Turismo. Gli aiuti restano nel cassetto

19/11/2001

Il Sole 24 ORE.com




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    Operatori in crisi – Il testo del decreto legge era pronto ma il Governo non l’ha preso in esame

    Gli aiuti restano nel cassetto
    Varate agevolazioni in Francia, Paesi Bassi e Belgio – In Italia le aziende ora sperano nelle Regioni
    Martino Cavalli
    MILANO – La doccia fredda è arrivata giovedì scorso. Tour operator e agenti di viaggio erano già pronti a festeggiare il decreto legge del Governo che doveva portare i primi aiuti al settore. Poi il "no" deciso del ministero dell’Economia ha fatto saltare tutto e il Consiglio dei ministri ha evitato di esaminare la questione. Il ministero delle Attività produttive sembra intenzionato a non demordere, ma il raggio d’azione si sta facendo ormai sempre più stretto, anche se è stato introdotto in Finanziaria un finanziamento di 51 milioni di euro l’anno per il prossimo triennio. «Non percepiscono la gravità della situazione – commenta il presidente dell’Astoi, Giuseppe Boscoscuro – in compenso, ci stiamo proprio chiedendo come potranno essere utilizzati gli stanziamenti in Finanziaria. Tutto quello che noi possiamo fare in una situazione di crisi come questa è contenere i costi, e il personale pesa per il 60% sui costi totali». Intanto, finite le vacanze anticipate, i tour operator sono già tutti impegnati in contratti di solidarietà con tagli agli stipendi fino al 50%, per fortuna ancora senza licenziamenti. Le cose vanno peggio tra le agenzie di viaggio. Sono 1.500 i licenziamenti e 1.200 i contratti a termine non rinnovati, secondo il presidente della Fiavet, Antonio Tozzi. Così, complice anche una paventata censura da parte di Bruxelles, il settore con ogni probabilità può mettere una pietra sopra ai suoi sogni di ottenere sussidi. E questo, proprio mentre in Europa diversi Paesi si sono mossi in questa direzione, a cominciare da Francia, Paesi Bassi e Belgio. Parigi, ad esempio, ha varato una serie di misure mirate soprattutto all’alleggerimento degli oneri sociali e all’uso dello strumento di chomage partiel, letteralmente una "disoccupazione parziale" simile alla nostra Cassa. Ma il Segretariato di Stato al Turismo ha specificato che «questo primo insieme di misure potrà essere riesaminato in caso di difficoltà persistenti». Nei Paesi Bassi, il ministero degli Affari sociali ha concesso un regime di aiuto a 62 società con un totale di quasi 8mila dipendenti. Per accedere al sussidio pubblico che copre il 70% dello stipendio dei dipendenti, le società devono accusare un calo del giro d’affari di almeno il 20% e per almeno sei settimane. Il regime ha una validità di sei settimane e può essere esteso per un massimo di altri tre periodi di sei settimane ciascuno. Il Belgio ha introdotto la causale "attentato negli Usa" tra le motivazioni che possono consentire lo chomage temporaire fino al 31 dicembre. In Italia, il decreto era già pronto. Nei primi tre articoli erano stati inseriti la proroga di tre mesi per pagare un quinto dei versamenti di imposte e contributi (quattro quinti avrebbero dunque dovuti essere pagati nei tempi normali); uno sgravio del 20% dei contributi previdenziali per il periodo settembre 2001-marzo 2002; l’abbattimento del 20% dei redditi presunti, misura peraltro priva di effetto perché nel turismo gli studi di settore non sono ancora stati fatti; l’intervento del Fondo di garanzia per pagare gli oneri sostenuti per i clienti bloccati all’estero l’11 settembre (nella misura massima di 516mila euro, un miliardo di lire). Il decreto continuava poi con l’intervento più "pesante", quello che avrebbe esteso fino alla fine del 2002 la Cassa integrazione straordinaria anche per le aziende con meno di 50 dipendenti. Un’operazione che da sola sarebbe costata certamente almeno 50 milioni di euro, oltre 100 miliardi di lire. A questo seguiva poi una misura abbastanza sorprendente, cioè l’abbattimento dell’Iva dal 10% al 4% fino alla fine di aprile 2002 per i prodotti serviti nei pubblici esercizi di stazioni e aeroporti. Uno scenario non chiarissimo, dunque, complice la recente legge quadro che nel gran calderone delle imprese turistiche ha forse allargato un po’ troppo le maglie. Ma la richiesta di intervento si è scontrata con un altro aspetto legato alla legge quadro: l’attribuzione delle competenze. Se le Regioni hanno tanto insistito per avere pieni poteri sul turismo, non è difficile per il Governo centrale tirarsi indietro e chiedere che siano loro a mettere mano al portafoglio. Campania e Toscana ci hanno già pensato (si veda l’articolo sopra). Formigoni, Ghigo e Storace riceveranno presto una richiesta in questo senso.
    Domenica 18 Novembre 2001
 
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