Turismo, estate in rosso aspettando i cinesi

13/09/2004


            domenica 12 settembre 2004

            L’Italia continua a perdere quote di mercato. Le associazioni di categoria chiedono interventi strutturali. A cominciare dalla riduzione dell’Iva
            Turismo, estate in rosso aspettando i cinesi
            Presenze in calo da nord a sud. Meno 20% per alberghi e pensioni, ma è andata male anche a bar e campeggi

            Luigina Venturelli

            MILANO Un’estate da dimenticare. Ne converranno sia i venti milioni di italiani che le vacanze le hanno solo sognate, alle prese con bilanci familiari insufficienti per passare fuori città anche solo una notte, sia gli operatori turistici, alle prese con flessioni di presenze e cali di fatturato da misurare a due cifre.
            La bella stagione del 2004 non ha risparmiato nessuno, né alberghi, pubblici esercizi e agenzie di viaggio, né agriturismi e case in affitto. Non consola la tenuta delle città d’arte, eccezione che conferma la regola di un settore in difficile e perdurante crisi.

            Per gli stabilimenti balneari, secondo i dati raccolti da Assoturismo di Confesercenti, si è trattato addirittura della peggiore annata dall’inizio del secolo: sul versante nord dell’Adriatico le entrate sono diminuite del 10%, mentre per Puglia, Calabria, Marche, Campania e Liguria il crollo si è assestato tra il 15% e il 25%. Sul fronte della ristorazione e della somministrazione di bevande, le contrazioni nel volume d’affari oscillano dal 5% al 15%, mentre per i campeggi si è registrato un calo del 10%, in gran parte dovuto al minor afflusso di turisti del centro Europa, tradizionalmente affezionati alle ferie all’aria aperta nel Belpaese.

            Anche gli operatori di viaggio non possono che confermare il sensibile cambiamento avvenuto nelle abitudini delle famiglie italiane e constatare la flessione dal 10% al 30% che, secondo l’associazione di categoria Astoi, ha causato nei loro fatturati: se non si rinuncia alle vacanze, se ne diminuiscono durata e costo. Scendono le prenotazioni per i 15 giorni e salgono quelle per la settimana, aumentano le richieste per offerte in saldo «last minute» o «last second» e diminuiscono quelle per le crociere, mentre restano stabili i viaggi all’estero. Bilancio in rosso anche per gli alberghi e le pensioni che, su scala nazionale, segnano un calo medio del 15-20%: nelle località di mare la contrazione è dovuta alla mancata presenza dei turisti tedeschi, calati del 20% rispetto al 2003, che solo in parte è stata compensata dalla maggiore presenza di quelli italiani. Subisce un forte ridimensionamento, con picchi del 40% in alcune località costiere, anche il mercato delle case in affitto per l’estate, scelte per le ferie di lungo periodo.

            Fatti i conti, non resta che leccarsi le ferite. Anche per le ultimissime partenze di settembre, che dovrebbero coinvolgere sette milioni di italiani, le aspettative degli operatori sono molte limitate e puntano a limitare le perdite, chiudendo l’anno in pareggio con il 2003. «Il turismo italiano rischia di precipitare in una grave situazione di crisi – commenta Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo – e necessita di interventi strutturali. Le continue perdite di quote di mercato impongono interventi immediati, come la riduzione dell’Iva sulle prestazioni turistiche».

            Della stessa opinione anche il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca: «La prossima Finanziaria dovrebbe abbassare l’Iva dal 10% al 5,5%, permettendoci di agire ad armi pari rispetto ai nostri concorrenti francesi. Del resto le potenzialità turistiche dell’Italia sono altissime, un nostro fallimento nel settore sarebbe come un fallimento dell’Arabia Saudita nel petrolio. Non possiamo competere con i bassi costi di Croazia, Turchia e Tunisia, ma dobbiamo puntare sulla qualità e sui pacchetti comprensivi di mare, montagna ed arte».

            La vera speranza per il futuro non è però riposta in un intervento del governo, peraltro più volte richiesto e sempre rifiutato, ma nell’attesa invasione del turismo d’Oriente. Dal primo settembre l’Unione europea ha dato il via libera ai suoi governi per il rilascio di visti d’ingresso per i turisti cinesi, 80 milioni di persone che nella metà dei casi hanno già scelto l’Italia come prima meta. Una prima delegazione ufficiale, munita di regolari visti rilasciati dall’ambasciata italiana di Pechino, è già stata ricevuta venerdì a Roma dal sottosegretario alle Attività produttive Giuseppe Galati, ma per tutto il 2005 l’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) punta a mezzo milione di nuovi arrivi. «È l’unico mercato – continua Bocca – in grado di compensare il crollo di quello tedesco e di quello nordamericano. Le ambasciate e i consolati italiani, però, dovranno dimostrarsi all’altezza della situazione e non frenare con la burocrazia le intenzioni dei visitatori provenienti dalla Cina, che oggi possono ottenere un visto per la Francia in cinque giorni, mentre per il nostro Paese devono aspettarne trenta».