Turismo: e tutti si scoprirono contro tutti

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 20 – Turismo

      L’iniziativa di Federalberghi mette a nudo la fragilità dei rapporti tra categorie del turismo. Nella guerra per la visibilità tra le categorie del settore

        E tutti si scoprirono contro tutti

          di Andrea G. Lovelock

            Purché se ne parli: se fosse questa la logica che guida le recenti esternazioni delle associazioni di categoria del turismo, sarebbe molto opinabile, ma giustificata dal bisogno disperato di visibilità.

              Al contrario, si ha la netta sensazione che la componente privata mostri chiari segni di insofferenza e schizofrenia rispetto a tutto. In particolare, ai tempi dettati dal governo per mettere in moto la ormai leggendaria «cabina di regia»: almeno sei mesi per il decollo operativo del portale Italia.it; un altro semestre di rodaggio per la nuova agenzia Enit.

                Troppo tempo per gli operatori, che tra poco più di 100 giorni si presenteranno al World travel market di Londra e che nel prossimo inverno dovranno fronteggiare le nuove strategie dei competitor vecchi e nuovi. Nel frattempo, è bagarre su ogni argomento: ultimo in ordine di tempo quello dei dati presunti, previsionali e stimati della stagione estiva. Per Giuseppe Boscoscuro, presidente Astoi, «se è vero che le prenotazioni di maggio, monitorate dall’Osservatorio Astoi, registrano un calo dell’8,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sul prodotto mare Italia, è altrettanto vero che le coste nazionali mantengono il primo posto tra le preferenze dei vacanzieri italiani e gli andamenti sono diversi rispetto all’estate 2006, con dinamiche non certo drammatiche. Si presenta», prosegue Boscoscuro, «lo scenario che avevamo puntualmente previsto già dalla fine del 2006, quando avevamo invitato analisti ed esperti a non sopravvalutare i lusinghieri risultati degli arrivi di stranieri, +10,8%, e del turismo interno, +8,9%. Era un effetto dettato da condizioni irripetibili, con particolare riferimento all’instabilità politica di alcune fra le più gettonate mete dell’area mediterranea. Sono necessarie, quindi, misure di sostegno al settore, questo sì, ma con una linea di praticabilità a partire dalla legge finanziaria, che ha varato provvedimenti di riorganizzazione e fiscali lasciati a metà, dall’Iva sui pacchetti di viaggio, che resta saldamente al 20% senza che nessuno se ne accorga, se non i consumatori finali».

                  Segnali incoraggianti arrivano invece dalle prenotazioni di maggio che, sul panorama delle 47 destinazioni outgoing monitorate dall’Osservatorio Astoi, mostrano un quadro positivo con un +5,1% di passeggeri prenotati e un +5,3% della spesa.

                    Assoturismo-Confesercenti, ha ben altri dati: 34 milioni di italiani in vacanza, pari a un +5,7% rispetto allo scorso anno e una spesa che vola a oltre 32 miliardi di euro. Circa le preoccupazioni maggiori sulla politica di rilancio turistico, poi, per il presidente Marco Venturi «c’è da risolvere subito la stagionalità troppo breve rispetto ai competitor. Modificare il calendario scolastico non basta».

                      A riprova di un vero e proprio balletto di cifre per nulla omogenee, arriva infine il Barometro sulle vacanze degli italiani della Trademark Italia, diramato martedì, dove emerge che la smania per le vacanze c’è ancora ed è fatta di week-end fuori casa, short breaks all’estero e in Italia, daily excursions fuori porta, soggiorni lunghi secondo la vecchia tradizione nazionale, anche per le famiglie. Minor gradimento per i villaggi turistici, le terme tradizionali, gli appartamenti e le basse quote appenniniche. Le classiche ferie di agosto coinvolgeranno 32 milioni di connazionali, più 6 milioni di residenti nelle località turistiche, ovvero il 54% della popolazione italiana, con aumento della spesa per nucleo familiare che raggiungerà i 1.540 euro. A ben vedere, segnali nettamente contrastanti con quelli di Federalberghi.

                        Siamo dunque entrati nel vivo di una lotteria statistica. Ma la percezione più sconfortante è l’atmosfera condominiale delle polemiche in atto.

                          Le associazioni degli albergatori difendono l’operato dell’hôtellerie, quelle dei tour operator sostengono a viva voce la sacrosanta libertà degli italiani di andarsene in vacanza all’estero; le associazioni degli agenti di viaggio sbandierano il valore dell’intermediazione contro l’invadenza di internet. Di fronte a simili prese di posizione, appare davvero difficile assicurare al turismo italiano una visione globale per il futuro. (riproduzione riservata)