Turismo e tecnologia le locomotive di Sicilia

13/06/2001

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Palermo

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Turismo e tecnologia
le locomotive di Sicilia

In un anno siamo cresciuti del 2,5 per cento
Il rapporto Bankitalia. Troppi disoccupati, ma anche segnali positivi


L’ECONOMIA siciliana cresce. Al punto che, nel 2000, il Pil dell’isola è aumentato del 2,5 per cento. A mettere legna nella locomotiva provvedono soprattutto l’export e il turismo e il trend positivo produce anche un aumento dell’occupazione (l’1,8 per cento in più rispetto al ‘99, in linea peraltro con il dato nazionale). Troppo poco, comunque, per scalfire il muro della disoccupazione che, in Sicilia, resta altissimo: il 24 per cento contro il 10 per cento del resto d’Italia e il 21 per cento del sud del Paese. È la radiografia che viene fuori dalle note sull’andamento dell’economia siciliana nel 2000 presentate ieri a Palermo da Bankitalia. Emanuele Pluchino, direttore della sede palermitana della Banca d’Italia ha parlato di «cauto ottimismo già riscontrato nel ‘99 e che ha trovato conferma nelle note relative al 2000».
È una crescita, quella siciliana, a macchia di leopardo. Perché l’impennata del prodotto interno lordo arriva nonostante il flop degli appalti pubblici («il valore dei bandi per opere pubbliche poste in gara nel 2000 – si legge nella relazione di Bankitalia – è stato inferiore del 42 per cento rispetto all’anno precedente»). Insomma, il 2000 per l’edilizia è stato un anno nero. Migliore solo del ‘93, il primo anno con le nuove regole sugli appalti, quando «la crisi dell’edilizia siciliana aveva causato l’espulsione di oltre il 10 per cento della forza lavoro impiegata». Ma non solo. Gli analisti di Bankitalia continuano a vedere nero nel settore, ad onta degli annunciati investimenti di Agenda 2000: «I previsti maggiori stimoli al settore, che dovrebbero provenire dall’utilizzo dei fondi europei di Agenda 2000 – si legge nella relazione – per opere di tipo infrastrutturale, avranno probabilmente un impatto limitato sulla struttura produttiva locale. I lavori previsti, infatti, sono di levato ammontare e per partecipare alle gare d’appalto sarà necessario possedere requisiti tecnici e dimensionali che soltanto un numero ridotto di imprese locali potrà dimostrare».
Le note positive, quelle che hanno fatto marciare il Pil, arrivano invece soprattutto dall’export, dal commercio e dal turismo. Le esportazioni siciliane sono aumentate del 57,7 per cento, ma un ruolo decisivo sulla crescita boom lo ha giocato – ritengono gli analisti di Bankitalia – «il forte aumento del prezzo dei prodotti petroliferi raffinati, che incidono per il 48 per cento circa sulle esportazioni regionali». Resta il fatto, però, che – petrolio a parte – l’export siciliano ha registrato un tasso di incremento quasi doppio rispetto a quello del resto del Paese: il 28,6 per cento contro il 15,4 per cento. La sorpresa arriva dai settori che hanno fatto registrare il maggiore incremento alla voce export: non quelli tradizionali, come l’alimentare, in una lieve flessione, ma a sorpresa dai prodotti elettrici e di precisione (71,9 per cento) e dei prodotti chimici (57 per cento). Quasi un segno del saldo positivo offerto al mercato siciliano dalla nascita di un distretto industriale come quello dell’Etna Valley.

A guardare la relazione di Bankitalia, però, il vero business siciliano è il turismo. Nel 2000, il settore ha registrato un’ulteriore accelerazione del trend di crescita avviato dal 1994: gli arrivi sono aumentati, rispetto all’anno precedente, del 9,3 per cento e le presenze dell’11,4 per cento. A beneficiarne, soprattutto Palermo che – secondo gli analisti di Bankitalia – «ha confermato una sempre maggiore capacità di attrazione legata in particolare al miglioramento della sua immagine come città d’arte e di cultura». Risultato: le presenze sono aumentate del 15,5 per cento.
Il trend positivo ha coinvolto anche il settore bancario. Il dato più significativo riguarda la diminuzione delle sofferenze. Dovuta, però, alle operazioni di cartolarizzazione messe in atto da alcuni istituti di credito. A cominciare dal Banco di Sicilia: su circa 6 mila miliardi di crediti cartolarizzati, circa 5 mila e 700 miliardi riguardano l’operazione Bds.
e.d.m.