta. I grandi operatori continuano a fagocitare i piccoli hotel a 3-4 stelle e a ricorrere sempre di più al franchising mentre i gruppi di medio livello si affiliano per entrare nei circuiti delle prenotazioni.
    Alla fine del 2001, il giro d’affari dell’hotéllérie tricolore raggiungerà, secondo Databank, i 41.400 mila miliardi (+5,1%), grazie ai 21.600 ricavati dall’affitto delle camere nei 32mila alberghi e al resto generato dal food & beverage e dagli altri servizi. Un quadro coerente con il lento avanzare dei flussi turistici.
    L’espansione dei gruppi mondiali in Italia ha trasformato le strategie competitive: i colossi stranieri hanno fatto breccia a colpi di acquisizioni e fusioni. «E la loro crescita – osserva Antonio Rana, analista di Databank – prosegue grazie a particolari formule di affiliazione e a mirate strategie di marca su combinazioni di prodotto: alberghi economici, airport hotel, marchi destinati a specifici segmenti del turismo commerciale. L’obiettivo è migliorare tassi di occupazione e ricavi e in definitiva i margini di redditività dell’impresa. La possibilità di affiliare unità alberghiere mediante il franchising non appesantisce la struttura dei costi, anzi accresce l’efficienza operativa».
    Società familiari. L’assalto dei gruppi esteri non ha, sostanzialmente, trovato resistenza poiché fino a qualche anno fa le società alberghiere tricolore erano ancora di tipo familiare e con risorse finanziarie limitate: escludendo Best Western e Space che sono catene in consorzio, oggi Jolly Hotels, che fa capo alla famiglia Marzotto, mantiene la leaderschip con una quarantina di alberghi, di cui 4 in franchising. Ma alle spalle premono il gigante americano Bass Hotels (secondo operatore mondiale) e la francese Accor (quarto nel rank globale), partecipata dall’Ifil della famiglia Agnelli. I gruppi esteri comunque controllano una buona fetta degli alberghi di lusso (4 e % stelle) dai marchi internazionali e ben riconoscibili (Sheraton, Hilton, Marriot, Holiday Inn).
    «In Italia c’è spazio per tutti – minimizza Walter Paier, amministratore delegato di Jolly Hotels – e gli stranieri possono ancora crescere: oggi hanno una quota di mercato di appena il 5% e i grandi gruppi dispongono di polmoni finanziari inesauribili. Tuttavia appare difficile che, nel medio termine, riescano a scalfire le posizioni di chi opera nel settore da decenni».
    Città con appeal. L’attenzione degli operatori rimane concentrata sulle grandi città-mercato, quelle commerciali e d’arte. Ma essendo le localizzazioni centrali saldamente presidiate, c’è solo (quando c’è) la possibilità di edificare nelle periferie o ristrutturare gli edifici esistenti.
    «Quanto al franchisin – sostiene Paieri – è una formula utile ma che non assicura grandi margini: è utilizzabile nelle citta di provincia, dove le gestioni locali risultano più efficienti ma alle quali forniamo assistenza e know how». L’appeal del business alberghiero italiano ed europeo cresce anche in vista dell’imminente unificazione monetaria e della deregulation delle linee e delle compagnie aeree. «È dunque prevedibile – sostiene Rana – un’accentuazione delle strategie di espansione da parte di tutti i protagonisti dell’hotellérie nazionale e internazionale. La struttura dei costi degli alberghi di fascia medio-alta diverrà sempre più snella e flessibile: le maggiori quote di valore aggiunto potranno remunerare le spese per ammodernamento e i margini di redditività, che saranno anche favoriti da una gestione più efficiente delle strutture e della manodopera».
    Alcune società per rendere meno onerosi gli investimenti ricorrono, quando ci sono reali vantaggi, alla vendita della nuda proprietà dell’immobile a investitori finanziari: è lo stesso copione che seguino alcune società della grande distribuzione, alcune Telecom, varie banche e assicurazioni. «Lo spin off – osserva Paier – è uno strumento interessante, ma non è applicabile al 100% dei casi. Anche per Jolly Hotels è una delle possibili opzioni, ma non abbiamo ancora deciso».

    Lunedì 11 Giugno 2001

 
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